Nel video pubblicato da Alberto Martini, Ilaria Fantappiè ripercorre il drammatico episodio che ha coinvolto la madre, sopravvissuta a un’aggressione con coltello, e accusa il silenzio delle istituzioni
A dieci giorni dalla violenta aggressione avvenuta il 1° luglio in via dell’Arione, verso il Pian dei Giullari, fa sentire la propria voce la famiglia dell’anziana rimasta ferita al collo da uno straniero armato di coltello. In un video pubblicato da Alberto Martini, esponente di Aria Nuova per Firenze, interviene infatti la figlia della donna, Ilaria Fantappiè, che ricostruisce quei drammatici momenti e denuncia il silenzio delle istituzioni cittadine.
L’episodio, già riportato dagli organi di stampa, è avvenuto mentre la donna stava rientrando a casa dopo aver fatto la spesa. Secondo quanto raccontato dalla figlia, l’anziana aveva con sé il carrello della spesa, particolare che le avrebbe consentito di mantenere inizialmente una certa distanza dall’aggressore. Dopo aver attraversato la strada all’altezza di via dell’Arione, sarebbe stata improvvisamente afferrata al collo alle spalle. Riuscita a divincolarsi e a chiedere aiuto, sarebbe stata colpita con un pugno e successivamente raggiunta da due fendenti al collo prima che l’aggressore si desse alla fuga. La donna è stata soccorsa dai vicini, che hanno allertato i soccorsi e le forze dell’ordine. Uno dei due tagli è risultato superficiale, mentre l’altro ha richiesto tre punti di sutura, passando a poca distanza dalla carotide.
Nel corso dell’intervista, alla domanda di Martini se le istituzioni si siano fatte sentire dopo l’accaduto, Ilaria Fantappiè risponde con un secco: «No». La figlia della vittima spiega quindi di aver indirizzato una lettera alla sindaca di Firenze, Sara Funaro, rendendone pubblico il contenuto nel corso del video:
«Alla cortesa attenzione del sindaco di Firenze Sara Funaro.
Egregia sindaco Funaro, li scrivo in qualità di cittadina fiorentina e soprattutto come figlia. Mi scuso se preferisco utilizzare il linguaggio istituzionale al maschile ma la mia formazione liceale me lo impone. Sono la figlia della signora che solo una settimana fa è stata brutalmente aggredita in via dell’Arione, mentre camminava per strada, ferita al collo con un’arma da taglio.
Siamo una famiglia composta da due sole donne, mia madre ed io, che nel giro di pochi anni abbiamo subito due gravi aggressioni, vivendo sulla nostra pelle il delino della sicurezza di questa città. Ho cercato più volte un contatto, esponendo la nostra drammatica situazione. Ad oggi, dopo una settimana dal brutale episodio che ha coinvolto mia madre, il suo silenzio è assordante.
Lei, che tanto tiene a farsi chiamare al femminile e a sottolineare con ogni pretesto la sua identità di genere, ha fatto del principio “nessuno verrà lasciato indietro” un mero slogan elettorale. Un sindaco deve rappresentare tutti i cittadini, non una parte politica.
Siccome da lei e dalle sue amministrazioni ha affermato in più occasioni il problema della sicurezza dipende dal governo centrale, allora un bravo sindaco ha il dovere morale di agire come un genitore che protegge i suoi figli. Deve tollerarli con ogni mezzo a costo di presentarsi al ministero con la fascia tricolore in petto e reclamare con fermezza le forze necessarie per arginare questa deriva di criminalità che ha portato Firenze ad essere ad oggi la seconda città in Italia per incidenze di reati.
La sicurezza non si costruisce con i programmi o con il rimpallo di responsabilità. Il suo silenzio istituzionale nei confronti di due donne vittime di una violenza inaudita nel territorio che lei amministra è a questo punto inequivocabile.
Firenze merita risposte concrete e i suoi cittadini feriti meritano quantomeno di non essere ignorati da chi ha l’onere di rappresentarli.
Chi le scrive è nipote di un IMI, un internato militare italiano che ha affrontato due anni di prigionia in Germania affinché potesse esistere un domani uno Stato libero e democratico in cui si potesse vivere.»
Nel concludere l’intervista, Alberto Martini invita a condividere il video affinché la vicenda non venga archiviata come un semplice fatto di cronaca. Secondo l’esponente di Aria Nuova per Firenze, il racconto di Ilaria Fantappiè rappresenta il simbolo di un disagio più ampio, legato all’ormai pervasivo senso di insicurezza vissuto da una sempre maggiore parte dei cittadini, e merita una risposta concreta da parte delle istituzioni.
Da un lato resta la storia di un’anziana sopravvissuta a un’aggressione che avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi; dall’altro, la richiesta avanzata dalla famiglia di ottenere non soltanto giustizia sul piano giudiziario, ma anche quantomeno un segnale di vicinanza istituzionale e una presa di posizione da parte dell’amministrazione comunale.


