La lezione della 3.2.1 è ancora fresca: la fiducia non si chiede, si merita, con trasparenza, ascolto e impegni verificabili
L’assessore Andrea Giorgio torna a parlare della tramvia, degli alberi, della CO₂ risparmiata e di una città che sarà finalmente più collegata. Nel suo video su Instagram il messaggio è rassicurante: più trasporto pubblico, più verde e benefici per Firenze. Tutto bello, sulla carta. Ma chi ha vissuto i disagi dei cantieri della 3.2.1 sa bene quanto possa essere grande la distanza tra le promesse e quello che poi accade davvero.
La fiducia, infatti, non si recupera con un video sui social. Servono fatti, garanzie concrete e, soprattutto, rispetto per i cittadini che dovranno convivere con i cantieri e con le trasformazioni dei propri quartieri.
C’è poi un particolare che non convince. Giorgio parla del confronto con certe associazioni ambientaliste, ma nel suo racconto sembrano restare sullo sfondo i comitati e le persone che venerdì sono scese in piazza per difendere il verde e chiedere una consultazione popolare. Il dialogo va bene, ma deve essere con tutti, non soltanto con chi fa comodo ascoltare. Altrimenti, più che un confronto, rischia di diventare una comunicazione a senso unico.
Liquidare chi propone di valutare un percorso alternativo, magari lungo la ferrovia, sostenendo che in realtà non vuole la tramvia è altrettanto semplicistico. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra il trasporto pubblico e la vivibilità del proprio quartiere. Si può sostenere la mobilità sostenibile e, allo stesso tempo, chiedere che il tracciato venga discusso, confrontato con le alternative e valutato anche per le conseguenze su chi vive lungo il percorso.
Prendiamo viale dei Mille e via Campo d’Arrigo. Giorgio sostiene che la tramvia debba passare in mezzo alle case per servire più persone. Ma siamo sicuri che questa sia tutta la storia? È vero che un tracciato vicino a un maggior numero di residenti può intercettare più potenziali passeggeri. Ma significa anche esporre più persone ai disagi dei lavori, alla perdita di parcheggi e ai cambiamenti della vita quotidiana.
Se il percorso da Campo d’Arrigo avrebbe coinvolto meno abitazioni, perché è stata scelta un’altra soluzione? Quali criteri hanno guidato la decisione e quali valutazioni sono state fatte sulle alternative? Sono domande legittime, alle quali i cittadini meritano risposte precise, non una lezione su quanto sia bella la tramvia.
La questione degli alberi non è meno importante. Ci vengono ricordati i benefici in termini di CO₂ risparmiata e le nuove piantumazioni previste, ma un albero adulto abbattuto oggi non viene davvero compensato, nel breve periodo, da un giovane esemplare che impiegherà decenni per crescere. Per questo non bastano promesse generiche sul verde futuro: occorre sapere quanti alberi saranno abbattuti, dove saranno effettuati i reimpianti, quali specie verranno utilizzate e quali garanzie esistono sulla loro sopravvivenza.
Dopo l’esperienza della 3.2.1, non si può chiedere ai cittadini di dimenticare i disagi già affrontati e di ricominciare semplicemente a credere alle promesse. Chi vive nei quartieri non è necessariamente contrario al progresso. Vuole essere ascoltato, vuole risposte e vuole poter esprimere la propria opinione prima che le decisioni diventino irreversibili.
Caro assessore, la fiducia non si chiede: ce la si guadagna. E Firenze non ha bisogno di altri slogan verdi, ma di un’amministrazione capace di confrontarsi anche con chi dissente, di spiegare le proprie scelte e di dimostrare con i fatti che la sostenibilità non riguarda soltanto i mezzi di trasporto, ma anche gli alberi, le case e la qualità della vita delle persone.


