FOCUS LFCV | Ancora una volta i “complottisti” avevano ragione: David Rossi è stato ucciso

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È diventato ormai un adagio comune quello per cui la differenza tra il complottismo e la verità è soltanto qualche mese.

Per anni ogni ricostruzione alternativa alla versione del “suicidio” di David Rossi è stata sbrigativamente e spregiativamente etichettata come “complottismo”. A fine settembre, invece, è emerso che non solo fu un omicidio, ma l’ex capo della comunicazione del Monte dei Paschi fu aggredito da più persone (1) (due o tre secondo la perizia [2]), che, come peraltro abbiamo sottolineato nel nostro primo focus al riguardo (3), tentò di difendersi (4) e, «tenuto fuori dalla finestra, poi è mancata la presa» (5).

Questo spiega lo sbrecco sul cornicione di cui parlavamo a gennaio. In pratica, la Procura ha confermato il 28 settembre la versione che LFCV ha riportato, rifacendosi ai primi rilievi, già il 15 gennaio. Prima ancora, a dicembre, l’ipotesi di una trattenuta precedente a una caduta deliberatamente provocata fu ripresa e rilanciata anche dal Corriere Fiorentino (6).

In sei mesi d’indagine, dunque, il verdetto è stato rovesciato e si è giunti alla conclusione che tutti conoscevamo da tredici anni: non sorprende che adesso i familiari del defunto chiedano con sacrosanta sollecitudine i dovuti risarcimenti al Monte dei Paschi sia per la polizza assicurativa contro gli incidenti sul lavoro firmata con AXA MPS dal loro caro un mese prima di morire, sia perché egli trovò la morte proprio all’interno di un ufficio della banca (7).

Solo a questo punto la moglie ha potuto sfogarsi a dovere: nonostante già a marzo sia La Repubblica Firenze (8) che lo stesso Corriere Fiorentino (9) avessero dato parecchia risonanza al verdetto della Commissione d’inchiesta circa l’omicidio come causa della morte di Rossi, concentrandosi sui particolari dettagli dei «fazzolettini macchiati di sangue», dei «bigliettini trovati nell’ufficio del manager» e del «numero di telefono digitato sul suo cellulare la sera del 6 marzo 2013» (4099009, l’ultima chiamata della sua vita), c’è voluta un’intervista rilasciata dalla vedova alla prima per smascherare le imperizie delle prime indagini.

Sia lei (10) che il cognato (11) hanno infatti concordato su come le indagini siano state «condotte male», partendo nella fattispecie dal pregiudizio secondo cui la morte del loro caro sarebbe stata causata da un «gesto volontario», ipotesi smentita a suo tempo anche dalla figlia la quale disse che suo padre «non l’avrebbe mai lasciata volontariamente» e soprattutto che le indagini e la relativa copertura mediatica avrebbero cercato di far passare Rossi per uno «squilibrato» (12).

Per questo la vedova tiene a sottolineare come il risultato abbia anche «restituito dignità» al marito, un sentimento di sollievo contrastato solo dall’amarezza dell’atteggiamento della banca, dalla quale, ella rivela, non è giunta «nessuna scusa, solo silenzio». Il silenzio, per l’appunto, dei colpevoli.

NOTE

(12) https://www.lanazione.it/siena/cronaca/david-rossi-moglie-antonella-tognazzi-perizia-ste3kcug

In copertina: Palazzo Salimbeni, sede del Monte dei Paschi (Wikimedia Commons)