Vittorio Valentini, il riscatto estetico degli oggetti dimenticati: a Firenze le “Lattine di strada”

WhatsApp Image 2026-09-22 at 16.34.35

Condividi sui social

Dal 2 al 30 ottobre, all’Associazione Panicale Nove, una mostra fotografica trasforma i residui del consumo quotidiano in nuove immagini, tra ricerca estetica, memoria urbana e recupero della materia.

 

Una lattina schiacciata sull’asfalto, abbandonata sul ciglio di una strada e destinata a diventare un rifiuto. È da questo oggetto apparentemente insignificante che prende forma la ricerca fotografica di Vittorio Valentini, protagonista di Lattine di strada, mostra in programma dal 2 al 30 ottobre 2026 presso l’Associazione Panicale Nove, a Firenze. Promossa e ospitata dall’associazione, con una presentazione di Mosè Franchi, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 2 ottobre alle ore 17.30.

Al centro del progetto si trova uno sguardo capace di riconoscere una possibilità estetica proprio là dove, abitualmente, si tende a vedere soltanto uno scarto. Le lattine raccolte dall’artista, deformate dal passaggio delle automobili e private della loro funzione originaria, diventano infatti il punto di partenza per una riflessione visiva sul rapporto tra consumo, abbandono e trasformazione. I colori delle etichette si sovrappongono, le scritte perdono la propria leggibilità e la forma del contenitore si dissolve in una composizione irregolare, nella quale la materia sembra acquisire una nuova autonomia.

Il richiamo alla Pop Art è immediato, soprattutto per l’attenzione rivolta a un oggetto industriale e quotidiano. La ricerca di Valentini, tuttavia, si concentra su un momento successivo rispetto alla celebrazione dell’oggetto di consumo: quello in cui il prodotto, esaurita la propria funzione, viene abbandonato e trasformato dall’usura. Non è più la lattina integra, riconoscibile e legata al proprio marchio a occupare il centro dell’immagine, ma il suo residuo, divenuto una forma inedita attraverso il caso e il tempo.

«È successo per caso anni fa», racconta l’artista. «Ho raccolto dalla strada una lattina schiacciata che aveva attratto il mio sguardo, accorgendomi come colori, scritte e materia nel sovrapporsi si univano in un significato estetico inesplorato». Da quella prima scoperta è nato un interesse progressivamente consolidato, alimentato anche dai viaggi compiuti in diversi luoghi del mondo. Le lattine raccolte diventano una sorta di archivio personale, una collezione di oggetti sottratti alla loro destinazione originaria e conservati come testimonianze di incontri casuali.

«Nel tempo ho continuato a raccoglierne, anche nei miei viaggi in giro per il mondo, come fossero dei souvenir. Portate e fotografate poi in studio, queste nature morte sono rinate a nuova vita, diventando immagini non più legate alla funzione per la quale erano state prodotte», prosegue Valentini.

È proprio nel passaggio dalla strada allo studio che si sviluppa il procedimento definito dall’artista come “fotoriciclaggio”. Un recupero che non riguarda soltanto la materia, ma anche il significato dell’oggetto, sottratto al proprio contesto e ricollocato all’interno di una nuova costruzione visiva. Attraverso la fotografia, le lattine vengono trasformate in nature morte contemporanee, nelle quali colori, segni e deformazioni assumono un ruolo centrale. La serialità delle immagini restituisce così una continuità a forme nate dal caso, rendendo riconoscibile la ricerca di un linguaggio estetico all’interno di ciò che normalmente viene ignorato.

In Lattine di strada, il gesto del recupero si configura dunque come un atto di risignificazione. L’oggetto non viene semplicemente documentato nella sua condizione di rifiuto, ma diventa il soggetto di una nuova narrazione, capace di mettere in discussione la distinzione tra ciò che è destinato a essere conservato e ciò che, invece, viene considerato privo di valore. La fotografia interviene proprio in questo spazio, trasformando un frammento anonimo della vita urbana in un’immagine destinata a durare.

La mostra invita così il pubblico a soffermarsi su ciò che abitualmente sfugge allo sguardo, riconoscendo nella materia abbandonata una possibilità di espressione e nella pratica artistica un processo di recupero che supera la dimensione puramente materiale. Le lattine di Valentini, ormai lontane dalla propria funzione commerciale, diventano testimonianze di un’estetica involontaria, nella quale il caso, l’usura e l’intervento dell’artista concorrono alla nascita di nuove forme.

La mostra sarà visitabile fino al 30 ottobre presso l’Associazione Panicale Nove, in via Panicale 9, a Firenze, con orario 15.30-18.30. Le visite al mattino e il sabato sono disponibili su appuntamento, contattando il numero +39 335 587 4411. Per accedere alla sede, suonare a Troiano.