Tramvie e area metropolitana, Firenze guarda ai binari nuovi ma dimentica quelli che ha già

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La protesta contro gli abbattimenti apre una questione più ampia: nell’analisi pubblicata su perUnaltracittà, si critica il modello di pianificazione dei trasporti adottato a Firenze e nella Piana, indicando nel potenziamento della rete ferroviaria esistente una possibile – e logica – alternativa

 

La discussione sulla tramvia fiorentina non può fermarsi agli alberi abbattuti, per quanto grave sia il loro sacrificio. Un intervento di Tiziano Cardosi pubblicato su perUnaltracittà, ci invita a guardare oltre i cantieri e a interrogarci sul modello di sviluppo che sta trasformando Firenze e la sua area metropolitana.

Le infrastrutture scelte sono davvero quelle più adatte alle esigenze di mobilità del territorio? E perché, mentre si progettano opere miliardarie destinate a richiedere decenni di lavori, rimangono in secondo piano alternative che potrebbero essere potenziate sfruttando collegamenti già esistenti?

Cardosi ripercorre le criticità della politica dei trasporti fiorentina, mettendo in discussione la scelta di puntare prevalentemente sulla tramvia e sul modello infrastrutturale adottato negli ultimi due decenni, quando si sarebbero potute valutare soluzioni differenti, con mezzi meno invasivi e una maggiore attenzione alle caratteristiche urbanistiche della città.

Lo sguardo si sposta sulla Piana, dove sono previste nuove connessioni tranviarie verso Campi Bisenzio e Prato. Qui la domanda diventa particolarmente significativa: ha senso replicare lo stesso modello infrastrutturale in un territorio formato da diversi centri abitati, oppure non sarebbe più efficace organizzare una rete integrata di collegamenti, sfruttando le ferrovie esistenti e collegandole ai principali centri urbani?

Nell’area metropolitana sono già presenti linee ferroviarie e infrastrutture che potrebbero offrire un contributo importante alla mobilità quotidiana. Il problema sarebbe anche la loro insufficiente valorizzazione: frequenze ridotte, puntualità inadeguata e collegamenti mancanti tra stazioni e centri abitati ne limiterebbero l’efficacia. Tra le ipotesi richiamate c’è anche il prolungamento della linea ferroviaria dell’Osmannoro verso Campi Bisenzio, previsto in un accordo tra Regione Toscana e Governo del 2010. Cardosi sostiene che un intervento di questo tipo, insieme alla realizzazione di nuove fermate e a una rete capillare di collegamenti locali, potrebbe offrire un’alternativa più rapida ed economica rispetto a nuove grandi opere. Una proposta che meriterebbe, quantomeno, un confronto pubblico approfondito sui costi, sui tempi e sui benefici attesi.

Il nodo, dunque, non è stabilire in astratto se la tramvia sia utile o inutile. La questione è piuttosto se ogni nuova infrastruttura sia stata valutata confrontandola seriamente con tutte le alternative disponibili, considerando non soltanto i benefici dichiarati, ma anche l’impatto ambientale, i costi complessivi e i tempi di realizzazione.

Per Cardosi, la spiegazione è chiara: «privatizzazioni». Non soltanto la gestione, affidata alla francese RATP, e la progettazione e costruzione attraverso il project financing, che fa lievitare i costi: «sono privatizzate anche la pianificazione del territorio e le decisioni su come organizzare i trasporti». La politica si riduce così a «una larva che offre ai cittadini un simulacro di democrazia», mentre i poteri economici decidono secondo i propri interessi. Le tramvie garantirebbero così non tanto una mobilità al servizio dei cittadini quanto «un flusso economico costante di risorse pubbliche che si trasformano in profitti per il sistema finanziario». Cardosi denuncia un quarantennio o cinquantennio di finanziamenti destinati a Tram SpA, Pizzarotti, Saipem, cooperative, banche e altri soggetti, sintetizzando il meccanismo in una frase: «La vera pianificazione esistente nell’area metropolitana è quella finanziaria che garantisce un costante e razionale afflusso di risorse pubbliche all’élite amica». Gli alberi abbattuti sarebbero soltanto «un effetto collaterale di un male più profondo».

L’intervento di Cardosi rilancia così una domanda che Firenze non può eludere: stiamo costruendo le infrastrutture di cui abbiamo realmente bisogno oppure stiamo adattando la città alle infrastrutture che abbiamo deciso di costruire?  

Articolo originale di Tiziano Cardosi pubblicato su perUnaltracittà: Oltre le rotaie del tram c’è un sistema predatorio.

Foto: Wikimedia Commons