Bilancio partecipativo nei Quartieri, terzo voto unanime a Firenze. Ma i soldi ancora non ci sono

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L’ordine del giorno di Sinistra Progetto Comune passa all’unanimità per la terza volta. Ma la sperimentazione resta priva di budget, tempi certi e un ruolo definito per i Consigli di Quartiere. La verifica arriverà con il bilancio di previsione 2027-2029

 

Il bilancio partecipativo nei Quartieri di Firenze ottiene per la terza volta il sì unanime del Consiglio comunale, ma la domanda resta sempre la stessa: quando arriveranno le risorse e quando si passerà dalle dichiarazioni agli atti concreti? È il nodo sollevato da Dmitrij Palagi, di Sinistra Progetto Comune, dopo l’approvazione dell’ordine del giorno n. 1701/2026, collegato al Documento unico di programmazione 2027-2029. Il testo invita la sindaca e la Giunta ad avviare la sperimentazione del bilancio partecipativo, definendo risorse e modello operativo nella nota di aggiornamento al DUP e nel bilancio di previsione, anche attraverso l’attuazione della delibera di Giunta n. 60/2026 sull’autonomia dei Quartieri nelle piccole manutenzioni. Il problema è che non si tratta della prima promessa né del primo voto favorevole. Il 31 marzo 2025 era stato approvato all’unanimità un primo ordine del giorno; il 4 febbraio 2026 un secondo atto aveva chiesto, senza voti contrari, «stanziamenti specifici» già nel «prossimo bilancio di previsione». Eppure, nel DUP esaminato dal Consiglio a fine settembre, la sperimentazione compare ancora soltanto sulla carta: nessun budget definito, nessuna scadenza e nessun ruolo chiaramente assegnato ai Consigli di Quartiere.

Per arrivare all’ennesimo voto condiviso, Palagi riferisce di aver accettato modifiche sostanziali al testo: «“Impegna” è diventato “invita”». Una differenza tutt’altro che secondaria, perché ridimensiona la portata dell’atto. Sono state eliminate le cifre da destinare a ciascuno dei cinque Quartieri, la scadenza per presentare in Commissione le tipologie di intervento e i relativi budget previsti dalla delibera 60, oltre al calendario per riformare il Regolamento entro il primo semestre del 2027. La mediazione ha quindi alleggerito gli impegni richiesti alla Giunta, lasciando però intatta la questione decisiva: risorse e modello operativo devono essere definiti nella manovra di bilancio, non rinviati a un futuro imprecisato. Nel testo è stato inoltre inserito il consolidamento del personale degli uffici territoriali nel Piano integrato di attività e organizzazione, lo strumento attraverso cui il Comune programma le assunzioni.

I ritardi, tuttavia, non riguardano soltanto il bilancio partecipativo. Palagi richiama anche la mancata attuazione nei tempi previsti della delibera 60, che assegnava alle Direzioni comunali sessanta giorni per individuare le piccole manutenzioni sulle quali avrebbero potuto decidere i Collegi di Presidenza dei Quartieri, definendo anche i relativi budget. Il termine è scaduto il 13 maggio e, secondo quanto riferisce il consigliere, a cinque mesi di distanza gli unici atti attuativi pubblicati riguardano i gettoni dei consiglieri di Quartiere. Anche un’interrogazione presentata a giugno sul tema sarebbe ancora senza risposta. Nel frattempo, i Consigli di Quartiere hanno inserito nei pareri sul DUP richieste comuni di maggiore autonomia, più personale negli uffici decentrati e una revisione dell’assetto istituzionale. Tra le proposte figurano «canali esclusivi di indirizzo delle piccole manutenzioni» e una riforma dell’organizzazione amministrativa. Il Quartiere 2 ha inoltre richiamato la mozione approvata dai cinque Consigli il 5 novembre 2025, con la richiesta del «ritorno al quadro amministrativo previgente al 2010».

La questione investe direttamente il rapporto tra Palazzo Vecchio e i territori. Non basta riconoscere ai Quartieri un ruolo consultivo se poi mancano strumenti, personale e risorse per incidere davvero sulle decisioni. La prova decisiva arriverà con la nota di aggiornamento di fine anno e il bilancio di previsione 2027-2029: sarà allora possibile verificare se il terzo pronunciamento unanime si tradurrà finalmente in un capitolo di spesa oppure resterà l’ennesima dichiarazione d’intenti. Palagi annuncia che Sinistra Progetto Comune controllerà i documenti e porterà la questione in Commissione e nei Quartieri, insieme alle proprie consigliere e ai propri consiglieri. La conclusione del consigliere sintetizza il nodo politico della vicenda: «Decentrare vuol dire spostare decisioni e soldi verso chi vive i quartieri: se ci si ferma alle parole, la partecipazione diventa consultazione, e chi partecipa prima o poi smette di farlo».

Foto: Wikimedia Commons