Non ce ne voglia il grande Bandini se il suo capolavoro Tecnica della sconfitta viene associato a più modesti attori.
Tra improbabili maquillages, egoistiche divisioni e ritardi senza giustificazione, in queste ultime settimane di avvicinamento a un voto amministrativo che si auspica non disertato dagli elettori, montano i dubbi sulle scelte del Centrodestra in Toscana, già reduce da una sonora batosta alle Regionali.
Al di là di Arezzo, Pistoia o anche Grosseto, dove esiste una continuità amministrativa e anche un modello di buon governo – più civico di area che smaccatamente politico -, spicca innanzitutto il caso di Prato. Centro industriale, centro produttivo, al centro di importanti partite ma anche sconvolto dell’inchiesta per corruzione della ex sindaca Bugetti. Qui il Centrodestra aveva il celebre rigore a porta vuota; ciononostante, ha traccheggiato fino all’ultimo, scegliendo un candidato che ha un profilo spiccatamente di partito, non riuscendo a federare o, per lo meno, a interloquire con le altre liste più o meno vicine. Quella dell’ex FdI Claudio Belgiorno e L’Alternativa c’è guidata da Jonathan Targetti (capace di dettare i temi del dibattito, come la multiutility), senza dimenticare le personalità a lui vicine. La sfida era già complessa, la Diocesi – con il suo peso economico e di relazioni – è scesa in campo per Biffoni, il Centrodestra parte con il segno meno. Avrebbe dovuto dettare i tempi di gioco. Tecnica della sconfitta?
Restando alla Piana, cuore produttivo della Toscana, stupisce che il Centrodestra non sia stato in grado nemmeno di ostacolare il Partito Democratico attraversato da enormi fratture a Sesto Fiorentino, finendo per spaccarsi a sua volta con una doppia candidatura. Una candidata, Stefania Papa, ancora poco nota, a discapito di Daniele Brunori, reduce da cinque anni all’opposizione e che prosegue il suo cammino come civico, aggregando una varietà di anime sestesi. A differenza delle altre liste di Centrodestra, costrette a pescare fuori comune. Scelta sicuramente non gradita in quel di Sestograd. Tecnica della sconfitta?
Il vero salto evolutivo però è quello di Viareggio. Usando la tecnica sviluppata dal camaleonte per sopravvivere in ambienti ostili, il Centrodestra si camuffa dietro la ex assessora della Giunta Del Ghingaro, Sara Grilli (ex? PD), la quale sdegna i simboli e dà buca perfino agli esponenti nazionali che ivi si recano in riguardoso pellegrinaggio. Ma può la coalizione che guida il paese nascondersi? Tecnica della sconfitta?
Ha un senso tutto questo? C’è una reale volontà di essere un’alternativa in Toscana? Casi emblematici, quelli elencati, che dimostrano come la classe dirigente di Centrodestra sia ancora inadeguata. Incapace di essere presente nella società, tardiva, incapace di tradurre la fiammata di voti in consenso stabile. Incapace di leggere le dinamiche dietro il voto.
Non solo. Il Centrodestra non sembra interessato ad alzare il livello dello scontro con la Sinistra, lasciandogli ampi spazi nel settore della cultura e dei media. Spazi che poi si ripercuotono anche nel consenso profondo. Quanto è stato utile al fronte del No al referendum poter schierare personalità come Cacciari, come Montanari? Certo, basterebbe non scaricare personalità come Venezi (che per un certo periodo è stata tirata su dalla propaganda di Meloni) o come Buttafuoco. O non tenere fuori dalla porta Marcello Veneziani. Tecnica della sconfitta?
