Sabotaggi, minacce di querela, denigrazioni e oscuramento mediatico a reti unificate: in neanche due anni di esistenza, La Firenze che Vorrei è riuscita tuttavia a consacrarsi, adesso anche apertis verbis, come unica voce dell’opposizione a Firenze anche dai suoi osteggiatori.
Tale onorificenza, oggettivamente meritata, ci giunge da un tale Riccardo Catola, cui già abbiamo fatto l’onore di un articolo e che puntualmente riemerge dalle fredde tenebre dell’anonimato solo e soltanto quando viene toccato il suo balocco israeliano. Alla ricerca di una notorietà mai avuta, egli adesso rinnova e perfeziona i suoi attacchi ad personam, la cecità dei quali, però, gli ha evidentemente impedito di conoscere nel dettaglio l’oggetto delle sue critiche.
In una sequela tipicamente italiana (o italiota?) di metafore calcistiche, Catola vede presunti «autogol» e si chiede «per chi davvero fa il tifo» l’autore di queste righe e «in quale contesto socio-politico» costui, cioè io, ritiene di scrivere.
Quest’ultimo quesito è a lui che andrebbe rivolto, non avendo egli abbandonato, a quanto trasuda dalle sue sconclusionate parole, né i gradoni della Curva Fiesole né la vetusta e logora contrapposizione da stadio tra “destra” e “sinistra” che, basterebbe aver letto non solo le mie rassegne ma anche i vari articoli non solo miei a ciò dedicati, mostra tutta la sua fallacia nell’identità di vedute che sempre più spesso caratterizza il PD e alcune forze che di opposizione si proclamano.
Non si capisce, poi, a quale teoria il Nostro abbia attinto per definire il nostro giornale «teoricamente di destra o centro-destra» (il dubbio è già dimostrazione della mancanza di basi solide dell’asserzione), giacché esso mai si è definito tale. Anzi, il tempo e gli strumenti che Catola ha impiegato nel suo ennesimo attacco, peraltro su singoli passaggi isolati e d’importanza secondaria quando non terziaria, avrebbe potuto impiegarli, ben più proficuamente, a raccogliere, nelle migliaia di produzioni riunite su questo sito, le notizie e i comunicati provenienti persino da Futuro Nazionale.
Questo è il punto: LFCV è il giornale dell’opposizione. Non di “centrodestra” o “centrosinistra” ma dei cittadini contro un sistema di potere vessatorio, elitario e antipopolare. Riuniamo con orgoglio, anche all’interno della nostra redazione, sensibilità e storie politiche estremamente differenti, unite tuttavia da un denominatore comune: restituire Firenze a chi la vive. Il nostro orientamento è sempre stato chiaro e imperniato a questo obiettivo fondamentale, che trascende le differenze d’ideologia, di religione o di credo filosofico e che soprattutto si caratterizza per una stringente praticità. Non basta qualche sparata social contro questo o quell’esponente dell’amministrazione: contano le azioni pratiche, continuative, sui territori e tra la gente. La denuncia, l’inchiesta, l’esposto, la proposta alternativa particolare e generale. La demolizione del sistema di potere del PD, non un mero ricambio di individui o una diversa spartizione della stessa torta tra i soliti commensali di sempre.
Non un «menare liberamente ceffoni in ogni direzione», come ha male inteso Catola, bensì un’equa ripartizione di scappellotti a chi li merita, contrapposta a un’altrettanto equa distribuzione dei meriti quando dovuto. Non una «militanza super partes», ma un impegno coerente dalla parte dei nostri concittadini che, fino a marzo 2025, non hanno avuto praticamente voce nelle vicende dei nostri quartieri, delle nostre piazze, delle nostre vie.
In cosa consista, dunque, l’aggiunta della nostra voce «al coro quotidiano della stampa di sinistra», è cosa che sa solo lui. Come sa solo lui che cosa avesse in mente quando ha parlato di «grandi quotidiani» ormai screditati e che nessuno legge più, proprio perché continuano tuttora a seguire una linea antitetica e diametralmente opposta alla nostra.
Per quanto riguarda il sottoscritto, che rivendica con orgoglio la sua vicinanza, solidarietà e sostegno alla «teppaglia propal», egli non fa il tifo per alcuno, né «davvero» né per finta, e lascia volentieri questa pratica agli irriducibili che ogni domenica continuano a recarsi allo stadio tinti di viola. La politica richiede in ogni caso analisi concreta della situazione concreta, senza fanatismi aprioristici né preclusioni di principio. Riflettano piuttosto gli «alleati di Fratelli d’Italia», come chiunque altro, e facciano semplicemente opposizione seria e conseguente. Piuttosto: il Nostro, invece, da che parte sta?
In ultima analisi, forse involontariamente forse no, Catola riesce comunque a strapparci un sorriso, con la sua esortazione a «non scherzare», ché «tra non molto si va al voto».
Facili ironie potrebbero sciorinarsi sulla profusione di consigli elettorali da un apologeta del regime sanguinario di Israele, i crimini del cui principale caporione hanno determinato il rigetto dei popoli del mondo e i conseguenti pessimi risultati alle urne, già solo in questo 2026, sia di lui stesso che dei suoi amici e collaboratori a Budapest, Belgrado, Brasilia e Washington.
Un consiglio finale: provi, l’opposizione, a fare come noi. Vedrà che il suo sonno non verrà più turbato da spettri “schleiniani” o “futuristi”.
In copertina: Immagine generata con IA.

