Il nuovo ponte di Bellariva? Per la Soprintendenza doveva essere «esclusivamente tramviario». Poi il cambio. Perché?

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Come mai la destinazione d’uso del nuovo ponte di Bellariva è cambiata rispetto al 2021? E, soprattutto, con quale atto la Giunta ha ufficializzato quel cambio?

 

Domande legittime alla luce di una Delibera di Giunta risalente al 2021 e avente a oggetto il nuovo ponte sull’Arno. A diversi anni di distanza, quel documento, visionato da La Firenze che vorrei, sembra contrastare con quanto deciso. Perché nel 2021 il nuovo attraversamento sull’Arno a Bellariva non era pensato per le auto. Era nato, almeno stando a quanto si legge nelle carte dello stesso Comune di Firenze, per una funzione unica: la tramvia.

 

Un ponte solo per i binari della tramvia

 

È ciò che chiede la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio, il cui parere viene per altro richiamato integralmente nella delibera del 2021. L’ente di tutela, infatti, dopo una serie di valutazioni tecniche, indica come «soluzione maggiormente compatibile con il contesto paesaggistico» proprio quella che prevedeva «il passaggio esclusivo della tramvia nel nuovo Ponte di Bellariva».

La Soprintendenza (sotto Andrea Pessina) chiede, inoltre, di ridurre l’impalcato del ponte da 22,70 a 15,30 metri nel punto di massimo ingombro, per un minor impatto visivo sia da lontano che da vicino. L’ente segnala anche una «minore interferenza» con le sponde dell’Arno e con i beni tutelati circostanti, a partire dal vicino Ponte da Verrazzano.

Non solo. Per l’ente è fondamentale l’eliminazione delle «criticità inerenti agli svincoli carrabili», che con una soluzione diversa avrebbero portato a una «notevole alterazione e compromissione delle caratteristiche peculiari del contesto paesaggistico».

Il via libera al nuovo ponte di Bellariva matura, infatti, con una condizione precisa: un nuovo ponte di Bellariva «esclusivamente tramviario». E una soluzione veicolare? Possibile, ma solo se «di impatto paesaggistico equivalente».

 

Il nodo: le verifiche in ritardo a i binari già arrivati?

 

Alla luce di ciò, se il quadro reale è quello che effettivamente emerge dalle carte visionate, perché le verifiche necessarie si conducono soltanto adesso? Nei mesi scorsi il cantiere è andato avanti a ritmo serrato – i binari sono già arrivati in Lungarno Pecori Giraldi, in Lungarno del Tempio e in Viale Giannotti -, con ricadute pesanti sul traffico.

Se gli esiti delle valutazioni, che si apprende essere in corso, dovessero essere negativi, o se emergessero incompatibilità, che fine faranno quelle rotaie? E soprattutto, quale senso ha avuto accelerare i lavori, se poi l’intera opera rischia di restare ferma? Anche queste domande legittime.

 

Un cambio mai spiegato?

 

Il passaggio da ponte esclusivamente tranviario a un’infrastruttura con funzioni diverse non è – solo – un dettaglio tecnico. È una scelta che modifica l’impatto sull’area, sulla viabilità e sul paesaggio.

Al momento non risulta agli atti quale sia stato il passaggio formale con cui la Giunta ha cambiato orientamento rispetto a quanto prescritto nel 2021. Resta quindi aperto un interrogativo dirimente: chi ha deciso, quando, e sulla base di quali nuovi elementi?