Mentre in Spagna il Parlamento boccia per la seconda volta le proroghe obbligatorie dei contratti, a Firenze si torna a parlare di censimenti e requisizioni degli immobili sfitti
Di Simone Margheri
C’è un principio elementare che dovrebbe stare alla base di ogni politica abitativa: se mancano case, bisogna aumentare l’offerta e fare in modo che quelle esistenti tornino sul mercato. Sembra banale. Eppure c’è chi, davanti alla scarsità, ha scelto di prendersela con chi la casa ce l’ha.
In Spagna Pedro Sánchez ci ha provato tre volte. Il decreto di marzo sulla proroga dei contratti è stato bocciato dal Congresso il 28 aprile per 166 voti a 177. A luglio il governo ha ritirato il nuovo decreto alla vigilia del Consiglio dei ministri, per mancanza di sostegni. Il 29 settembre il Consiglio dei ministri ha approvato due nuovi decreti, con proroga straordinaria fino a due anni e rinnovo automatico dei contratti. Risultato: il 2 ottobre il Congresso li ha respinti entrambi, con i voti di PP, Vox e Junts. Sul secondo decreto si sono aggiunti anche PNV e Coalición Canaria.
Si può discutere quanto si vuole del colore politico dei no. Resta il fatto che, per la seconda volta in cinque mesi, un Parlamento ha detto che prorogare per legge i contratti non è la ricetta. Lo stesso Partito Popolare ha motivato il voto sostenendo che il vero problema è il deficit di abitazioni. Nel frattempo la legge spagnola già prevede una regola poco nota in Italia: alla morte dell’inquilino il contratto non passa agli eredi come un bene qualunque. L’articolo 16 della LAU indica chi può subentrare e, se nessuno ne ha diritto, il contratto si estingue; la comunicazione al proprietario va fatta entro tre mesi. È un subentro legale, non un’eredità.
Da noi si muove l’esatto contrario. Il DDL S.1896 è stato presentato il 12 maggio 2026 da Meloni e Nordio ed è in esame alla Commissione Giustizia del Senato con relatore Zanettin, di Forza Italia. Introduce una “ingiunzione di rilascio per finita locazione” al posto della convalida e una penale pari all’1% del canone per ogni giorno di ritardo nel rilascio. Il nuovo articolo 474-bis del codice di procedura civile dà efficacia esecutiva a determinati atti notarili trascritti, contro le occupazioni senza titolo. La scheda tecnica del Senato stima in circa 30.000 gli immobili occupati abusivamente in Italia.
Non significa, naturalmente, che debba esistere una sorta di giustizia fai da te. Ci sono anche tutele per le persone fragili: un solo rinvio, massimo 180 giorni, per ultrasettantacinquenni, disabili gravi e malati terminali, con segnalazione ai servizi sociali. Il punto è la certezza del diritto, una delle condizioni che il mercato dell’affitto aspetta da trent’anni.
E Firenze? Firenze dà la risposta più surreale. Nel 2025 la città ha toccato 4,78 milioni di arrivi e 11,52 milioni di presenze, mentre le locazioni turistiche censite hanno raggiunto quota 16.906. Palazzo Vecchio ha risposto con i divieti: dopo l’area UNESCO, il Consiglio comunale ha esteso lo stop alle nuove autorizzazioni a 67.780 abitazioni della prima cintura.
Peccato che il Comune conosca già l’effetto collaterale. Fuori dall’area UNESCO le autorizzazioni sono passate da 132 nei primi sette mesi del 2025 a 270 nei primi cinque mesi del 2026. Il blocco, insomma, sposta il problema e crea un doppio mercato: appartamenti già autorizzati destinati a valere di più perché più rari e tutti gli altri esclusi. La stessa sindaca Funaro ha ammesso che gli sgravi fiscali per chi passa dall’affitto breve a quello lungo non hanno avuto grande attrattività.
Qual è allora la risposta di una parte della maggioranza? Ancora più divieti. AVS ha annunciato una mozione per dotare il Comune di strumenti con cui obbligare i grandi proprietari di immobili “ingiustamente sfitti” a metterli a disposizione della collettività. Le cronache parlano di censimento e, se i proprietari rifiutano, requisizione temporanea. E il Pd? Il suo capogruppo Luca Milani è d’accordo sul censimento e giudica la requisizione politicamente impattante, ma dice che ne parlerà con gli alleati. Un no secco, in pratica, non c’è stato. Confedilizia ha parlato di un lessico più adatto a un regime autoritario che a una democrazia liberale.
Intanto, a casa propria, la stessa maggioranza ammette che sui contratti già firmati per gli immobili ASP Montedomini destinati agli affitti turistici la partita sarà complessa. Prima di dare lezioni ai privati, forse si potrebbe mettere ordine nel patrimonio pubblico. La domanda, alla fine, è piuttosto semplice: davanti alla scarsità abitativa si può chiedere come rendere più conveniente, sicuro e semplice mettere una casa sul mercato. Oppure si può chiedere come costringere chi la possiede a metterla a disposizione.
La prima strada parte dal mercato e lo corregge: più offerta, edilizia sociale, recupero del patrimonio pubblico inutilizzato, canone concordato, contratti che si possono far rispettare. La seconda tratta l’immobile vuoto come una colpa. Ma una casa non è vuota per forza per speculazione: può essere in vendita, da ristrutturare, appena ereditata, bloccata tra eredi oppure non affittata perché il proprietario non vuole rischiare morosità e anni di contenzioso.
L’articolo 42 della Costituzione riconosce e garantisce la proprietà privata, ne fissa limiti e funzione sociale e ammette l’espropriazione solo per motivi di interesse generale e salvo indennizzo. Non è una licenza di requisire ogni volta che la politica proclama un’emergenza. Una casa requisita risolve il problema di chi ci entra. Una casa che torna stabilmente sul mercato aiuta molti. Se la risposta della politica alla carenza di case è rendere ancora più rischioso affittarle, non stupiamoci se continueranno a diminuire.
Originariamente pubblicato su Ad Hoc News l’8 Ottobre 2026


