di Johnny Il Dimenticato (tornerò)
«Vaia, vaia, vaia», direbbe il Sirvano di Panariello.
Ma il nostro Boy George, assessore venuto da Livorno, con ascendenti in Campania e scuole dell’obbligo a San Casciano, approdato vai a sapere come – e soprattutto perché – tra le lavanderie in riva d’Arno, l’autobus da quanti anni è che non lo prende?
Il frontman di fatto della sinistra, come lo ha definito una stampa locale oltremodo azzerbinata al potere – successe così solo sotto il Fascismo, sfogliando le collezioni in emeroteca – sale mai su un autobus di Autolinee Toscana, il gestore parigino dei trasporti fiorentini e toscani?
Azienda che offre un servizio a dir poco scandaloso. E che dà paghe scarse. Il grasso preso in Toscana va quasi tutto nelle casse di Ratp, che è la municipalizzata del Comune di Parigi. Basta fermarsi a una fermata per rendersene facilmente conto.
Mentre tu aspetti un busse vedi passare solo mezzi con la scritta «In transito», «fine turno». Per la serie, ma chi se ne frega. A me, a Johnny Il Dimenticato, interessa salire e andare dove devo andare.
E quando, miracolosamente, riesci a montare sopra ti accorgi che i conducenti sono sempre al cellulare collegati con gli auricolari. «Un fanno che chiacchierare». Di cosa non è dato sapere. Fatto sta che, neanche di rado, sbagliano percorso. Ovvio, non conoscono la città. Lo si capisce dal fatto che il loro idioma non è fiorentino. Spesso sono scortesi. E la marcia oscilla da capitan Lumaca a Nuvolari.
I nostri gloriosi autisti fiorentini dell’Ataf erano un pezzo di civiltà occidentale. Guida dolce, velocità moderata e costante, cortesia e attenzione per i passeggeri. C’era sapore di Mitteleuropa, di educazione granducale, di sobrietà. Ora c’è afrore di banlieue o sciatteria dal Golfo.
Non sanno cosa vuol dire Firenze e certo non glielo ha mai spiegato Dario di Torre del Greco, uno che osteggia Dante perché è cristiano, mica ce l’ha solo con Manzoni che venne a sciacquare i panni in Arno. È in atto una subdola missione di odio contro Fiorenza. Togliere le sue radici. E i suoi viali. Tutto si tiene, anche i simboli.
«Vaia, vaia», ci dice Sirvano sconsolato mentre si rammenta le gesta dei Partigiani di cui sentiva raccontare, con la giusta misura, da bambino.
E che dire poi dei continui cambi di vettura? A un certo punto, probabilmente a fine turno, l’autista, spesso e volentieri partenopeo – anche parecchi vigili urbani, curiosamente, lo sono: e perché no della Basilicata o del Molise, per dire? – ti invita a scendere e a salire sulla vettura successiva con fare sbrigativo e fastidio per la tua esistenza. Un giorno o l’altro ti spara, scherzaci.
Ma siamo grulli? Ma che gente hanno portato qui? Altro che terzo, qui si scivola nel quarto mondo. Due euro di biglietto per essere trattati da pezzenti in casa propria? Mai visto un disservizio tanto costoso e inefficiente.
Firenze e i fiorentini non meritano l’inconcludenza della Pantera Rosa in versione drivers imposta dal pisano Rossi de La Rotta di Pontedera – nomen omen, roba sempre rotta – e avallata dal lobbysta di Francia che – immeritatamente, scriviamolo! – ha fatto 10 anni da sindaco contro Firenze, no di Firenze.
Quindi, caro Boy George da scoglio e da riviera – ma che siamo sicuri? Il curriculum è pieno di omissioni – guarda un po’ di darti una mossa. Sei o non sei l’assessore al Traffico voluto direttamente da Elly Schlein ma pagato dai fiorentini ben 105.000 euro all’anno di indennità?
Mi auguro che qualcosa cambi e ti auguro nel frattempo che tu faccia qualcosa mentre sei parcheggiato in Palazzo Vecchio. Mentre tu aspetti Montecitorio vedi di «mobilitarti» per andare finalmente a cercarti un lavoro, come s’è fatto tutti. Magari come autista di Autolinee Toscane, così ti rendi conto.
Altro che fiduciario di Elly su Firenze e frontman della sinistra… Tu sei Boy George e pensi di fare la rivoluzione comunista colpendo gli anziani che prendono l’autobus. Troppo confuso.
«Vaia, vaia, fai festa, l’è meglio per te e per tutti», ti dice Sirvano.


