La desertificazione di Firenze: in sei anni hanno chiuso oltre 1.200 attività commerciali, quasi un quinto del totale

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A Firenze, tra il 2019 e il 2025, sono scomparsi quasi il 20% degli esercizi del commercio al dettaglio. E anche i bar continuano a diminuire

 

Il dato arriva da Confesercenti e fotografa una trasformazione profonda del tessuto commerciale fiorentino: in appena sei anni i negozi sono passati da 6.798 a 5.595, con una riduzione del 17,7%. Una perdita che, secondo le stime dell’associazione, equivale a circa 180 milioni di euro di ricchezza territoriale svanita.

Il dato sui negozi indipendenti rende ancora più evidente la trasformazione in corso. Nel capoluogo sono passati da 6.400 a 4.947, con 1.453 attività in meno: una riduzione del 22,7%. E il fenomeno riguarda anche la somministrazione. I bar presenti a Firenze sono scesi da 1.376 nel 2019 a 1.122 nel 2025, con una perdita di 254 esercizi, pari al 18,5%.

In provincia il quadro è altrettanto significativo. Nei 41 comuni considerati dall’analisi, le attività del commercio al dettaglio sono passate da 13.354 a 11.164: 2.190 esercizi in meno, pari al 16,4%. Gli esercizi indipendenti sono diminuiti di 2.931 unità, mentre i bar sono passati da 2.495 a 2.003, con una riduzione di 492 locali, pari al 19,7%. Secondo le stime di Confesercenti, in provincia la riduzione dei negozi corrisponderebbe a 329 milioni di euro di ricchezza territoriale in meno, ai quali si aggiungerebbero altri 148 milioni legati alla diminuzione dei bar.

È questo il quadro sul quale si innesta la proposta di legge di iniziativa popolare promossa da Confesercenti per contrastare la progressiva scomparsa dei negozi di vicinato. Il testo ha già superato le 50mila firme necessarie per arrivare all’esame parlamentare: sono 51.800 le sottoscrizioni raccolte, circa due mesi prima della scadenza fissata dall’associazione. La proposta prevede nuovi strumenti per sostenere il commercio nei quartieri e nei centri urbani: un osservatorio nazionale sulla rigenerazione urbana, le cosiddette zone economiche speciali di prossimità, con misure di incentivo per le attività commerciali, e un fondo nazionale per la rigenerazione urbana da circa 600 milioni di euro.

Secondo il presidente nazionale di Confesercenti Nico Gronchi, il problema non riguarda più soltanto i piccoli comuni, ma sta progressivamente interessando anche le periferie e le grandi città. Il rischio è quello di una progressiva perdita di servizi di prossimità, con conseguenze particolarmente rilevanti nei territori caratterizzati da una popolazione anziana.