Firenze, siamo arrivati alla bulimia da tramvia

tramvia AI Vincenzo Freni

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I passeggeri aumentano, ma quando non riescono più a salire si riscoprono gli autobus. Peccato che le strade siano state ristrette proprio per favorire il tram

 

Eccoci finalmente al traguardo tanto celebrato: la tramvia è sempre più utilizzata. Talmente utilizzata che qualcuno comincia a non riuscire più a prenderla. Ovvero, si celebra il successo della tramvia, ma quando i passeggeri non riescono più a salire si riscoprono gli autobus, da far circolare sulle strade che nel frattempo sono state ristrette.

Per anni abbiamo ascoltato il ritornello: la tramvia è un successo, i passeggeri aumentano, lasciate l’automobile, prendete la tramvia! E per costringere i fiorentini a fare la scelta giusta, si restringono le strade, si eliminano parcheggi, si riducono gli spazi di circolazione. Una nuova pedagogia della mobilità: non puoi più usare l’automobile e allora, prima o poi, prenderai i tramme.

Peccato che nel frattempo abbiano cominciato a prenderlo anche gli altri. I turisti che arrivano all’aeroporto con le valigie, quelli che lasciano l’automobile a Villa Costanza, i pendolari, gli studenti.

Tutti su i tramme, e adesso si studia come difendersene. Ganzo! E la soluzione? Rimettere in campo gli autobus!

Proprio quegli autobus che dovranno circolare sulle strade nel frattempo ristrette, fra corsie ridotte e incroci congestionati. Oserei dire un capolavoro di programmazione: prima si sottrae spazio alla mobilità su gomma per favorire quella su rotaia, poi, quando la rotaia si riempie, si cerca soccorso proprio nella gomma.

Nel frattempo si studiano nuovi interventi, si rivedono le soluzioni, si riprogramma la mobilità su infrastrutture ormai profondamente modificate.

Ma in molti se lo chiedono, sulla base del buonsenso e non dei calcoli ingegneristici (che di sicuro avranno fatto): prima di modificare così radicalmente la viabilità cittadina, qualcuno aveva calcolato quanti passeggeri la tramvia sarebbe stata effettivamente in grado di trasportare, considerando anche turisti, aeroporti, parcheggi scambiatori e soprattutto i futuri sviluppi della città?

Perché non basta contare con soddisfazione quanti salgono. Bisognerebbe cominciare a contare anche quanti restano a terra che, diciamolo, si arrabbiano.

E soprattutto sono sempre in molti a chiederselo: che cosa accadrà quando aumenteranno ancora i passeggeri dell’aeroporto (le previsioni sono per un forte incremento) e arriveranno anche quelli della nuova stazione dell’Alta Velocità?

Siamo insomma al paradosso perfetto: prima si cambia la città, poi si cerca di capire come farla funzionare.

E tutto questo crea ulteriori problemi ai disabili, agli anziani, alle mamme che devono accompagnare i bambini a scuola, alle persone che seguono terapie, ai medici in visita e a tutti coloro che non possono fare a meno di una mobilità indipendente dalle rotaie. Senza voler parlare dell’abbattimento degli alberi storici, terrificante visione, sacrificati in nome di una trasformazione non certo virtuosa.

Complimenti!

Come si dice a Firenze: ho fatto il pienone, ma molta gente è rimasta sull’uscio inviperita! E per capire tutto questo sarebbe bastato il buonsenso. Chissà, comunque tutto è di nuovo allo studio. Tavoli di concertazione, coinvolgimenti, consulenze.

Immagine realizzata con l’AI.