Al distretto mancano le rammendine: il mestiere tradizionale che torna centrale nel tessile del futuro

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Ridurre i rifiuti tessili non sarà più soltanto una scelta etica o un obiettivo di sostenibilità, ma una necessità sempre più concreta per l’intera filiera. L’entrata in vigore, dal 19 luglio di quest’anno, del divieto per le grandi imprese europee di distruggere gli articoli invenduti di abbigliamento, accessori e calzature rappresenta un passaggio destinato a incidere profondamente sull’organizzazione del settore. Il principio si basa sul fatto che, prima di diventare un rifiuto, un prodotto deve attraversare tutte le possibili fasi: vendita, donazione, recupero e riutilizzo. Una posizione questa che spinge l’industria tessile verso modelli sempre più orientati all’economia circolare, alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione del prodotto.

Per un distretto come quello pratese, che ha costruito la propria storia sul recupero delle fibre e sulla capacità di dare nuova vita ai materiali, si tratta di una direzione che rafforza una cultura industriale già profondamente radicata. E che riporta al centro dell’attenzione internazionale le competenze e quel sapere fare tutto pratese. Un patrimonio da preservare e tramandare, per evitare di vedere sparire mestieri fondamentali per l’intera filiera e quindi anche per la moda.

Fra questi come non annoverare il controllo qualità, che oggi assume un ruolo ancora più decisivo sia per migliorare il livello del prodotto che per evitare sprechi, che poi andrebbero a ripercuotersi sull’intero settore. Nel nuovo scenario europeo, così, torna protagonista la figura del team rammendo. Non soltanto un mestiere della tradizione tessile pratese, ma una professionalità specializzata, capace di individuare le imperfezioni, valutarne il recupero e intervenire affinché un tessuto possa avere una destinazione di vendita di maggiore qualità.

Centrale in tal senso è stato il ruolo di un’azienda pratese, Controlnet, guidata dalla famiglia Fabbri e specializzata da oltre trent’anni nella certificazione di qualità e nel servizio a 360 gradi di controllo. Un’impresa che in questi anni attraverso corsi di formazione, inserimenti lavorativi e collaborazioni con le scuole ha saputo creare un ricambio generazionale nel team rammendo, affiancandolo anche a macchinari volti all’innovazione tecnologica e all’intelligenza artificiale. Strumentazioni sempre più avanzate, ma che non possono sostituire l’esperienza e la conoscenza del materiale.

“Oggi il supporto tecnologico ci consente di velocizzare molti processi e di rendere il controllo qualità sempre più efficace – spiega Roberto Fabbri, amministratore di Controlnet –. A fianco di queste innovazioni, però, il lavoro del team rammendo continua a rappresentare un valore aggiunto insostituibile. L’esperienza e la manualità di chi sa riconoscere un difetto e intervenire nel modo corretto permettono di preservare la destinazione del prodotto, evitando sprechi o perdite di valore. Ogni capo recuperato significa meno scarti e un concreto contributo alla sostenibilità della filiera”.

Oltre al controllo qualità del tessuto, Controlnet mette a disposizione un servizio di controllo e recupero del capo finito, già svolto per realtà come Missoni e Max Mara, con l’obiettivo di recuperare prodotti che altrimenti rischierebbero di essere scartati, restituendo loro valore e riducendo gli sprechi. Un esempio concreto è il progetto realizzato per U-Power, dove l’azienda ha effettuato il controllo di 48.673 capi finiti: 41.306 capi (85%) sono risultati conformi, mentre 7.367 (15%) sono stati individuati come non conformi e gestiti secondo le procedure previste.

“Parallelamente, il controllo qualità sui tessuti rappresenta un’attività fondamentale per prevenire gli sprechi lungo tutta la filiera – aggiunge Fabbri -. Attraverso la mappatura dei difetti, infatti, le aziende possono ottimizzare le fasi successive di taglio e confezione, migliorando la qualità del prodotto finale e riducendo le perdite di materiale. Nel 2025 abbiamo controllato oltre 3,8 milioni di metri di tessuto, individuando più di 101mila difetti. Per dare un’idea della portata di questo lavoro, 3,8 milioni di metri di tessuto corrispondono a una lunghezza sufficiente a coprire circa 800 campi da calcio”.