Qual è la Firenze che vorresti? Prima degli impianti, riduciamo i rifiuti

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La gerarchia europea mette la prevenzione al primo posto, ma Firenze produce oltre 240 kg di residuo per abitante, mentre il Veneto punta a 80 kg: prima di decidere quanti impianti servono, dovremmo chiederci quanti rifiuti resteranno davvero da trattare.

 

di Marco Cardone (Comitato Trasparenza per Empoli)

Il recente approfondimento de La Firenze che Vorrei sui flussi dei rifiuti gestiti dal sistema Plures pone una questione reale: mandare rifiuti e scarti per centinaia di chilometri ha un costo economico e ambientale e la ricostruzione delle destinazioni dei materiali in uscita dagli impianti offre quindi elementi utili per discutere dell’efficienza del sistema.

Vorremmo però aggiungere a quell’analisi una questione che non è complementare, ma viene prima, non perché lo diciamo noi, ma perché così stabilisce la gerarchia europea dei rifiuti: prima di chiederci dove trattare i rifiuti che produciamo oggi, dobbiamo chiederci come produrne meno.

È un cambio di prospettiva importante perché, se partiamo dalle quantità attuali come se fossero inevitabili, la domanda diventa inevitabilmente quali e quanti impianti servano per gestirle, ma se partiamo invece dalla prevenzione e dalla riduzione, la domanda diventa: quanti rifiuti resteranno realmente da trattare dopo aver fatto ciò che l’Europa indica come prioritario?

Ed è su quella quantità residua, non su quella attuale, che dovrebbe essere dimensionato il fabbisogno impiantistico futuro.

Ed è proprio questo passaggio che rischia di scomparire quando si parte dalle tonnellate che oggi escono dagli impianti per arrivare direttamente alla necessità di nuovi impianti.

Il problema dei trasporti esiste, ma ci sono almeno due modi profondamente diversi per affrontarlo: trattare più vicino le stesse quantità, riducendo una parte dei costi di trasporto, oppure ridurre le quantità che hanno bisogno di arrivare agli impianti finali, eliminando totalmente i costi di trasporto e trattamento relativi alle tonnellate che non vengono più prodotte.

La differenza è sostanziale: nel primo caso continuiamo a sostenere i costi necessari a gestire quella quantità di rifiuti, anche se possiamo ridurne alcune componenti; nel secondo eliminiamo dal conto una parte consistente del problema e dei relativi costi.

La gerarchia europea ci dice da quale strada occorre partire: quella della prevenzione e della riduzione.

 

Firenze e Pistoia: oltre 240 kg di residuo per abitante

 

Guardiamo allora cosa significa concretamente partire dalla riduzione anziché dagli impianti.

Nel 2024 Firenze ha prodotto circa 87.464 tonnellate di RUR, il rifiuto urbano residuo, pari a circa 241 kg per abitante. Pistoia ne ha prodotte circa 21.847 tonnellate, quasi 246 kg per abitante: insieme fanno oltre 109 mila tonnellate di rifiuto residuo ogni anno.

Per capire quanto questi numeri possano essere modificati è interessante confrontarli con quanto ha programmato un’altra Regione italiana. Il Veneto ha inserito nel proprio Piano rifiuti uno scenario denominato «Migliori pratiche» che prevede al 2030 l’84% di raccolta differenziata e una produzione di RUR ridotta ad appena 80 kg per abitante all’anno. Non significa che l’obiettivo veneto possa essere automaticamente trasferito alla Toscana, ma costituisce un riferimento concreto per capire fattibilmente quanto potrebbe cambiare il problema se la priorità diventasse ridurre il residuo.

Facciamo allora una semplice simulazione. Se Firenze e Pistoia raggiungessero gli 80 kg di RUR per abitante del riferimento veneto, le attuali 109 mila tonnellate scenderebbero a circa 36 mila. Significa oltre 73 mila tonnellate di rifiuto residuo in meno ogni anno: circa due terzi in meno.

