Dopo mesi di disagi, strade trasformate, accessibilità compromessa e attività economiche sempre più in difficoltà, cittadini e commercianti del Quartiere 3 chiedono una risposta collettiva. L’appello è rivolto a tutta Firenze, compresi gli abitanti del Q2 che hanno già sostenuto la mobilitazione contro la tramvia
Firenze abbraccia Gavinana. E lo fa scendendo in strada, per dare voce a un quartiere che da mesi si trova a fare i conti con una trasformazione urbana sempre più invasiva, con le difficoltà dei commercianti, le complicazioni per i residenti e la prospettiva di un ulteriore isolamento. Sabato 14 novembre è in programma una manifestazione di solidarietà per cittadini e attività economiche del Quartiere 3, promossa con l’obiettivo di coinvolgere l’intera città in una mobilitazione che va ben oltre i confini di Gavinana.
Il ritrovo è fissato alle 14.30 in piazza Alberti, da dove partirà un percorso verso Gavinana. Il programma completo e l’itinerario saranno comunicati nei prossimi giorni. Il messaggio lanciato dagli organizzatori, però, è già chiaro: «I cittadini ed i commercianti del Q3 hanno bisogno della voce di tutta la città». Un appello che chiama alla partecipazione non soltanto gli abitanti del quartiere, ma anche quelli delle altre zone di Firenze, a partire dal Q2, che nei mesi scorsi ha già dimostrato una straordinaria capacità di mobilitazione contro gli effetti dei cantieri della tramvia.
La manifestazione nasce da una situazione che, a Gavinana, è diventata progressivamente più difficile. Dal 27 gennaio 2025 sono iniziati i lavori della linea tranviaria 3.2.1 Libertà-Bagno a Ripoli, con i primi cantieri aperti in viale Giannotti. Da allora, le lavorazioni si sono estese progressivamente lungo il tracciato, modificando la circolazione, riducendo gli spazi disponibili e imponendo ai residenti una quotidianità fatta di deviazioni, transenne e continui cambiamenti nella viabilità. Una trasformazione che, a quasi due anni dall’avvio, continua a pesare sulla vita del quartiere.
I disagi non riguardano soltanto chi si sposta in automobile. Per le attività commerciali, la presenza dei cantieri significa anche una progressiva difficoltà nel mantenere il rapporto con la clientela. L’accessibilità dei negozi, la possibilità di fermarsi, raggiungere le attività e muoversi agevolmente nel quartiere sono diventate questioni decisive per la sopravvivenza di molte imprese. Già nel febbraio scorso, con l’avanzamento dei lavori in viale Giannotti, venivano segnalati cali delle vendite e preoccupazioni per il futuro delle attività, soprattutto di quelle che dipendono dalla clientela di passaggio.
Il rischio, adesso, è che alle difficoltà già accumulate si aggiunga un nuovo, pesantissimo ostacolo: la chiusura del Ponte da Verrazzano. L’infrastruttura è destinata a essere interessata da interventi di rinforzo strutturale e dall’inserimento dei binari della tramvia. Il Comune ha stimato circa sette mesi di lavori e una spesa di sette milioni di euro, ma la progettazione esecutiva e l’approvazione degli interventi rappresentano ancora passaggi decisivi. Il ponte costituisce un collegamento fondamentale tra Bellariva e Gavinana e la sua chiusura rischia di aggravare ulteriormente le difficoltà di accesso al quartiere.
Il nodo non è soltanto quello della durata dei lavori, ma della loro sovrapposizione. Un quartiere già attraversato da cantieri estesi e da una viabilità profondamente modificata rischia di ritrovarsi ancora più isolato proprio mentre le attività commerciali stanno cercando di resistere alle conseguenze della trasformazione. È questo il timore che emerge dalle segnalazioni dei residenti e dalle richieste di maggiore attenzione rivolte all’Amministrazione.
La tramvia viene presentata come un’opera strategica per la mobilità del quadrante sud-est della città. E nessuno può negare che il trasporto pubblico rappresenti una componente fondamentale di una Firenze più accessibile e sostenibile. Ma il problema è il prezzo che, nel frattempo, viene chiesto a chi vive e lavora lungo il tracciato. Un’opera pubblica non può essere valutata soltanto attraverso i chilometri di binari posati o le date indicate nei cronoprogrammi: deve essere misurata anche sulla capacità di accompagnare la trasformazione senza lasciare indietro i quartieri.
È da questa consapevolezza che nasce la manifestazione del 14 novembre. Non una semplice protesta contro la tramvia, ma una chiamata alla solidarietà nei confronti di una comunità che chiede di non essere abbandonata a se stessa. Gavinana non è un territorio sacrificabile, né un quartiere che può essere lasciato a sopportare da solo le conseguenze di un’opera destinata a servire un’intera area metropolitana.


