“Referendum sulla 3.2.2, Palazzo Vecchio chiede regole che non ha ancora approvato

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La polemica sulla 3.2.2 Libertà-Rovezzano riapre il nodo delle regole per la consultazione popolare: lo Statuto prevede il referendum, ma il regolamento attuativo non è ancora stato approvato

 

Sulla tramvia, e in particolare sulla linea 3.2.2 Libertà-Rovezzano, il rischio è ormai quello di una confusione crescente: sondaggi contrapposti, più o meno credibili, che finiscono per ribaltarsi l’uno con l’altro, opposizioni che cercano di mettere il proprio cappello su un’iniziativa nata dal basso e, soprattutto, una questione molto più concreta: quali sono oggi le regole per chiedere un referendum a Firenze?

A sollevare il problema è Dmitrij Palagi, che interviene sulla decisione della Giunta in Consiglio comunale di non aprire alla consultazione popolare sulla 3.2.2. “Noi sosteniamo il trasporto pubblico locale e il diritto alla mobilità, per questo seguiamo da anni i dettagli dei progetti: alberi abbattuti, gli atti aggiuntivi che si susseguono, i dettagli del piano economico-finanziario. Non ci interessa trasformare la tramvia in un plebiscito”, spiega Palagi. Ma il punto, secondo il consigliere, è un altro: “Il diritto di promuovere una consultazione, però, non dipende da cosa si pensa di un’opera: appartiene alla cittadinanza, e le sue regole devono essere chiare prima che qualcuno le usi”.

Ed è proprio qui che emerge il nodo. Lo Statuto vigente di Firenze, aggiornato con la delibera del Consiglio comunale n. 30 del 2023, prevede referendum consultivo e propositivo e riconosce il diritto di proporli a partire dai sedici anni, agli articoli 92 e 93. Ma l’articolo 97 stabilisce che le modifiche al Titolo sulla partecipazione “non possono essere applicate fino all’approvazione del richiamato regolamento sulla partecipazione”. Quel regolamento, però, non c’è.

Quello attualmente pubblicato risale infatti al 1999, con un aggiornamento del 2001, e parla di persone maggiorenni. Anche sulle modalità della consultazione il testo lascia ampio margine: sondaggi, questionari, “verifiche a campione”, con la scelta affidata al Consiglio a maggioranza assoluta. Tradotto: chi raccogliesse 7.500 firme non avrebbe oggi la certezza di ottenere una votazione aperta a tutta la città oppure una consultazione a campione decisa dalla maggioranza.

C’è poi un secondo problema: il collegio dei tre esperti incaricato di giudicare l’ammissibilità dei quesiti referendari è decaduto con la scorsa consiliatura. Il collegio viene nominato dal Consiglio comunale con i due terzi dei componenti e resta in carica quanto il Consiglio che lo ha nominato. Nessuna norma stabilisce un termine entro il quale debba essere ricostituito.

Un problema tutt’altro che teorico. Palagi ricorda infatti che, nel caso dei quesiti di Salviamo Firenze, depositati il 31 gennaio 2023, il collegio iniziò a lavorare soltanto il 12 aprile. “Nominarlo adesso, prima che arrivi una richiesta, eviterebbe che i tempi diventino un’arma. La nomina spetta al Consiglio, non agli uffici, e la nostra disponibilità c’è”, sottolinea.

Va riconosciuto, aggiunge Palagi, che la Commissione Affari istituzionali, presieduta da Lorenzo Masi, sta lavorando alla bozza del nuovo regolamento. Il problema è che il regolamento rischia di arrivare quando decisioni politiche e amministrative sulla tramvia saranno già state assunte. È lo stesso tema sollevato a giugno con la mozione n. 1161/2026, quando la Giunta rivendicò come scelta “assunta consapevolmente” quella di non aprire la consultazione sul Programma triennale dei lavori pubblici, documento che comprende proprio la 3.2.2.

La richiesta di Palagi è quindi precisa: “Le regole della partecipazione non si scrivono durante una partita, né per vincerla”. Da qui la richiesta alla Sindaca, alla Giunta e al Consiglio di nominare subito il collegio, portare in aula il nuovo regolamento entro la fine dell’anno e chiarire nel frattempo, per iscritto, quali siano le regole attualmente applicabili: chi può firmare, quante firme sono necessarie e con quali modalità.

“Le regole servono a far pesare gli argomenti, non chi alza di più la voce”, conclude Palagi, annunciando anche proposte per evitare nuove isole di calore e garantire la massima tutela delle condizioni di vita in città.

Sul merito della tramvia, Palagi ribadisce la propria posizione: “Le destre storicamente sono a favore del diritto all’auto privata (e di tutte le grandi opere ad alto impatto, compresi aeroporto e Alta Velocità): per noi invece è il diritto alla mobilità a dover essere centrale. Non condividiamo il no alla tramvia, ma è chiaro che esasperare i toni non fa bene alla Città, e la responsabilità parte sempre da chi governa”.

Al di là del sì o del no alla 3.2.2, resta dunque una domanda elementare: se il referendum è previsto dallo Statuto, perché le regole per esercitarlo devono ancora essere definite?