Rimossa nel 2016 per i lavori della tramvia, la monumentale installazione doveva essere restaurata e ricollocata alla Fortezza da Basso. A dieci anni di distanza, il destino dell’opera resta da chiarire. Una vicenda che interroga Firenze sulla tutela dell’arte contemporanea e sul prezzo delle trasformazioni urbane.
Nel 2007, in occasione del Genio Fiorentino, lo scultore Mario Ceroli donò a Firenze Silenzio: ascoltate!, una monumentale installazione collocata in piazza Bambine e Bambini di Beslan, davanti alla Fortezza da Basso. Ceroli, tra i protagonisti dell’arte italiana del secondo Novecento, è noto a livello internazionale per le sue sculture e installazioni, nelle quali figure, materiali e architettura si fondono in un linguaggio riconoscibile.
L’opera si presentava come una grande scalinata in cotto e marmo, lunga circa quattordici metri e larga dieci, concepita come una cavea teatrale. Sui gradoni erano disposte le sagome di personaggi che hanno segnato la storia della città e della cultura universale: da Dante a Giotto, da Brunelleschi a Leonardo, da Michelangelo a Botticelli, fino ad Amerigo Vespucci, Antonio Meucci e Roberto Benigni.
Non una semplice opera urbana, ma un dispositivo scenico e simbolico, una sorta di teatro della memoria in cui la storia fiorentina veniva tradotta in forme e presenze. Un’opera pensata per abitare lo spazio pubblico e mettere in relazione il patrimonio storico con la contemporaneità.
Dal degrado alla rimozione per la tramvia
Negli anni successivi all’installazione, la scultura cominciò a deteriorarsi. Nel 2010 venne danneggiata la sagoma di Roberto Benigni, mentre nel 2014 la stampa locale documentava le condizioni compromesse della struttura in cotto.
Nel 2016, in occasione dei lavori legati alla linea 3 della tramvia e alla trasformazione della viabilità intorno alla Fortezza, l’opera venne smontata. Il Comune annunciò che le figure sarebbero state restaurate e ricollocate nella vasca del giardino della Fortezza, su un isolotto appositamente realizzato.
La nuova collocazione, secondo quanto riportato dalla stampa dell’epoca, sarebbe stata concordata con l’artista. Anche la documentazione amministrativa comunale relativa alla programmazione del 2015 indicava il trasferimento dell’installazione nel giardino della Fortezza.
Da allora, però, il destino dell’opera resta avvolto da una zona d’ombra. Le fonti pubblicamente disponibili non consentono di individuare con chiarezza la sua attuale collocazione, lo stato di conservazione delle parti superstiti e l’effettiva realizzazione del progetto annunciato. Non è un dettaglio amministrativo: è una questione di tutela, responsabilità pubblica e rispetto per un’opera donata alla città.
Dieci anni dopo, il destino da chiarire
La vicenda non riguarda soltanto una scultura rimossa per esigenze infrastrutturali, ma il modo in cui Firenze considera il proprio patrimonio artistico contemporaneo. Se l’opera doveva essere restaurata e ricollocata, quali interventi sono stati effettivamente realizzati? Dove sono conservate oggi le sagome? Quali parti della struttura originaria sono state recuperate e quali, eventualmente, sono andate perdute?
Sono interrogativi che chiamano in causa l’amministrazione comunale e gli organismi di tutela. Occorre chiarire quale iter sia stato seguito, quali documenti siano stati prodotti, quali pareri siano stati richiesti alla Soprintendenza e quale ruolo abbiano avuto gli uffici competenti nella conservazione dell’installazione. Sarebbe inoltre necessario sapere quali contatti siano stati mantenuti con l’artista, tuttora vivente e attivo, e se sia stato coinvolto nelle decisioni successive alla rimozione.
Non si tratta di formulare accuse senza documenti, ma di pretendere trasparenza su una vicenda che rischia di diventare emblematica di una gestione del patrimonio nella quale l’arte contemporanea può essere trattata come un elemento accessorio, sacrificabile quando entra in conflitto con le esigenze della trasformazione urbana.
Firenze tra cultura e trasformazione urbana
Il caso Ceroli si inserisce in una riflessione più ampia sul futuro culturale di Firenze. Una città che si presenta come culla del Rinascimento e delle Arti deve interrogarsi sul rapporto tra patrimonio, infrastrutture, turismo e trasformazioni urbanistiche.
La tramvia rappresenta un intervento importante per la mobilità cittadina, ma il progresso non può essere misurato soltanto in binari e collegamenti. Una città moderna deve anche saper conservare le opere che ne raccontano la storia e il presente. Altrimenti, il rischio è che la cultura resti soprattutto un marchio da esibire, mentre le sue testimonianze concrete vengono lasciate ai margini.
È una questione che si collega a quanto già affrontato dalla nostra redazione sulla cosiddetta bolla culturale fiorentina, sulla gestione dei musei e sulla pressione commerciale che interessa il centro storico, da Palazzo Strozzi a Palazzo Portinari Salviati. Il caso Ceroli pone una domanda più radicale: quale valore attribuisce davvero Firenze all’arte, quando non è soltanto un’attrazione per visitatori?
Una richiesta di chiarezza
A dieci anni dalla rimozione di Silenzio: ascoltate!, la domanda resta una: che fine ha fatto il progetto di restauro e ricollocazione annunciato nel 2016?
La richiesta di chiarezza è rivolta alla sindaca di Firenze Sara Funaro, all’assessore alla Cultura Giovanni Bettarini e alla Soprintendenza competente. Chiediamo di rendere noto dove si trovino oggi le diverse componenti dell’opera, in quali condizioni siano conservate e se siano stati eseguiti interventi di restauro. È stato realizzato il progetto di ricollocazione nel giardino della Fortezza? Se è stato modificato o abbandonato, per quali ragioni e sulla base di quali atti?
Alla Soprintendenza chiediamo di chiarire quali verifiche siano state svolte e quali indicazioni siano state fornite per la tutela dell’installazione. All’Amministrazione comunale chiediamo di rendere pubblica la documentazione disponibile e di indicare se intenda impegnarsi per restituire l’opera alla città, coinvolgendo anche l’artista.
Firenze non può limitarsi a celebrare il proprio patrimonio quando diventa immagine e attrazione turistica. La tutela passa anche dalla cura delle opere contemporanee, soprattutto quando sono collocate nello spazio pubblico e raccontano l’identità della città. Su Silenzio: ascoltate! non bastano più annunci: servono documenti, risposte e una scelta concreta.

