Circa 168 mila euro e otto settimane di lavori per rimuovere i rifiuti, ma il costo potrebbe aumentare se sotto l’area emergessero ulteriori criticità
Via della Chimera, l’accoglienza è gratis. La bonifica no. Il conto, per ora, è di circa 168 mila euro, con otto settimane di lavori previste per rimuovere i rifiuti. E quel “circa”, in una vicenda del genere, è forse la parola più interessante. Perché la cifra potrebbe non essere definitiva: prima di chiudere davvero il conto bisognerà capire che cosa c’è sotto quei rifiuti, se sarà necessario saggiare il terreno, intervenire sul sottosuolo o affrontare una vera e propria bonifica dell’area. In altre parole, i 168 mila euro potrebbero essere soltanto il primo conto da pagare.
La questione arriva dopo anni di gestione della vicenda e riporta al centro una domanda molto semplice: quanto è costato arrivare fino a questo punto? Perché oggi il risultato concreto è un’area da ripulire, otto settimane di lavori e almeno 168 mila euro di spesa. Il resto sono parole: “percorsi”, “presa in carico”, “progetto di vita”, inclusione. Termini importanti, certamente, ma che non possono sostituire quelli altrettanto importanti di regole, controlli e responsabilità.
Ed è proprio qui che si concentra la critica. Perché mentre si continua a discutere di accoglienza e di modelli sociali, resta da capire quanto sia costato ai cittadini non intervenire prima, quando la situazione avrebbe potuto essere affrontata evitando che l’area arrivasse a questo livello. E soprattutto resta da capire se i 168 mila euro rappresentino davvero il costo finale dell’operazione oppure soltanto la prima voce di una spesa destinata a crescere una volta verificato cosa si nasconde sotto i rifiuti.
Il paradosso, allora, è difficile da ignorare: da una parte le parole, dall’altra i costi concreti. L’accoglienza può essere raccontata attraverso progetti, percorsi e dichiarazioni di principio. Ma quando arriva il momento di rimuovere i rifiuti, mettere in sicurezza un’area e verificare cosa c’è nel terreno, arrivano anche le fatture. E quelle fatture, alla fine, ricadono sulla collettività.
“Loro mettono le parole. I fiorentini mettono i soldi.” È questa, in fondo, la sintesi della vicenda. Perché se dopo vent’anni si arriva a dover mettere in campo due mesi di lavori e almeno 168 mila euro per ripulire l’area di via della Chimera, la domanda non può essere soltanto quanto costerà la bonifica. Bisogna chiedersi anche quanto sia costato non controllare prima, quanto altro potrebbe emergere e chi avrebbe dovuto accorgersi per tempo di ciò che stava accadendo.
Perché se i 168 mila euro sono soltanto l’inizio, il conto della vicenda potrebbe essere ancora più pesante. E a quel punto parlare semplicemente di intervento di pulizia sarebbe riduttivo: sarebbe il conto, salatissimo, di vent’anni di gestione di un problema arrivato fino alla bonifica.


