Dal “rilancio” annunciato al nuovo ricorso: Le Mulina rimarrà una ferita aperta nel cuore delle Cascine

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Funaro esulta, ma Le Mulina cade a pezzi: tra propaganda, cause legali e soldi pubblici sprecati

 

Mentre l’amministrazione Funaro continua a celebrare “vittorie” di carta, la realtà all’ex ippodromo Le Mulina resta quella di sempre: un rudere abbandonato, aperto a tutti, ricettacolo di degrado, rifiuti e occupazioni abusive.

Oggi La Nazione racconta la verità che la giunta preferirebbe nascondere: il concessionario Pegaso ha fatto ricorso al Consiglio di Stato, il recupero dell’area si allontana ulteriormente e l’idea di utilizzarla già quest’estate è definitivamente tramontata.Una battaglia infinita che va avanti da quindici anni. Quindici anni di amministrazioni che si sono susseguite – da Renzi in poi – promettendo riqualificazione, parchi, eventi, rinascita. Risultato? Zero. O meglio: una voragine di soldi pubblici.

Nel 2014-2015 la concessione venne data alla Pegaso con l’obbligo di sistemare tutto. Da allora solo occupazioni, incendi, sgomberi-farsa che duravano poche settimane, cumuli di immondizia e una rete squarciata che chiunque può attraversare. Nel frattempo il Comune ha già dovuto pagare 200mila euro alla stessa Pegaso per “mancato guadagno”, perché non era stato capace nemmeno di consegnare l’area pulita.

Una beffa colossale: prima paghiamo la multa alla società che non ha fatto nulla, poi spendiamo altri 250mila euro di tasca nostra per mettere in sicurezza ciò che non è mai stato gestito. Eppure, lo scorso 4 marzo 2026, la sindaca Sara Funaro ha postato un video trionfale proprio davanti all’ingresso dell’ex ippodromo: «Una bella notizia per Firenze: abbiamo vinto il ricorso contro l’ex gestore dell’ippodromo Le Mulina. Un luogo che ora può rinascere e tornare alla città!». L’assessore Dario Danti e tutta la Giunta hanno fatto eco con lo stesso tono festante. La solita retorica da campagna elettorale permanente. Peccato che bastasse fare due passi lungo Viale del Pegaso per vedere la solita desolazione: cancelli semiaperti, lucchetti spariti, macerie, sacchi neri, bivacchi.

La “vittoria al TAR” si è già trasformata nell’ennesima illusione. Adesso si torna al Consiglio di Stato il 9 giugno. E nel frattempo l’area continua a marcire. L’amministrazione parla di “braccio di ferro”, ma la verità è più semplice e brutale: una sequela di incapacità, burocrazia, annunci e zero concretezza. Ogni giunta che si è alternata a Palazzo Vecchio ha trovato comodo scaricare le colpe sul concessionario, sull’opposizione, sulla magistratura, su chiunque tranne che su se stessa.

Risultato: un bene pubblico strategico nel cuore del Parco delle Cascine ridotto a ferita aperta da un decennio e mezzo. Basta con i proclami, i video trionfali e le foto di circostanza. Le Mulina non è un problema di Pegaso: è la cartina di tornasole dell’incapacità cronica di chi governa Firenze.

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