Sui cartelloni la tramvia si intesta un merito al presente. I numeri della campagna sono tutti al futuro — e quelli di ARPAT raccontano un miglioramento regionale, che riguarda anche città senza tramvia
Da qualche giorno per Firenze si vedono cartelloni con volti sorridenti e frasi in prima persona: «orgogliosa di rendere l’aria di Firenze più pulita», con rimando al sito web della campagna istituzionale del Comune sulla tramvia. Domanda: è davvero così?
Il sito espone due contatori ambientali: –32.700 tonnellate di CO2 «risparmiate in un anno» e –65.400 auto al giorno. Sotto entrambi, in caratteri più piccoli, la stessa postilla: «a rete tramviaria completa». Che secondo il sito stesso significa 4 linee, 51,6 km e 110 fermate. Oggi Firenze ha due linee in esercizio, una terza in costruzione e una quarta in gran parte da fare. Il dato alla base dello slogan è una proiezione su uno scenario che non esiste ancora. E se anche fosse, la diminuzione in CO2 non significa automaticamente «aria più pulita»: la CO2 è un gas climalterante, non un inquinante che si respira. La “pilizia” dell’aria di una città si misura con biossido di azoto, polveri sottili e ozono. Su questi tre il sito non riporta un solo numero.
Andiamo a vedere i dati ARPAT. Nelle anticipazioni sul 2025, ARPAT registra che per il secondo anno consecutivo l’NO2 rispetta i limiti in tutta la regione, compreso l’Agglomerato fiorentino, storicamente il punto critico. Con un dettaglio: la stazione di traffico FI-Lavagnini ha la media più alta della Toscana, 32 µg/m³, l’80% del limite di legge, seguita da Livorno-Carducci (29) e da FI-Ponte alle Mosse (28). La media regionale è 15. Firenze è rientrata nei limiti restando la città toscana con la media di biossido di azoto da traffico più alta.
Il miglioramento però è reale: sui viali la media annua di NO2 è passata, secondo i dati diffusi dal Comune, da 45 µg/m³ nel 2022 a 37 nel 2024. Il punto è a chi attribuirlo. ARPAT certifica che l’NO2 medio regionale è calato del 2% fra 2023 e 2024 e di un ulteriore 6% fra 2024 e 2025, e che nel 2025 per la prima volta tutti gli indicatori del PM10 sono stati rispettati sull’intero territorio regionale, con i superamenti giornalieri su scala regionale scesi da 461 a 141 fra il 2024 e il 2025. Il calo è generalizzato e riguarda anche città che una tramvia non ce l’hanno. Isolare il contributo dell’infrastruttura richiederebbe uno studio: sul sito della campagna non c’è, e non c’è nemmeno la fonte dei due contatori.
C’è poi un dettaglio che vale l’intera campagna. La storica centralina di traffico dei viali, FI-Gramsci, quella che per anni ha misurato i superamenti all’origine del contenzioso europeo sulla qualità dell’aria, oggi non misura più nulla: nella scheda della stazione ARPAT scrive che «rimarrà fuori servizio per tutta la durata dei lavori per la nuova tramvia», e nel comunicato sui dati 2025 precisa che il sito di via Lavagnini è sostitutivo di quello di viale Gramsci. Il cantiere della tramvia ha spento la centralina che avrebbe potuto documentarne l’effetto. Quando i binari saranno in esercizio su viale Gramsci, il confronto prima/dopo nello stesso punto non sarà disponibile. Attribuire direttamente alla tramvia il miglioramento complessivo della qualità dell’aria non è affatto facile da dimostrare: i dati ARPAT misurano il risultato di molteplici fattori, non l’effetto isolato della tramvia.
E poi c’è l’altro lato della medaglia: il verde. Per le linee Libertà-Bagno a Ripoli, Leopolda-Piagge e Piagge-Campi Bisenzio sono 1.150 gli alberi abbattuti o destinati all’abbattimento: il dato lo ha fornito l’assessore Stefano Giorgetti rispondendo a un’interrogazione di Sinistra Progetto Comune, insieme alla contropartita di 2.600 nuove piantumazioni. Per la futura 3.2.2 verso Rovezzano, il progetto definitivo indica 428 alberature da abbattere su 1.526 censite, 1.098 mantenute e 506 di nuovo impianto, con un saldo progettuale dichiarato positivo di 78 alberi — ottenuto però anche attraverso nuovi impianti in altre aree: 52 dei nuovi alberi sono previsti nel solo parcheggio scambiatore di via della Chimera, a Rovezzano.
La vexata quaestio è che un albero adulto e un alberello appena piantato non sono equivalenti, certo non nel breve periodo: ombra, raffrescamento urbano, capacità di intercettare particolato e assorbire CO₂ dipendono anche dalle dimensioni e dalla maturità della pianta. Si può concedere che chi governa la città veda nella tramvia una soluzione futura. Ma questo futuro ha un prezzo, e non lo paga chi la annuncia. Il beneficio arriverà fra anni, a rete completa, su tutta Firenze. Il conto, invece, l’hanno già pagato piazzale Donatello, viale Matteotti e, presto, il Campo di Marte: un’ombra che lì non tornerà per almeno due-tre generazioni.
“Orgogliosa” di che?
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