Dieci milioni per le RSA, ma a Firenze il posto resta un miraggio: Palagi accusa: “È un sistema da ripensare”

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Il consigliere di Sinistra Progetto Comune mette sotto accusa il sistema toscano: a Firenze la lista d’attesa è la più lunga della regione e nessuna delle 35 RSA accreditate ha oggi un posto disponibile

 

La promessa dei dieci milioni di euro per abbattere le liste d’attesa nelle RSA toscane rischia di scontrarsi con una realtà molto meno rassicurante, soprattutto a Firenze, dove gli annunci della politica devono fare i conti con strutture sature, famiglie che attendono e rette sempre più difficili da sostenere. A sollevare il caso è Dmitrij Palagi, che parte da una considerazione tanto semplice quanto pesante: in questo ferragosto ci sono persone che non possono permettersi una vera pausa, perché devono continuare a occuparsi di familiari non autosufficienti rimasti a casa. È quella zona grigia dell’assistenza domiciliare nella quale il peso della cura ricade quotidianamente sulle famiglie, fino a quando arriva la domanda inevitabile: “Prima o poi dovrò appoggiarmi a una struttura residenziale, ma speriamo il più tardi possibile”. Un interrogativo che assume ancora più peso alla luce delle parole di Vincenzo Paglia, ricordate da Palagi, sulla necessità di investire nella comunità per evitare che le abitazioni diventino «luoghi di attesa» e le istituzioni «luoghi di destinazione».

Poi arrivano i numeri, e il quadro fiorentino diventa difficile da addolcire. Alla fine del 2025 erano 206 le persone in lista d’attesa per una RSA nel capoluogo toscano: il dato più alto dell’intera regione, in crescita rispetto alle circa 160 persone di un anno e mezzo prima. Ma è soprattutto la fotografia dell’offerta disponibile a raccontare la distanza tra gli annunci e la realtà: il 14 agosto, sostiene Palagi citando il portale regionale, nelle RSA accreditate di Firenze i posti liberi erano zero su 35 strutture. Zero. Il 2 giugno i posti disponibili erano tre, il 29 luglio erano già spariti. Nell’intera area fiorentina l’unica struttura indicata con disponibilità si trova a Campi Bisenzio e richiede 64 euro al giorno di quota sociale, dieci euro oltre il limite entro il quale il Comune di Firenze integra la retta. Ed è qui che il problema delle liste d’attesa si intreccia con quello, altrettanto concreto, dei costi a carico delle famiglie: il tetto comunale è fermo a 53,50 euro al giorno dal 2024, mentre le quote richieste dalle strutture fiorentine arrivano fino a 70 euro. Il risultato, secondo Palagi, è che anche una famiglia che abbia diritto al contributo comunale massimo può ritrovarsi a sostenere una differenza che arriva a circa 500 euro al mese. Un costo tutt’altro che teorico per chi deve già affrontare la perdita dell’autosufficienza di un proprio familiare. In questo scenario, i dieci milioni annunciati dalla Regione rappresentano certamente una risorsa, ma per Palagi non possono essere presentati come la soluzione di un problema strutturale. Una parte consistente delle misure illustrate insieme allo stanziamento, osserva il consigliere, non sarebbe infatti una novità: il programma per gli anziani fragili coincide con l’undicesima edizione di Pronto Badante, già deliberata a marzo, mentre la prescrizione sociale era stata annunciata a gennaio e dispone già di progetti pilota. «Al sistema politico di oggi l’annuncio piace molto», è la stoccata di Palagi, che sposta quindi il fuoco dalla comunicazione alla struttura stessa del sistema.

La domanda diventa allora quale modello di assistenza si voglia davvero costruire. L’assessora regionale parla di «un modello pubblico e universale», ma Palagi contesta la contraddizione che vede nell’acquisto di posti all’interno di un’offerta che, a Firenze, è prevalentemente privata: 30 strutture su 35, secondo i numeri citati nel suo intervento. E soprattutto segnala un’assenza politica precisa: nessuna apertura, finora, all’ipotesi di internalizzare i servizi RSA di Montedomini. È proprio su questo terreno che il consigliere annuncia battaglia: «È un sistema da ripensare radicalmente», sostiene, indicando nella gestione pubblica una delle questioni che torneranno al centro del confronto istituzionale. Perché il problema, in fondo, non è soltanto trovare dieci milioni per comprare posti in più. È capire se quei posti arriveranno davvero dove servono, se saranno economicamente accessibili alle famiglie e se la Toscana intenda costruire una rete pubblica capace di affrontare la non autosufficienza prima che diventi un’emergenza privata scaricata sulle spalle dei cittadini. A Firenze, intanto, la fotografia resta impietosa: 206 persone in lista d’attesa e nessun posto libero nelle 35 RSA accreditate del capoluogo. Un dato che, più di qualsiasi annuncio, racconta quanto sia ancora lunga la strada tra il modello pubblico e universale evocato dalla Regione e la realtà quotidiana di chi aspetta un posto per un proprio familiare.