FOCUS LFCV | Consumo di suolo e cantieri della tramvia: i quartieri più verdi di Firenze finiscono sotto il cemento

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Q2 e Q3 vantano la maggiore copertura arborea e le migliori performance microclimatiche della città. Ma i prolungamenti verso Bagno a Ripoli e Campo di Marte rischiano di compromettere proprio questo patrimonio: gli alberi giovani non potranno sostituire in pochi anni l’ombra delle chiome adulte

 

Quando si parla di transizione ecologica e adattamento climatico, le mappe del territorio non mentono: mostrano con chiarezza dove la città respira e dove, invece, l’asfalto soffoca l’abitato. Un’analisi dei dati più recenti relativi a consumo di suolo, impermeabilità e copertura arborea a Firenze evidenzia un paradosso destinato a far discutere: i cantieri delle nuove linee tranviarie 3.2.1 verso Bagno a Ripoli e 3.2.2 verso Campo di Marte interessano proprio i due quartieri che oggi vantano la maggiore dotazione di verde e le migliori performance microclimatiche della città: il Quartiere 2 e il Quartiere 3.

Guardando la fotografia attuale del capoluogo toscano, il bilancio del verde urbano evidenzia differenze nette tra i quartieri. Il Quartiere 2, tra Campo di Marte e Coverciano, registra una copertura arborea del 28,8%, la più alta di tutta Firenze. Il Quartiere 3, tra Gavinana e Galluzzo, segue con il 28,6% di chiome alberate e presenta anche il dato di impermeabilità più basso dell’intero territorio comunale: appena il 12,9%, contro il 49,1% del Centro storico.

Grazie a questa importante barriera naturale contro l’irraggiamento solare, Q2 e Q3 sono riusciti finora a contenere l’effetto isola di calore, registrando gli incrementi di temperatura superficiale più bassi della città: +8,6 °C per il Q2 e +7,3 °C per il Q3 rispetto alla campagna circostante. All’estremo opposto si collocano quartieri come il Q5, con +11,9 °C, e il Q1, con +11,4 °C, dove la cementificazione e la minore presenza di chiome alberate contribuiscono a rendere più intenso il surriscaldamento estivo.

Proprio questi due polmoni verdi sono oggi interessati, o lo saranno, dai cantieri per il potenziamento della rete tranviaria. L’opera viene presentata come un tassello fondamentale per la decarbonizzazione dei trasporti, ma il prezzo da pagare nel breve e medio periodo rischia di essere pesante in termini di comfort termico e vivibilità dei quartieri coinvolti.

Per fare spazio alle sedi tranviarie, ai sottoservizi e alla riorganizzazione delle carreggiate, centinaia di alberi maturi lungo i viali di Gavinana, viale Giannotti, viale Europa e nella zona di Campo di Marte sono interessati dagli interventi di rimozione previsti dai progetti. Si tratta di esemplari cresciuti in decenni, con chiome capaci di schermare l’asfalto dall’irraggiamento diretto e di contribuire al raffrescamento dell’aria attraverso l’evapotraspirazione.

Di fronte alle proteste di residenti e comitati, le rassicurazioni istituzionali puntano spesso sul bilancio numerico: «Per ogni albero tagliato ne ripianteremo di più». Ma il numero delle nuove piantumazioni non basta, da solo, a garantire una compensazione ecologica e microclimatica equivalente.

Gli alberi di nuova piantumazione sono inevitabilmente giovani, con fusti esili e chiome ridotte. Prima che una pianta arrivi a sviluppare una massa fogliare paragonabile a quella di un albero adulto possono servire dai 10 ai 20 anni, sempre che l’attecchimento riesca in un ambiente urbano sempre più caldo e difficile. Nel frattempo, l’ombra e la capacità di mitigare le temperature garantite dagli alberi maturi non possono essere recuperate semplicemente aumentando il numero delle piantine.

Cosa dobbiamo aspettarci, dunque, una volta terminati i cantieri?

Nel bilancio a lungo termine, le nuove linee non comportano necessariamente un aumento significativo del consumo di suolo vergine, perché si sviluppano su sedi stradali già esistenti e prevedono anche tratti con binari inerbiti. Il consumo di nuovo suolo e la perdita di copertura arborea, tuttavia, sono fenomeni distinti: intervenire su una strada esistente non significa automaticamente preservare le condizioni microclimatiche che la presenza degli alberi ha contribuito a creare.

Senza la copertura protettiva delle vecchie chiome, i grandi corridoi stradali di Q2 e Q3 rischiano di rimanere più esposti al sole. Asfalto e pavimentazioni assorbono calore durante il giorno e lo rilasciano nelle ore successive, contribuendo al surriscaldamento dell’ambiente urbano. Per anni, in attesa che le nuove piantumazioni crescano, le strade interessate potrebbero quindi perdere una parte importante della loro capacità di offrire ombra e mitigare le temperature.

Il paradosso è tutto qui: i quartieri che oggi resistono meglio all’isola di calore rischiano di perdere una parte del patrimonio arboreo che li protegge. La promessa di una mobilità più sostenibile dovrà misurarsi anche con questo costo ambientale, che non si esaurisce con la fine dei lavori e non può essere valutato contando soltanto gli alberi abbattuti e quelli da ripiantare.

Fonte dati: https://suolodata.it/comune/Toscana/Firenze/Firenze