Dopo il taglio del nastro, il nulla: a sei mesi dall’inaugurazione, il PalaGeminiani resta inutilizzabile

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Come da prassi ormai consolidata, l’impianto sportivo inaugurato l’anno scorso a Novoli non ha mai aperto al pubblico: famiglie e associazioni sono ancora in attesa

 

Era stato presentato come fiore all’occhiello dell’impiantistica sportiva fiorentina, e oggi è l’ennesimo simbolo del cortocircuito, a cui più volte ci siamo abituati nell’era Funaro, tra comunicazione politica e realtà dei fatti.

Inaugurato il 6 ottobre 2025 con cerimonia ufficiale e dichiarazioni enfatiche, a distanza di oltre sei mesi resta chiuso, con un cartello scritto a mano che recita “Chiuso – In attesa collaudo impianti”, una fotografia che da sola sintetizza la vicenda denunciata dai consiglieri Dmitrij Palagi e Thomas Maerten di Sinistra Progetto Comune.

L’opera, costata circa 4,2 milioni di euro — 3,6 milioni finanziati dal Comune e 600mila dalla Regione Toscana — era stata descritta come una struttura moderna, polifunzionale, energeticamente efficiente e costruita secondo i principi della bioedilizia, ma di fatto mai entrata in funzione, lasciando associazioni sportive e famiglie del quartiere senza uno spazio atteso e promesso; una situazione che, secondo i consiglieri, non rappresenta un caso isolato ma una prassi ormai consolidata: “Ci siamo abituati, a Firenze, a inaugurazioni che precedono la possibilità di utilizzare effettivamente le opere. Il taglio del nastro diventa un fatto di comunicazione politica, non la consegna di un servizio alla cittadinanza. Il PalaGeminiani ne è l’esempio plastico: le associazioni sportive del quartiere e le famiglie continuano ad aspettare, mentre un impianto da 400 posti resta vuoto.”

Da qui la decisione di portare formalmente la questione all’attenzione dell’amministrazione con un’interrogazione rivolta alla sindaca e alla giunta per chiarire tempi e cause del mancato collaudo, eventuali costi aggiuntivi e le responsabilità di una inaugurazione avvenuta prima del completamento effettivo dell’opera: “Non è una questione tecnica: è una questione di rispetto verso chi vive la città e aspetta risposte concrete, non cerimonie.” La richiesta politica si traduce anche in una proposta di metodo, volta a evitare il ripetersi di situazioni analoghe: “Chiediamo inoltre che l’Amministrazione adotti un criterio chiaro: non si inauguri più ciò che non è fruibile. Sarebbe un gesto minimo di serietà istituzionale”, un appello che rilancia il tema della credibilità delle istituzioni e dell’effettiva utilità degli investimenti pubblici in una città dove, ancora una volta, il tempo della politica sembra non coincidere con quello dei cittadini.