Come può chi vive nel lusso e nell’abbondanza comprendere veramente chi è costretto a contare ogni chicco di riso? La distanza tra il benessere dei potenti e le necessità quotidiane dei più deboli è un abisso che non si colma facilmente
Di Vincenzo Freni
C’era una volta una splendida città chiamata Fioralba, famosa per i suoi gigli, le sue pietre antiche e per il continuo andirivieni di animali forestieri attratti dalla sua bellezza.
A governarla erano il Primo Gufo sempre saggio, e una schiera di Gufi Espertii, tutti con penne lucide e becchi ben nutriti. Il Primo Gufo si vociferava che ricevesse ogni anno 165.000 ghiande d’oro, mentre ciascun Gufo Esperto ne incassava 105.000, come si addiceva a una grande città del regno animale. Nessuno di loro pativa il freddo d’inverno, nessuno temeva la carestia, nessuno contava le briciole nel nido anzi godevano di molti privilegi.
Sotto le torri di Fioralba viveva però un’altra creatura, il Passero Anziano. Dopo una vita passata a raccogliere semi e a volare controvento, riceveva dal regno una pensione di 600 chicchi al mese. Troppo pochi per scaldare il nido, nutrirsi e curarsi.
Per questo il Passero aveva affittato una piccola cavità del suo albero ai Rondoni viaggiatori, che d’estate arrivavano numerosi. Non per avidità, ma per dignità. Così poteva evitare di chiedere aiuto ai suoi piccoli.
Un giorno i Gufi decisero di mettere ordine nei nidi temporanei. “Gli affitti brevi disturbano l’armonia della città” dissero dall’alto dei rami più alti. “Bisogna regolare, limitare, contenere.” Il Passero Anziano alzò timidamente la testa e chiese “E come farò a sopravvivere se mi togliete quei chicchi in più?” Il Primo Gufo lo guardò con aria benevola “È per il bene di Fioralba” disse “Tu non puoi capire la visione generale.”
Ma il Passero pensò tra sé, come può capirmi chi vive con almeno 9.000 chicchi al mese?
Come può capire cosa significhi perdere una prenotazione d’agosto quando una Rondine cambia albero all’ultimo momento, cosa significhi pagare il tributo sul mio piccolo nido con una pensione minima, cosa significhi scegliere tra semi e corteccia secca per scaldarsi, cosa significhi affittare il mio alberello vicino (acquistato con le ghiande e i semi messi da parte in tutta la vita) per non morire di fame, cosa significhi dipendere da 1000 chicchi quando i gufi ne hanno accumulato migliaia nei loro forzieri e, pur volendo, non riescono neppure a mangiarli.
I Gufi non erano cattivi, erano solo molto lontani, così dicevano tutti, ed erano in tanti che li avevano scelti per decidere quale fosse, a loro avviso, il nostro bene. Loro erano stati eletti e quindi ci rappresentavano, anche se … chi viveva con 9.000, 10.000, 13.000 o 14.000 chicchi al mese non temeva l’inverno, non rinunciava alle cure del Gufo Medico, non perdeva il sonno per il prezzo dei semi. E quando non vivi un problema, la mente lo giudica piccolo, secondario, e comunque non lo riguarda.
Un vecchio Corvo, che aveva studiato le storie antiche, ricordò allora a tutti: “Nell’antico Impero degli Animali, 2000 anni fa, i governanti non potevano allontanarsi troppo dal popolo. Si sapeva che chi vive troppo meglio degli altri finisce per decidere sempre peggio.”
I Gufi tacquero, infastiditi da questa insolenza che girava nell’aria. Dall’alto dei loro rami, Fioralba sembrava ordinata, giusta e molto sicura nonostante la diffusione di corvi e altri uccelli, venuti da lontano, che vendevano chicchi avvelenati ai giovani passeri.
Il Passero continuò a tremare nel suo nido pensando ai pochi chicchi che gli rimanevano per finire la stagione. Si ricordò allora di una storia che gli aveva raccontato un vecchio e saggio albero di Fioralba prima di essere anche lui tagliato: nella foresta, gli alberi erano stanchi di essere tagliati dalle terribili asce di ferro. Un giorno, ci fu chi propose di forgiare un’ascia con un manico di legno. Gli alberi, vedendo il manico, dissero: “Guarda, ha un manico di legno e uno come noi! È uno dei nostri!” e così molti, la maggioranza, votarono a favore dell’ascia con il manico di legno. Ma l’ascia, una volta realizzata, iniziò a tagliare gli alberi, iniziando dai più vecchi, uno dopo l’altro, per fare spazio. Solo allora gli alberi capirono che il manico era sì di legno, ma serviva la lama di ferro.


