Il passaggio dei lavoratori di Alia alla nuova OpCo, la Operating Company, rischia di riaccendere lo scontro sindacale. A denunciarlo sono i Cobas del Lavoro Privato – Alia Plures con un comunicato diffuso oggi.
Il prossimo 29 luglio le segreterie territoriali di Cgil, Cisl, Uil e Fiadel hanno in programma un incontro aziendale per siglare l’accordo sul trasferimento del personale. Un confronto, secondo i Cobas, che avverrà «escludendo ancora una volta tutte le altre rappresentanze e senza alcun coinvolgimento preventivo di tutto il personale coinvolto».
«Ancora una volta si intende agire senza un reale e democratico confronto con la base», scrivono dal sindacato di base, che rivendica: «Per noi l’azienda deve rimanere unica». Per i Cobas la OpCo riguarda direttamente Alia e quindi «non è materia per sole trattative ristrette, ma deve coinvolgere l’intera Rsu e tutti i lavoratori interessati».
Nel comunicato vengono sollevati anche dubbi sulla legittimità del tavolo. I Cobas ricordano lo stato di agitazione e lo sciopero del 9 luglio, indetto dalla Rsu per chiedere le dimissioni della Direzione Produzione Servizi. «Con quale mandato le Organizzazioni Sindacali si apprestano a firmare un accordo che ci vincolerà per sempre, trattando con una direzione ritenuta inadeguata fino a pochi giorni fa?», si chiedono.
Sul merito del trasferimento vengono indicati tre nodi principali. Il primo riguarda l’uscita da Plures/Multiutility, che diventerà «a tutti gli effetti il nostro padrone di casa», addebitando i servizi di staff con costi aggiuntivi. Il secondo è quello dei debiti: passeranno interamente sulla nuova società operativa o resteranno in capo alla capogruppo? Il terzo riguarda il mandato sindacale: «Con quale mandato si dichiara di parlare del nostro futuro senza aver prima interpellato chi lavora ogni giorno sul campo?».
Critiche anche sul metodo. «Conosciamo bene la retorica degli accordi al ribasso», affermano i Cobas, citando l’accordo sulle ferie, il contratto d’ingresso di primo livello «che ha regalato agli operai stipendi da fame» e l’aumento dell’orario di lavoro da 36 a 38 ore settimanali a parità di retribuzione.
La richiesta conclusiva è quella di aprire subito il confronto con i lavoratori: «Chiediamo immediatamente assemblee e il voto dei lavoratori sul passaggio alla OpCo». In mancanza di risposte, avvertono, «indiremo assemblee e proclameremo lo stato di agitazione».

