Striscione alla Vittorio Veneto, Santarelli: “Le scuole non siano bacini di propaganda della sinistra”

scuola vittorio veneto (1)

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Il caso è nato dopo la scomparsa dello striscione dalla facciata della Vittorio Veneto. Nessuno ha finora accertato chi lo abbia rimosso. Per Santarelli, però, la questione centrale è un’altra: il rapporto tra scuola, educazione e propaganda politica

 

La vicenda dello striscione “Qui nessuno è straniero”, comparso e poi rimosso dalla scuola primaria Vittorio Veneto di Firenze, approda al centro dello scontro politico cittadino. E il punto, adesso, non è più soltanto chi abbia tolto quel manifesto — circostanza sulla quale non sono emersi finora elementi per identificare il responsabile — ma il significato da attribuire alla sua presenza davanti a una scuola pubblica. Lo striscione era stato realizzato da un gruppo di genitori e bambini della Vittorio Veneto, istituto dell’Istituto comprensivo Centro Storico-Pestalozzi, e appeso domenica 4 ottobre. Il messaggio si inseriva nella mobilitazione nazionale nata dopo l’approvazione del decreto-legge 170/2026, che introduce, a partire dall’anno scolastico 2027/2028, criteri per una composizione equilibrata delle classi. Nella scuola primaria il limite del 30% riguarda, in particolare, gli alunni con cittadinanza non italiana che non siano nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia; per le scuole secondarie il criterio riguarda gli studenti con cittadinanza non italiana che non abbiano frequentato con esito positivo per almeno tre anni il sistema nazionale di istruzione.

Il messaggio era stato quindi concepito anche come una presa di posizione sul provvedimento del Governo. Secondo quanto ricostruito dalla stampa, lo striscione era stato appeso intorno alle 18.30 di domenica e la mattina successiva non era più al suo posto. Una rappresentante dell’associazione dei genitori aveva riferito di non sapere chi lo avesse rimosso e che il dirigente scolastico non era stato preventivamente coinvolto nell’iniziativa.

La rimozione ha provocato la reazione del presidente del Quartiere 1 Mirco Rufilli e dell’assessora all’Educazione Benedetta Albanese, che hanno definito l’episodio “inaccettabile”. Rufilli ha quindi promosso una nuova iniziativa: il 6 ottobre i bambini hanno ridisegnato il manifesto in piazza Santa Croce e il nuovo striscione è stato successivamente esposto sul balcone della sede del Quartiere 1.

Nel frattempo, però, la vicenda è diventata terreno di scontro tra le forze politiche. I consiglieri di Fratelli d’Italia Alessandro Draghi e Giovanni Gandolfo hanno sostenuto che sulle scuole pubbliche non dovrebbero essere esposti messaggi politici, religiosi o ideologici, richiamando la disciplina relativa all’esposizione delle bandiere sugli edifici pubblici.

È in questo contesto che arriva oggi la presa di posizione di Luca Santarelli, coordinatore del Gruppo Misto-Noi Moderati, che sposta il fuoco direttamente sul ruolo della scuola. “Il caso dello striscione comparso sulla scuola Vittorio Veneto pone un problema politico a nostro parere di non poco conto”, afferma Santarelli. Secondo il consigliere, infatti, “coloro che spingono bambini a realizzare slogan di parte (qualunque parte) politica dovrebbero interrogarsi sul senso del loro ruolo”. La scuola, sostiene, non dovrebbe avere il compito di “instillare un’ideologia”, ma quello di insegnare ai bambini a diventare adulti consapevoli di vivere in una società democratica, nella quale ciascuno possa avere la propria opinione.

Santarelli conclude quindi auspicando che “show come quello messo su dal presidente del Q1 e da insegnanti e dirigenti scolastici della scuola del centro storico non trovino imitatori”. Una definizione che aggiunge un ulteriore elemento alla polemica: non soltanto il contenuto dello striscione, dunque, ma anche il ruolo assunto dalle istituzioni nella sua riedizione e nella successiva esposizione sulla sede del Quartiere 1.