Emergenza abitativa: 3.790 domande per le case popolari, ma gli alloggi restano pochi

foto ale

Condividi sui social

Il Comune rivendica oltre 600 alloggi riqualificati e assegnati dall’inizio del mandato e un piano da 20 milioni di euro per recuperare quelli vuoti. Ma la domanda continua a superare largamente la capacità di risposta

 

3.790 domande per una casa popolare. È questo il numero che più di ogni altro fotografa la pressione esercitata dal problema abitativo a Firenze. Palazzo Vecchio ha pubblicato la graduatoria provvisoria del bando ERP 2025: le richieste presentate sono state complessivamente 3.790, di cui 2.758 ammesse provvisoriamente e 1.032 escluse provvisoriamente. Non è ancora la graduatoria definitiva: dal 24 settembre al 26 ottobre sarà possibile presentare integrazioni documentali e soltanto successivamente si procederà alla formazione della graduatoria definitiva.

Il dato, però, consente già di mettere a fuoco il problema vero. Perché una graduatoria non significa che esistano altrettanti alloggi pronti per essere assegnati. La stessa procedura del Comune specifica che, una volta formata la graduatoria, le assegnazioni avverranno in ordine di punteggio «in relazione alla tipologia di abitazioni che si renderanno disponibili». Ed è proprio qui che i numeri diventano particolarmente significativi. Il patrimonio ERP del Comune è di circa 8.000 alloggi, nei quali vivono oltre 17.000 persone. Ma una parte di questo patrimonio non è immediatamente utilizzabile: gli appartamenti che tornano nella disponibilità pubblica devono spesso essere ristrutturati prima di poter essere nuovamente assegnati. Il Comune ha previsto per questo un piano straordinario da 20 milioni di euro nel triennio: 6 milioni nel 2025, 7 milioni nel 2026 e altri 7 milioni nel 2027. A luglio l’amministrazione spiegava di prevedere, grazie a queste risorse, interventi su circa 300-350 alloggi l’anno; i 7 milioni stanziati per il 2026 sono destinati alla ristrutturazione di circa 280 appartamenti, con una spesa media indicata in circa 25.000 euro per alloggio.

Ma il flusso non si esaurisce con il recupero degli appartamenti già vuoti. Secondo dati ottenuti dal consigliere Dmitrij Palagi attraverso richieste di accesso agli atti, tra maggio e giugno 2026 gli alloggi ERP vuoti erano 837: 758 da ristrutturare e 79 già assegnabili. Il dato era di circa 620 nel novembre 2025, mentre nell’ottobre 2024 gli alloggi vuoti erano 794. È un elemento decisivo per capire la dimensione del problema: il Comune può recuperare centinaia di appartamenti, ma contemporaneamente altri alloggi rientrano nella disponibilità pubblica e necessitano di nuovi interventi prima di poter essere assegnati. Lo stesso Comune, nel presentare il piano abitativo, spiega infatti che ogni anno centinaia di abitazioni tornano nella disponibilità pubblica e necessitano di lavori di ristrutturazione prima di poter essere riassegnate.

Nel frattempo la domanda resta enorme. L’assessore Nicola Paulesu aveva già riconosciuto a febbraio che «c’è domanda di Casa, e moltissima» e che l’edilizia residenziale pubblica «è una risposta ma non è sufficiente». Oggi quella affermazione trova un numero preciso: 3.790 domande per il nuovo bando, con 2.758 nuclei ammessi provvisoriamente. E il confronto con il precedente bando conferma che non si tratta di una domanda marginale: nel 2021 le domande della graduatoria provvisoria erano state 3.237, con 2.654 ammesse e 583 escluse, secondo i dati riportati dal Comune nel comunicato odierno. La graduatoria definitiva di quel bando arrivò poi nel dicembre 2022 con 3.238 domande complessive e 2.796 ammesse.

Palazzo Vecchio rivendica intanto il lavoro svolto: nel comunicato odierno parla di oltre 600 alloggi riqualificati e assegnati dall’inizio del mandato e di circa 200 assegnazioni nei primi otto mesi del 2026. A luglio il Comune aveva comunicato oltre 550 assegnazioni dall’inizio del mandato e una previsione di 300-350 ristrutturazioni all’anno. Numeri che mostrano uno sforzo significativo sul patrimonio esistente, ma che vanno letti insieme all’altra faccia della questione: la quantità di domande è molto superiore alla quantità di alloggi che il sistema riesce a rendere disponibili nel corso di un anno. Non significa che le 3.790 domande corrispondano a 3.790 famiglie che debbano ricevere immediatamente una casa, né che tutti i 2.758 ammessi siano destinati automaticamente a un’assegnazione. Significa però che la graduatoria rappresenta una platea di domanda molto ampia rispetto al numero di alloggi che possono essere concretamente messi a disposizione nel breve periodo. La pubblicazione della graduatoria rende quindi visibile la sproporzione tra una domanda che si conta in migliaia e una disponibilità abitativa che deve fare i conti con alloggi da ristrutturare, tempi tecnici e un flusso continuo di appartamenti che tornano nella disponibilità pubblica.