Caro carburanti, ci siamo abituati agli shock?

GERMOGLI PH: 01 AGOSTO 2023 EMPOLI OBBLIGO DI ESPOSIZIONE DEL PREZZO MEDIO REGIONALE DEI CARBURANTI NEI DISTRIBUTORI DI BENZINA © TOMMASO GASPERINI / FOTOCRONACHE GERMOGLI

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L’analisi del Centro Studi di Consumerismo su prezzi e mobilità dal 2022 al primo semestre 2026 mostra che non c’è stata una rinuncia all’automobile, ma una rimodulazione: più viaggi, più brevi, con un peso minore dell’auto. Lo shock di maggio 2026 c’è stato, ma si è fermato a meno 0,45% nel semestre.

 

Gli aumenti dei carburanti non hanno fatto scendere gli italiani dall’auto. Anzi, l’automobile conserva un ruolo centrale anche quando la benzina sfiora i 2 euro. È la fotografia che emerge dal Rapporto «Carburanti e mobilità in Italia» del Centro Studi di Consumerismo, con dati al 31 luglio, un lavoro che per scelta metodologica si presenta come descrittivo e osservazionale e che invita a non confondere la coincidenza temporale tra rincari e mobilità con un rapporto causale automatico.

Per farlo, gli autori hanno ricostruito tre fasi storiche molto diverse tra loro. Le crisi petrolifere degli anni Settanta, il quadriennio 2022-2025 segnato dalla crisi energetica dopo l’invasione russa dell’Ucraina e il primo semestre 2026, caratterizzato dalle tensioni internazionali e dalle interruzioni dei flussi petroliferi attraverso lo Stretto di Hormuz.

Sul passato il confronto è volutamente qualitativo, perché motorizzazione, efficienza dei veicoli e struttura economica sono cambiate radicalmente. Nel 1974, anche per effetto dei divieti festivi di circolazione introdotti dal decreto di austerità, i consumi energetici dei trasporti calarono del 6,5% per poi recuperare già nel 1975, mentre nella seconda crisi del 1978-1981 non si osservò una contrazione analoga. Quello che il rapporto documenta con chiarezza è invece l’esplosione dell’onere economico per le famiglie, con la quota di spesa destinata alla benzina che secondo la ricostruzione Istat passò dall’1,5% del 1963 al 4,6% nel 1974 fino all’8,7% nel 1980.

Il cuore dell’indagine riguarda però il presente. Il periodo 2022-2025, spiega il Centro Studi, non può essere descritto come un’unica fase di rincaro continuo. Il gasolio raggiunse il suo prezzo medio annuale più alto nel 2022 a 1,815 euro al litro, la benzina nel 2023 a 1,865. Poi le medie sono scese: la benzina a 1,821 nel 2024 e a 1,733 nel 2025, meno 7,1% dal picco, il gasolio a 1,792 nel 2023, poi a 1,717 e 1,653 nel 2025, meno 9% rispetto al 2022. In quei due anni i prezzi superarono in alcuni mesi la soglia dei 2 euro, tanto sulla rete ordinaria quanto su quella autostradale.

Eppure la mobilità non si fermò. Nel 2022, nonostante il forte aumento, gli spostamenti nel giorno medio feriale risalirono da 89 a 98,9 milioni e le percorrenze autostradali del 10,7%, ma il dato va letto con cautela perché il 2021 era ancora condizionato dalle limitazioni pandemiche. Nel 2023 il numero dei viaggi restò sostanzialmente stabile, più 0,6%, mentre i passeggeri-chilometro diminuirono del 2,6%, segno che si viaggiava uguale ma più corto.

La stessa dinamica si ritrova nel 2024 e nel 2025. Nel primo semestre 2024 il numero degli spostamenti rimase allo stesso livello del 2023, i passeggeri-chilometro calarono del 5,7% e la quota modale dell’auto scese al 63,1%. Nell’intero 2024, però, l’energia utilizzata dalle famiglie per il trasporto in conto proprio crebbe del 5,1% e aumentarono sia i consumi di benzina e gasolio sia le percorrenze autostradali.

