I libri buoni si fanno ancora, anche lontano dai riflettori.
C’è un filo che lega Orzinuovi a Firenze, e passa per Chiari. È il filo di una piccola casa editrice che fa libri come si facevano una volta: lentamente, con cura, scegliendo le storie una a una.
Angolazioni, la casa editrice bresciana che i lettori de La Firenze che Vorrei conoscono per aver pubblicato The Donroe Doctrine. Dalla National Security Strategy alla geopolitica in azione di Donald Trump di Luca Alfredo Lanzalone e Lorenzo Somigli, ha ottenuto alla 24ª edizione della Rassegna della Microeditoria Italiana di Chiari il Marchio di Qualità 2026. E lo ha ottenuto due volte, con due titoli molto diversi tra loro, ma uniti dalla stessa idea di editoria.
I libri premiati sono Come il figlio del fabbro-falegname di Nazareth di Arcangelo Riccardi e Ma il mio nome è Alessio di Luca Gorlani. Il riconoscimento è arrivato nella cornice di Villa Mazzotti Biancinelli, dove ogni anno la piccola editoria italiana si dà appuntamento per dimostrare che esiste un’altra via, lontana dalle logiche dei grandi gruppi.
Il primo è un ritratto. Riccardi, ex sindaco di Villachiara per ventiquattro anni, operaio e impiegato prima che scrittore, racconta don Sirio Politi, sacerdote lucchese e figura centrale dei preti operai in Italia. Un uomo che scelse i cantieri navali di Viareggio invece della sacrestia, che scelse di condividere la fatica manuale e che portò per tutta la vita il dolore per le stragi nazifasciste del 1944. Un libro che è insieme biografia, memoria civile e storia del Novecento italiano.
Il secondo è un romanzo. Gorlani racconta Bruno, un giovane con diagnosi psichiatrica, e il suo rapporto con la comunità di Chiari negli anni Ottanta. È un libro sulla normalità e sulla follia, sulla dignità degli ultimi, e su quanto possa contare un nome. Perché chiamare una persona per nome, in fondo, è già riconoscerla.
Due generi diversi, due territori diversi. Ma la stessa attenzione al dettaglio, la stessa ostinazione nel raccontare chi, altrimenti, non verrebbe raccontato.
In un mercato in cui i piccoli editori firmano un terzo delle novità ma raccolgono appena il 2% del valore delle vendite, un premio come questo non è un ornamento. È un attestato di resistenza.
Lo dice con chiarezza la fondatrice di Angolazioni, Paola Cominotti: «Questo doppio riconoscimento conferma l’importanza di fare editoria con la massima cura al dettaglio e alla qualità. È un premio per i nostri autori e per i lettori che li seguono, e testimonia quanto l’editoria possa servire a far conoscere il territorio e a tramandare storie e personaggi».
È la stessa cura che i lettori hanno ritrovato in The Donroe Doctrine, il saggio di geopolitica che ha portato Angolazioni ad allargare il suo orizzonte. La conferma che una piccola casa editrice può tenere insieme territorio e mondo, memoria locale e grandi questioni internazionali, senza perdere la propria identità.
E il premio non arriva per caso. La Rassegna della Microeditoria di Chiari, nata nel 2003 da un’idea di Angelo Mena per dare spazio agli editori bresciani, è cresciuta sotto la direzione artistica di Daniela Mena, curata dall’Associazione L’Impronta in collaborazione con il Comune, fino a diventare la fiera lombarda di riferimento e una delle tre principali vetrine nazionali della piccola editoria.
Un percorso che nel 2020 è valso a Chiari il titolo di prima Capitale Italiana del Libro. E che oggi, con il doppio Marchio di Qualità ad Angolazioni, conferma una cosa semplice: i libri buoni si fanno ancora, anche lontano dai riflettori. A volte, proprio lontano dai riflettori.


