La Giunta conferma 700mila euro annui per il noleggio delle porte blindate, finanziato anche con i canoni ERP. Palagi denuncia: a maggio risultavano 740 porte fatturate, mentre centinaia di alloggi restano inutilizzati
Settecentomila euro all’anno per tenere chiuse le case popolari. E a finanziare il noleggio delle porte blindate sarebbero, almeno in parte, proprio gli inquilini che negli alloggi ERP ci abitano. È il paradosso denunciato da Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, dopo la risposta della Giunta all’interrogazione presentata a luglio: una spesa che continua a pesare sulle casse della gestione del patrimonio pubblico, mentre centinaia di appartamenti restano inaccessibili alle famiglie in attesa di una casa. La cifra è stata confermata dall’amministrazione: «Il noleggio delle porte blindate sulle case popolari vuote costa in media 700.000 euro l’anno, IVA inclusa». Ma il passaggio più controverso riguarda la copertura economica. La spesa, infatti, viene sostenuta «in parte corrente con le entrate da canoni ERP». Tradotto: una parte dei soldi versati dagli assegnatari delle case popolari serve a pagare la blindatura di appartamenti che rimangono vuoti.
La Giunta individua circa 210 alloggi chiusi da anni. Di questi, una settantina e cinque sarebbero bloccati da prima del 2020 a causa di interventi edilizi particolarmente onerosi, soprattutto in piccole palazzine che necessitano di importanti lavori strutturali. Gli altri 135 si trovano invece in complessi dove il Comune è in minoranza condominiale oppure sono sottoposti a vincoli della Soprintendenza, con costi di ristrutturazione superiori ai 40mila euro per appartamento. Per gli immobili vincolati, la risposta dell’amministrazione riferisce che «se ne riescono a ristrutturare una quindicina l’anno con i fondi regionali». Una spiegazione che chiarisce alcune delle difficoltà, ma che non esaurisce la questione. Il numero degli alloggi blindati, infatti, non coincide con quello delle porte effettivamente fatturate. Attraverso l’accesso agli atti, Palagi ha ottenuto da Casa S.p.A. i riepiloghi mensili della contabilità: a maggio 2026 le porte fatturate risultavano 740, a fronte di oltre 800 alloggi popolari vuoti. Un dato ben diverso dai circa 210 appartamenti indicati dalla Giunta.
La cifra dell’amministrazione, secondo il consigliere, sembra piuttosto avvicinarsi ai 214 alloggi che risultano blindati senza interruzione da gennaio 2023 a maggio 2026. Il caso più emblematico? Una porta blindata il cui noleggio risale addirittura al marzo 2015. Undici anni di affitto per una porta che protegge una casa ancora inutilizzata. E la questione non riguarda soltanto la durata della spesa, ma anche le risposte politiche che, secondo Palagi, continuano a mancare. Nella replica all’interrogazione, la Giunta sostiene che «rinunciare alla blindatura, significa mettere a rischio occupazione gli appartamenti attualmente sfitti». Ma Sinistra Progetto Comune precisa di non aver mai proposto di eliminare le misure di sicurezza: la richiesta è quella di fissare un tetto alla durata del noleggio, oltre il quale debba scattare una priorità effettiva per la ristrutturazione, a partire dagli alloggi chiusi da più tempo. Una proposta sulla quale, denuncia Palagi, la risposta dell’amministrazione non entra nel merito. Così come resta senza chiarimenti la questione della copertura economica: «Abbiamo chiesto un tetto di durata del noleggio, oltre il quale scatti la priorità di ristrutturazione a partire dagli alloggi chiusi da più tempo, e se sia giusto che a pagare siano i canoni: su questi due punti la risposta non dice niente». Il problema, del resto, non si risolve con gli interventi già realizzati.
La Giunta dichiara di aver ristrutturato e assegnato «circa 300 alloggi ogni anno» negli ultimi due anni. Un risultato che Palagi riconosce, ma che non considera sufficiente a invertire stabilmente la tendenza. I dati raccolti nei 41 mesi documentati mostrano circa 835 nuove blindature e 909 rimozioni. Gli alloggi vuoti, dopo essere scesi da 794 nell’ottobre 2024 a 620 nel novembre 2025, sono tornati a quota 837 nel giugno 2026. Il patrimonio recuperato rischia così di non compensare quello che continua a rimanere inutilizzato. Per questo SPC chiede alla Giunta di distinguere con precisione i 135 alloggi bloccati per ragioni condominiali da quelli sottoposti a vincoli della Soprintendenza, indicando anche quali fondi regionali consentano di recuperare appena una quindicina di appartamenti all’anno. Due problemi differenti, sottolinea Palagi, che richiedono strumenti diversi.
Sul tavolo resta anche l’autorecupero, da ampliare oltre gli immobili caratterizzati da «costi di ristrutturazione molto limitati», come indicato nella risposta della Giunta. Un tema sul quale il consigliere attende ancora una replica all’interrogazione presentata a settembre. Infine, la richiesta di tornare a sollecitare il Governo per il rifinanziamento della legge 80 del 2014, il programma nazionale per il recupero degli alloggi ERP fermo dal 2018. I 20 milioni stanziati dal Comune per il triennio 2025-2027, secondo SPC, non possono compensare l’assenza di politiche nazionali adeguate. La questione, dunque, non è soltanto contabile. Mentre le famiglie in graduatoria aspettano un alloggio, una parte del patrimonio pubblico continua a restare chiusa, con costi che si accumulano e senza una scadenza certa. Palagi chiede che la vicenda venga discussa in Commissione 4 e in Consiglio comunale: «Una parte del patrimonio pubblico resta chiusa da anni senza che nessuno abbia mai deciso di chiuderla, mentre le famiglie in graduatoria aspettano. Decidere che cosa farne spetta alla politica, e il luogo per farlo è il Consiglio comunale».