Nel primo semestre 2025 gli spostamenti salirono del 6,4%, da 96,5 a 102,7 milioni, avvicinandosi al benchmark pre-pandemico di 105,7 milioni del 2019, mentre la distanza media scese da 9,9 a 9,2 chilometri, con un calo concentrato soprattutto in città dove la lunghezza media arrivò a 3,4 chilometri. L’extraurbano aumentò leggermente a 25,1 chilometri, restando comunque sotto i 26,8 del 2019. La quota dell’auto passò dal 63,1% al 60,8%, con più spazio per trasporto collettivo, bicicletta e micromobilità.

Qui il rapporto introduce uno dei passaggi più rilevanti per la lettura politica dei dati. Una quota più bassa non significa automaticamente meno auto in circolazione. Applicando aritmeticamente la quota al totale degli spostamenti, si passa da circa 60,9 milioni di spostamenti in auto nel primo semestre 2024 a 62,4 milioni nello stesso periodo del 2025. Gli autori precisano che non è una stima statistica, ma serve a dimostrare che la sola percentuale non prova una riduzione assoluta.

Arriviamo così al 2026. A gennaio e febbraio i prezzi erano ancora contenuti, poi tra marzo e maggio si è verificato quello che il rapporto definisce uno shock concentrato e particolarmente intenso per il gasolio. La benzina è passata da 1,635 euro a gennaio a 1,931 a maggio, più 18,1%, il gasolio da 1,653 a 2,098, più 26,9%. A giugno c’è stato un parziale rientro a 1,866 e 2,007, ma ancora più 14,1% e più 21,4% rispetto a inizio anno. Tra primo e secondo trimestre la benzina è salita del 10%, il gasolio del 21,4%, con il salto mensile più forte tra marzo e aprile, più 16,9%.

La scomposizione del prezzo aiuta a capire cosa è successo. Per la benzina, tra primo e secondo trimestre il prezzo al netto delle imposte è salito del 26,1%, da 0,744 a 0,939 euro, mentre il complesso di accisa e Iva è sceso da 0,941 a 0,916. Il rincaro, quindi, non è venuto dalla fiscalità. Il Governo è intervenuto più volte con tagli temporanei delle accise, portandole da 672,90 a 472,90 euro per mille litri dal 19 marzo al 1° maggio, per poi riallinearle a 622,90 dal 7 giugno. Misure che, come nota il rapporto, hanno attenuato il rincaro finale senza impedirlo.

Sul lato dei consumi, il primo semestre 2026 contro lo stesso periodo del 2025 mostra benzina più 5,36%, gasolio meno 3,22% e somma volumetrica meno 0,45%. Le vendite in rete sono cresciute del 2,23%, quelle extra-rete, dove pesa anche il trasporto merci e professionale, sono calate del 5,38%. Dentro il semestre, però, maggio segna meno 8,08% su anno della somma dei due carburanti, in coincidenza con il picco dei prezzi, mentre a giugno la contrazione non prosegue e torna a più 0,58%.

Da qui la conclusione che il Centro Studi consegna a pagina 50 e che è destinata a far discutere: i dati disponibili non mostrano una rinuncia generale e persistente all’automobile. Emerge piuttosto una trasformazione della struttura della mobilità, con più spostamenti brevi, una minore distanza media e una maggiore diversificazione tra mezzi e carburanti.

Un esito che, avvertono gli autori, non va letto come indifferenza ai rincari. Nei territori dove le alternative sono limitate, la continuità nell’uso dell’auto può dipendere dalla mancanza di alternative concretamente adeguate e tradursi in una maggiore esposizione economica per le famiglie, mentre l’elettrico resta ancora con un’incidenza trascurabile, 0,67% nel 2022 secondo la Commissione europea.