In quella Toscana nascosta dove per troppo tempo le audaci visioni architettoniche sono rimaste intrappolate tra aste fallimentari e labirinti burocratici, il Castello di Sammezzano finalmente si risveglia: è l’alba dell’era Moretti. Il termine per l’esercizio del diritto di prelazione da parte dello Stato è scaduto, e con questo decade anche l’ultimo legame con l’incertezza di una macchina burocratica elefantiaca che da sempre, nel nostro paese, uccide l’arte e opprime il genio.
Ora il maniero moresco più affascinante d’Italia è passato nelle mani della SMZ S.r.l., società creata appositamente per compiere ciò che nessuno, finora, ha avuto coraggio e visione di fare. A guidarla è Ginevra Moretti, figlia dell’imprenditore e mecenate Giorgio Moretti, nome che nell’ambiente culturale e imprenditoriale fiorentino suona come una promessa: quella di non lasciare che la bellezza muoia. Una holding familiare, la HKC S.r.l., detiene il controllo completo dell’operazione, confermando che la famiglia non ambisce soltanto a possedere Sammezzano: intende custodire, trasformare, traghettare verso nuovi lidi questa eclettica meraviglia architettonica.
L’acquisizione non è una semplice transazione immobiliare, ma una dichiarazione d’amore verso una bellezza dimenticata per decenni: costata diciotto milioni solo nella fase iniziale – tra imposte, costi legali e transazioni – la missione Moretti prevede, secondo indiscrezioni, un investimento complessivo compreso tra i 50 e gli 80 milioni di euro.
Adesso Sammezzano, quel castello caleidoscopico costruito dal genio di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, non è più un triste ricordo di tempi andati, ma un organismo da rianimare. Già nel 2018 Giorgio Moretti aveva sondato il terreno, ma è stata la figlia Ginevra a riaccendere la scintilla nel 2024, convincendo il padre a riaprire il dossier. Così, tra visioni intergenerazionali e venti di follia romantica, il piano ha preso forma. La priorità assoluta sarà il restauro del piano nobile del castello, un’opera ipnotica di geometrie orientali, stucchi e ornamenti di paesi lontani, e follie di colori che sembrano venire da un sogno psichedelico arabo-andaluso. Ma non ci si fermerà alle mura: il parco secolare – tra i più grandi e misteriosi della Toscana – sarà riqualificato e rigenerato come una cattedrale verde di essenze rare ed esotiche.
E poi ci sarà la distruzione, quella necessaria: l’ecomostro di cemento armato, 9.000 metri quadrati di vergogna edilizia a firma dell’architetto Pierluigi Spadolini, costruito negli anni Settanta e mai entrato in funzione, verrà raso al suolo. Una cicatrice finalmente rimossa dal volto del paesaggio.
Dopo il restauro, la promessa per Sammezzano è di diventare un polo d’eccellenza multifunzionale: ospitalità di lusso, eventi, cerimonie, congressi, esperienze culturali. Ma non sarà solo per pochi. Il progetto prevede percorsi museali pubblici e accessibili, in grado di raccontare la storia della tenuta, del suo creatore e del contesto che la generò. Il primo battito di vita potrebbe arrivare già entro due anni.
La bellezza di questo giorno è che Sammezzano smette di essere un enigma nascosto agli occhi del mondo, o un’icona da difendere con petizioni e battaglie civiche: ora il suo futuro è in costruzione. L’arrivo della famiglia Moretti non rappresenta solo una vittoria per il patrimonio culturale toscano, ma un’occasione unica per tutto il territorio: nuova economia, nuova occupazione, nuova attrattività.
E, soprattutto, una nuova possibilità di credere che anche in Italia, talvolta, i castelli ritornino a vivere. Dopo anni di inganni, illusioni, aste deserte e degrado, Sammezzano – il castello dei sogni, il castello del techinicolor in salsa revival moresca – sta tornando.
Foto: Copyright Fotocronache Germogli