Il nuovo appello di AVS-Ecolò alla convivenza fra infrastrutture e patrimonio arboreo solleva una domanda: dove erano questi controlli quando venivano segnalate radici esposte, tronchi a rischio e materiali ammassati? E perché il presidente della Commissione Ambiente si accorge soltanto ora che la tutela del verde dovrebbe essere una priorità?
«Abbiamo bisogno del tram. Abbiamo bisogno degli alberi». Difficile non essere d’accordo. Il problema è capire perché questa ovvietà debba arrivare adesso, sotto forma di raccomandazioni, dopo che sui cantieri della tramvia sono state sollevate infinite contestazioni proprio sulla gestione delle alberature.
Ecolò oggi propone infatti, in un alquanto tardivo comunicato, una serie di accorgimenti: proteggere le radici, tutelare i tronchi dagli urti dei mezzi, evitare l’accumulo di materiali vicino agli alberi, prestare attenzione alle pavimentazioni e alle distanze dagli apparati radicali. Tutto condivisibile. Ma anche tutto piuttosto elementare. Sono precauzioni che dovrebbero accompagnare normalmente la gestione di un cantiere, non arrivare come una sorta di manuale di buona condotta a posteriori, dopo che i problemi sono già emersi.
Ed è qui che la posizione di Ecolò diventa politicamente interessante. Non stiamo parlando di un’associazione esterna che denuncia oggi ciò che accade nei cantieri. AVS-Ecolò fa parte della maggioranza che governa Firenze e Giovanni Graziani, esponente del gruppo, presiede la Commissione Ambiente. Non significa attribuirgli la responsabilità personale di ogni scelta tecnica compiuta nei cantieri. Significa però chiedersi quale sia stato, finora, il livello di attenzione politica dedicato alla tutela delle alberature.
La domanda è semplice: se radici, tronchi e aree di pertinenza degli alberi devono essere protetti, perché questa esigenza viene messa nero su bianco soltanto dopo due anni di segnalazioni e polemiche?
Il tema è particolarmente rilevante per la linea 3.2.2 Libertà-Rovezzano. Nel dibattito pubblico si è parlato molto degli alberi destinati all’abbattimento, ma il problema non riguarda soltanto quelli. Ci sono anche alberature che il progetto prevede di conservare e che dovranno convivere con lavori, mezzi pesanti, scavi e nuove pavimentazioni. Salvare un albero sulla carta non significa necessariamente salvarlo nella realtà. Un apparato radicale danneggiato o un terreno compattato possono compromettere una pianta anche senza abbatterla.
E qui emerge un’altra contraddizione. Ecolò ha sostenuto con forza la necessità di realizzare la tramvia, sottolineandone anche i benefici ambientali e il contributo alla riduzione delle emissioni. Un argomento legittimo. Ma il valore ambientale della tramvia non rende automaticamente sacrificabile il patrimonio arboreo esistente. Ridurre le emissioni attraverso il trasporto pubblico e proteggere gli alberi sono due obiettivi ambientali diversi, che dovrebbero procedere insieme.
Il punto, quindi, non è contestare oggi ciò che Ecolò propone. Al contrario: le raccomandazioni sono sensate proprio perché la tutela degli alberi durante i cantieri è importante. Il problema è capire se si tratti di una strategia preventiva oppure di una correzione tardiva, arrivata dopo che alcune criticità sono già diventate visibili a tutti.
Se la tutela degli alberi era una priorità, perché servono oggi delle raccomandazioni per ricordare come si fa? Il punto, alla fine, non è sapere se Ecolò abbia scoperto che gli alberi vanno protetti. È capire perché se ne sia accorto dopo.

