Italia Nostra mette sul tavolo anche l’ipotesi, già proposta da Lista Schmidt, di utilizzo del sedime ferroviario parallelo in Via Campo d’Arrigo, e chiede di valutare concretamente tutte le alternative tecniche
Italia Nostra torna all’attacco sulla tramvia 3.2.2 Libertà-Rovezzano e, dopo la risposta ricevuta il 17 settembre dalla Direzione del Sistema Tramviario Metropolitano e dalla Direzione Supporto Amministrativo Direzioni Tecniche, rilancia una richiesta precisa: stop al taglio delle alberature e moratoria sull’avvio della fase esecutiva dei lavori, in vista di un dibattito pubblico tra residenti e lavoratori del Quartiere 2. L’obiettivo dichiarato dall’associazione è arrivare, sulla base di quel confronto, alla modifica o anche all’annullamento del progetto. Nel documento inviato al Comune, Italia Nostra contesta le dichiarazioni dell’Amministrazione, che riconosce come il progetto derivi da un «percorso amministrativo iniziato oltre vent’anni fa». Secondo l’associazione, proprio l’obsolescenza riconosciuta del progetto avrebbe dovuto comportare un riesame per verificarne l’attualità e la coerenza con il mutato quadro normativo, sociale, ambientale, scientifico e tecnologico.
Ma il punto più pesante sollevato da Italia Nostra riguarda la Valutazione di Impatto Ambientale. L’associazione contesta però la ricostruzione dell’Amministrazione e sostiene che, dall’elenco degli atti procedimentali avviati nel 2007, «risulta il fatto, rilevantissimo, che non è mai stata effettuata alcuna Valutazione di Impatto Ambientale». Si tratta di una posizione che si pone in contrasto con la ricostruzione pubblicata dallo stesso Comune, secondo cui il progetto preliminare della 3.2.2 fu approvato nel 2009 insieme alla VIA. Italia Nostra sostiene inoltre che il progetto sia stato ripetutamente escluso dalla procedura fin dalle origini, richiamando il disposto dell’articolo 6, comma 10, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152. L’associazione evidenzia poi che «una scelta così importante è stata fatta solo con due atti della Dirigenza e della Giunta», indicando la Determinazione Dirigenziale n. 9657 del 30 settembre 2009 e la Deliberazione di Giunta n. 357 del 23 settembre 2025, «senza il coinvolgimento del Consiglio Comunale!». Se l’Amministrazione ritiene che le necessarie valutazioni siano state soddisfatte senza procedura di VIA, Italia Nostra chiede quindi che vengano forniti «la stima dei servizi ecosistemici sottratti con il taglio dei 428 alberi assieme al modello di calcolo impiegato», così da stabilire se il bilancio immediato all’avvio dei lavori sia negativo o positivo. Finora, sostiene l’associazione, gli unici dati riguarderebbero il numero degli abbattimenti e delle sostituzioni delle alberature. Italia Nostra ribadisce inoltre la propria valutazione secondo cui, per compensare i valori ecosistemici, ornamentali, paesaggistici e ambientali di una pianta adulta abbattuta, «dovrebbero essere ripiantate 2.000 piante», necessariamente giovani secondo le regole dell’arboricoltura. Da qui il calcolo indicato nel comunicato: 428 alberi abbattuti lungo un tracciato di 6 chilometri, con una media di un albero abbattuto ogni 14 metri, significherebbero, secondo il criterio indicato da Italia Nostra, oltre 800.000 piante giovani da mettere a dimora per compensare quei valori.
Italia Nostra richiama poi la definizione di mobilità sostenibile del Consiglio Europeo del 2006, secondo cui essa ha «l’obiettivo di garantire che i sistemi di trasporto corrispondano ai bisogni economici, sociali e ambientali della società, minimizzandone contemporaneamente le ripercussioni negative sull’economia, la società e l’ambiente». Partendo da questa definizione, l’associazione contesta la possibilità di qualificare come sostenibile un’infrastruttura che, secondo la propria valutazione, «pesa sul bilancio del comune con un investimento di 360 milioni di euro», che presuppone il taglio di interi corridoi verdi ecologici e che avrebbe conseguenze sulla salute e sul benessere psicofisico dei cittadini, sulla mitigazione dei cambiamenti climatici, sulla qualità dell’aria, sulla riduzione delle temperature, sull’inquinamento acustico e sul consumo energetico. Italia Nostra sostiene inoltre che l’opera «genera povertà, incidendo sulla rendita e la sopravvivenza degli esercizi commerciali interessati dal cantiere, come dimostrato lungo le tratte già realizzate». La conclusione dell’associazione è netta: un’infrastruttura con queste caratteristiche «non può definirsi “sostenibile” sotto nessuno dei sopracitati profili economici, sociali e ambientali». Da qui la contestazione dell’impostazione dell’Amministrazione, che propone la comparazione tra «mobilità sostenibile vs. patrimonio arboreo». Italia Nostra evidenzia quello che definisce il paradosso di ritenere prevalente il diritto alla “mobilità sostenibile”, che secondo l’associazione sarebbe tutt’altro che sostenibile e risulterebbe comunque secondario rispetto a diritti di rango costituzionale quali salute, ambiente e paesaggio. Nel comunicato viene richiamata anche la sentenza 121/2026 della Corte Costituzionale, che Italia Nostra cita per sostenere che, quanto maggiore è il sacrificio imposto a tali interessi, tanto più rigorosa deve essere l’istruttoria e la motivazione del provvedimento.
L’associazione sostiene quindi che, «a fronte di una spesa di 360 milioni di euro», debbano essere considerate le più recenti acquisizioni normative, scientifiche, tecniche e metodologiche in materia di progettazione infrastrutturale e tutela del patrimonio arboreo e ambientale, garantendo il massimo livello di aggiornamento delle soluzioni progettuali e delle modalità di realizzazione dell’opera. Italia Nostra chiede inoltre di valutare concretamente «tutte le alternative tecnicamente praticabili finalizzate a ridurre la spesa pubblica, l’impatto ambientale e, in particolare, a preservare il patrimonio arboreo esistente». L’associazione sostiene che la sospensione degli abbattimenti non «implicherebbe una sospensione dei lavori fino alla completa mancata realizzazione dell’opera», ma soltanto una variante progettuale finalizzata al contenimento degli ingombri e alla salvaguardia delle alberature. La richiesta al Comune è quindi di dimostrare, attraverso dati e confronti tipologici, che l’interesse pubblico alla mobilità sostenibile sia stato perseguito evitando danni ambientali, paesaggistici e sanitari e individuando «la soluzione più economica e sostenibile tra quelle concretamente praticabili». Tra queste, Italia Nostra indica anche «l’utilizzo del sedime ferroviario, parallelo al tracciato del progetto tramviario, già utilizzato per il trasporto pubblico metropolitano e regionale tra Firenze Santa Maria Novella e il Valdarno Superiore».
La richiesta finale dell’associazione è dunque quella di vietare il taglio delle alberature e introdurre una moratoria sull’avvio della fase esecutiva, in attesa di un dibattito pubblico con residenti e lavoratori del Quartiere 2 che possa portare alla modifica o all’annullamento del progetto.


