Sette enti commissariati, tra cui ARPAT. Scoppia l’allarme depotenziamento. La Rete Toscana Tutela Beni Comuni chiede risorse e controlli
Sette enti regionali commissariati. Tra questi, ARPAT. Il 7 luglio 2026. Un atto di mera razionalizzazione? Oppure un depotenziamento mirato? O, ancora, un gioco di nomine?
A porre la questione è la Rete Toscana Tutela Beni Comuni. Che lancia un allarme. E chiede alla Regione Toscana un intervento immediato.
La Rete esprime «piena solidarietà e totale adesione» al documento della RSU ARPAT del 25 settembre 2026, «ARPAT 2026 – La fine di un’agenzia?», a firma della portavoce Silvia Cerofolini.
Un documento che parla chiaro. Contributo regionale fermo a dieci anni fa. Inflazione cresciuta del 25%. Assunzioni bloccate. Personale non sostituito. Strumentazione carente. Attività operative in calo.
La RSU lo scrive nero su bianco. Diventa difficile «mantenere il numero dei controlli di iniziativa adeguato alle pressioni del territorio». I laboratori non riescono più a garantire «completezza delle analisi e requisiti di qualità».
Per le associazioni, il punto è questo. Non è una vertenza sindacale. È una questione di salute pubblica.
«Il controllo ambientale non è solo tutela dell’ambiente – si legge nella nota –. È tutela della salute e della sicurezza delle persone». Lo dice la stessa legge regionale. La L.R. 30/2009 attribuisce ad ARPAT specifiche «attività istituzionali connesse alla tutela della salute».
Cosa controlla ARPAT? Emissioni industriali. Impianti di rifiuti e inceneritori. Scarichi. Matrici ambientali. Monitoraggio e supporto tecnico-scientifico al Servizio sanitario regionale.
Meno personale significa meno controlli. Meno controlli significa meno capacità di sapere cosa accade vicino a casa nostra. Significa intervenire quando il rischio è già realtà.
«Senza ARPAT con laboratori adeguati, chi controlla cosa avviene vicino a casa nostra?».
Il paradosso è evidente. Mentre l’Europa alza l’asticella, la Toscana abbassa la guardia.
Tre direttive lo dimostrano.
Sull’acqua potabile, l’Italia ha recepito la Direttiva UE 2020/2184 con il D.Lgs. 18/2023. Parametri più rigidi su PFAS, bisfenolo-A, microinquinanti. Il 29 aprile 2026, la Commissione UE ha aperto contro l’Italia la procedura d’infrazione per non corretto recepimento.
Sull’aria, è in corso il recepimento della Direttiva UE 2024/2881. Limiti più severi per PM2,5, PM10, NO2 e ozono. Monitoraggio rafforzato. Obiettivo zero inquinamento al 2050. Schema di decreto approvato dal CdM il 4 agosto 2026.
Sulle acque reflue, la nuova Direttiva UE 2024/3019 introduce obblighi su PFAS, microplastiche e residui farmaceutici. E impone il principio «chi inquina paga». Da recepire entro il 31 luglio 2027.
«Di fronte a nuovi e maggiori obblighi di controllo – denuncia la Rete – la risposta non può essere ridurre chi deve controllare».
Da qui le richieste alla Regione. Al Presidente Eugenio Giani. All’Assessore all’Ambiente David Barontini. Al Consiglio Regionale.
Primo: chiarire quali misure intende adottare per garantire ad ARPAT risorse economiche, personale, strumentazione e capacità laboratoristiche adeguate.
Secondo: fornire un quadro trasparente. Personale, risorse, dotazioni, numero di controlli negli ultimi anni. I cittadini devono poter verificare se la capacità di controllo è diminuita.
La lettera è stata inviata alla Regione Toscana, ad ARPAT e per conoscenza alla RSU.
Sono oltre 80 le realtà firmatarie. Tra queste: Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni con 30 comitati aderenti, Rete dei Comitati per la difesa del territorio, Movimento Consumatori Nazionale, GrIG Gruppo di Intervento Giuridico, Onda Nazionale Difesa Alberi, Zero Waste Italy, Coalizione TESS, Coordinamento Nazionale Terre Nostre, Rete NOGESI, Rete No Rigass No Gnl, Italia Nostra Toscana, WWF Toscana, Rete Zero Pfas Toscana, Coordinamento per la Depurazione e Bonifiche, Coordinamento Ambientalista Apuoversiliese.

