L’inaugurazione della nuova sede di Futuro Nazionale, in via Augusto Novelli, ha replicato lo scenario di piazza Tanucci (la cui sede il Corriere Fiorentino ribadisce essere «sempre chiusa»: i residenti si sarebbero «ripresi la piazza» e nientepopodimeno che Filippo Ferraro ha asserito che «nelle iniziative in piazza non ci sono mai insulti verso FN», chissà a quali iniziative è stato, ammesso che a questo punto si renda effettivamente di che cos’è un insulto). Pur divergendo sulle cifre di presenti tra contestatori e “futuristi”, tutti i principali rotocalchi cittadini concordano sulla netta prevalenza dei primi rispetto ai secondi: 300 a 200 secondo La Repubblica Firenze e La Nazione Firenze, 600 a 150 per il Corriere Fiorentino, non dà cifre Il Tirreno Firenze che parla genericamente di «centinaia presenti in piazza» contro il Generale, che da parte sua li ha apostrofati come «puzzoni, mantenuti, fannulloni», sentendosi rispondere «Non ti sentiamo» e «Facci un kebab» con striscioni del tenore di «Più Tanucci, meno Vannacci» e il sempreverde fascismo tirato in ballo, di contro all’Inno di Mameli provocatoriamente intonato per sberleffo. È già nell’aria, pare, l’apertura di una terza sede a Gavinana, mentre al termine dell’evento “futurista” si è registrata una breve carica di alleggerimento contro i manifestanti che volevano raggiungere i militanti di Futuro Nazionale. Tra i primi è stata individuata, oltre a membri di Sinistra Progetto Comune (Rifondazione Comunista), collettivi, CGIL e ANPI, anche una delegazione del PD capeggiata dal consigliere Milani, che in una stringata intervista rilasciata al Corriere Fiorentino ha dato sfogo ai quintali d’ipocrisia evidentemente ancora in stoccaggio nei magazzini del partito: propiziato dalla domanda d’apertura sul «perché il PD in piazza», egli ha denunciato, tra le altre cose, la «deriva di nazionalismi esasperati, non solo in Italia» (e in Ucraina?) ma, incalzato dal quesito finale sull’«allergia al dissenso» manifestata dal PD, si è lasciato andare a una melensa prosopopea circa un presunto desiderio di un «partito che parli con le persone», che non «dimentichi il confronto vero con chi ti parla apertamente, anche in modo critico», «riconoscendo» il problema e sottolineando che «chi fa politica deve stare al servizio delle persone», già dimentico, forse, che il primo a contrapporsi nella pratica a tutti questi bei principi è sovente stato lui stesso. In questo teatrino per bambini, però, chi non ride sono i commercianti, dalla Piana fino a San Miniato: la prima vede infatti sparire sempre più piccole e medie imprese (-4% solo tra il secondo trimestre di quest’anno e quello del 2025), mettendo al rischio non solo i 65.000 lavoratori che complessivamente vi sono impiegati, ma anche «la perdita di conoscenze e capacità produttive difficili da ricostruire», tra «il costo dell’energia fuori controllo e il ricambio generazionale che non c’è», vedendo una controtendenza soltanto tra le imprese straniere, che rappresentano da sole il 30.5% del peso economico del territorio, quasi il 10% in più rispetto alla media di tutta la Metrocittà; la seconda è invece disperatamente a caccia foss’anche di un solo influencer per autopromuoversi come meta turistica: se Firenze si trova sotto l’«assedio dei trolley», San Miniato risulta al contrario essere «trasparente», e gli esercenti chiedono anche lì un «cambio di passo», giacché lento è l’incedere, al pari di altri luoghi tipo Castelnuovo d’Avane, frazione di Cavriglia, menzionata da La Nazione Firenze che questo quadro ha tracciato e portato a conoscenza dei lettori. Da noi, tuttavia, fra i trolley sfrecciano anche auto di contrabbando: Il Tirreno Firenze informa del sequestro di un’automobile da 90.000€ immatricolata in Albania e fermata dalla Municipale in viale Guidoni nel quadro di una maxi retata tra Campo di Marte e Rifredi, che ha comportato la bellezza di quattro patenti ritirate, 45 punti decurtati sulla patente e 866€ complessivi di multe, oltretutto grazie all’iniziale scoperta di violazioni relativamente “minori” come il mancato allacciamento della cintura o l’utilizzo del telefono cellulare alla guida. Ma può permettersi una città di fare cassa soltanto così? (JCM)


