La raccolta firme raggiunge quota 6.800 e arriva anche il ricorso contro l’ecocidio. Nasce il comitato Le Civette. La Firenze sui giornali di giovedì 5 novembre

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Finalmente avuta l’opportunità di esprimersi sistematicamente e chiaramente su una questione davvero di pubblico interesse (curioso che si invochi questa categoria per imporre le chiavette ai cassonetti e non per tagliare alberi vitali in una città “a conca” come la nostra!), la cittadinanza non molla su una lotta che sente sua e porta avanti con coraggio e determinazione: le firme raccolte contro l’ecocidio sono quasi 7.000, per la precisione 6.800. La Nazione Firenze, comunicatrice di questo dato, spiega che adesso tale cifra dovrà superare il vaglio dell’ufficio elettorale e che il referendum potrebbe ipoteticamente tenersi tra febbraio e marzo. «Ma l’esito non produrrà effetti vincolanti e l’inizio dei lavori è atteso già a dicembre». Tradotto: non ci si facciano illusioni, la partecipazione popolare resta una facciata, la “democrazia” una farsa e ancora una volta l’opinione dei residenti e degli elettori verrà, dal Partito AntiDemocratico, cestinata in nome del profitto. Per questo motivo una parte dei più coscienti, 55 persone tra cittadini e comitati (che qualcuno vorrebbe invariabilmente succubi delle logiche di partito dell’oppofinzione, che tutto e tutti vuol controllare affinché nulla cambi mai) hanno presentato un ricorso d’urgenza in tribunale per far bloccare il taglio di 428 alberi nel quadro dei lavori della linea Libertà-Rovezzano: la decisione, fa sapere lo stesso quotidiano insieme a La Repubblica Firenze, è attesa fra pochi giorni, per una zona dove di recente è stato pure smascherato un falso ispettore di Publiacqua, riporta in un trafiletto La Nazione Firenze. Tra l’altro, uno dei problemi principali della tranvia, cioè la scomparsa di posti auto, sta mettendo a rischio anche i mercatini rionali, come denunciato dall’ANVA Confesercenti citata dal medesimo rotocalco. Un’altra grana è rappresentata persino dalla ruota panoramica alla Fortezza, di cui parlavamo ieri: nonostante sia stata la prima invenzione dell’essere umano, la giunta Funaro non è più in grado, evidentemente, di farla girare e non sa neppure dove metterla. Tra Comune e Soprintendenza la battaglia è aperta, “naturalmente” sulla pelle dei 50 lavoratori stagionali che vi sono impiegati e che, tra queste due fonti e il Corriere Fiorentino, ricorda solo quest’ultimo. A poco servirà, verosimilmente, la demagogia targata PD-AVS e riecheggiata su La Repubblica Firenze, di chi cerca ora di scaricare l’APS Montedomini, caduta ormai in disgrazia, “esortandola” a «privilegiare la funzione sociale». Che dire del rispetto di questa nella manutenzione e nella progettazione delle infrastrutture campigiane, laddove sempre dal Corriere Fiorentino si deve apprendere della mancanza di 140 milioni di euro in opere idrauliche per la messa in sicurezza del territorio, e non dal 2023, bensì dal 1991? Non lontano, un’altra opera è stata invece sonoramente bocciata, e direttamente da Bruxelles: si tratta del carcere di Sollicciano, che il Comitato Anti-Tortura del Consiglio d’Europa ha ritenuto «non idoneo allo scopo», la cui sostenibilità è «da valutare», tra le «gravissime carenze strutturali, muffa e infiltrazioni d’acqua» denunciate nel relativo rapporto. Il governo Meloni, patologicamente bugiardo non meno dell’amministrazione Funaro, ha risposto falsamente di aver affiancato i lavori di manutenzione ordinaria a quelli di manutenzione straordinaria i quali ultimi, però, non sono mai partiti, ci informa il quotidiano di Carlo Nicotra insieme al Tirreno Firenze. Le condizioni delle RSA non sono migliori, anzi: sullo sfondo della nascita del comitato delle Civette dopo l’assemblea pubblica per salvare la struttura dalla chiusura (La Nazione Firenze) e dello stallo dei nuovi inserimenti denunciati dallo stesso e dal consigliere Palagi (Sinistra Progetto Comune) ripreso anch’egli dal Tirreno Firenze, ancora il Corriere Fiorentino dà notizia di un morto e 7 ricoverati per disturbi gastrointestinali, anche tra i dipendenti, in un centro analogo a Prato. (JCM)