Non è una previsione né un obiettivo normativamente imposto alla Toscana, è un confronto reale e fattibile che serve a mostrare quanto cambi il fabbisogno da gestire quando, invece di assumere come inevitabile la quantità attuale di residuo, si parte da impegni e azioni concrete per la sua riduzione.

E questo riguarda soltanto Firenze e Pistoia, ma proviamo allora a cambiare scala. La Firenze che Vorrei ha ricostruito 346.741 tonnellate di movimentazioni in uscita dagli impianti. Non sono tutte RUR e comprendono flussi differenti, quindi non possiamo affermare che diminuirebbero automaticamente nella stessa misura, possiamo però fare una simulazione attendibile per comprendere l’ordine di grandezza del problema.

 

Se quelle movimentazioni diminuissero proporzionalmente alla riduzione necessaria per portare il residuo regionale da circa 188 a 80 kg per abitante, le 346.741 tonnellate diventerebbero circa 148 mila: quasi 200 mila tonnellate in meno ogni anno, il 57% in meno.

E potrebbe essere persino una simulazione conservativa, perché diminuendo il RUR e migliorando la qualità delle raccolte differenziate possono diminuire anche impurità e scarti generati successivamente. Questo ulteriore effetto, proprio per prudenza, non lo abbiamo quantificato e considerato nel calcolo.

Prima di progettare impianti per gestire 346 mila tonnellate, quindi, la domanda primaria dovrebbe essere: quante di quelle tonnellate esisterebbero ancora dopo avere applicato seriamente prevenzione, riduzione, riuso e riciclo?

 

Allora, qual è la Firenze che vorresti?

 

Una Firenze che parte dalle oltre 87 mila tonnellate di residuo che produce oggi e si domanda quali impianti costruire per trattarle, con nuovi investimenti che alla fine rischiano di mettere ancora una volta le mani nelle tasche dei cittadini aumentando l’esposizione debitoria della società?

Oppure una Firenze che si domanda innanzitutto perché produce oltre 240 kg di RUR per abitante, mentre una Regione italiana come il Veneto, che ha alcune tra le tariffe più basse d’Italia, considera 80 kg l’obiettivo delle proprie migliori pratiche?

Una Firenze che dimensiona gli impianti del futuro sui rifiuti prodotti oggi oppure una Firenze che prova prima a ridurre quei rifiuti e dimensiona gli impianti soltanto sul residuo che rimarrà, a beneficio dell’ambiente e delle tariffe?

 

La stessa domanda vale per tutta la Toscana: quale Toscana vorresti?

 

Una Toscana che considera inevitabili le quantità attuali e cerca innanzitutto nuovi impianti per gestirle, con il rischio di aumentare gli investimenti riconosciuti in tariffa e contemporaneamente i ricavi del sistema industriale che quegli impianti realizza e gestisce attraverso le nostre tariffe, oppure una Toscana che parte dal punto più alto della gerarchia europea – prevenzione e riduzione – aumenta riuso e riciclo effettivo e soltanto dopo calcola quanta capacità impiantistica sia realmente necessaria?

Non si tratta di sostenere che nessun impianto sia necessario, si tratta di evitare il rischio opposto: costruire oggi impianti che potrebbero risultare sovradimensionati o non necessari domani, dopo una seria riduzione del RUR, caricandone per anni i costi sul sistema.

Perché altrimenti rischiamo davvero di progettare gli impianti del futuro per i rifiuti del passato, mantenendo nel futuro anche i costi del passato.

Resta allora una domanda che vorremmo aggiungere al dibattito aperto da La Firenze che Vorrei.

Perché si parla così tanto degli impianti necessari a gestire i rifiuti che produciamo oggi e così poco del primo obiettivo indicato dalla gerarchia europea: produrne meno?

Perché la riduzione del RUR, che può significare insieme meno rifiuti da trasportare, meno rifiuti da trattare, minore fabbisogno impiantistico e minori costi associati alle quantità evitate, continua a rimanere ai margini della discussione?

Se vogliamo davvero discutere della Firenze e della Toscana che vorremmo, forse dovremmo partire proprio da qui.

A voi la risposta.