Laboratorio Firenze: come il regime del consenso sostituisce il confronto democratico

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Dalla demonizzazione dell’Occidente alla religione del politicamente corretto: da Firenze al mondo globale, il potere che non ammette repliche

 

Di Maria Romana Bergamaschi

Negli ultimi anni si è affermata una forma di potere più subdola e forse più pericolosa di quelle imposte con la forza: una egemonia cognitiva che non si manifesta con carri armati o fucili, ma che agisce sulle coscienze. Una sorta di regime del consenso, il cui obiettivo è ridurre il popolo al silenzio, impedire il pensiero critico e mantenere i cittadini in uno stato di ignoranza controllata.

Per raggiungere questo scopo il primo terreno da conquistare è la scuola, possibilmente già dall’asilo. La formazione umanistica viene progressivamente sostituita da una pseudo-formazione scientifica, frammentaria e priva di profondità. La storia viene ridotta a un gioco a quiz, privata della sua oggettività e, soprattutto, della sua funzione principale: permettere di comprendere il contesto in cui viviamo.

Un altro pilastro di questo processo è la demonizzazione della cultura occidentale, che affonda le proprie radici nel pensiero greco, nella logica e nel ragionamento critico. Parallelamente si negano le radici cristiane dell’Europa e i valori universali che ne derivano, in nome di un presunto “rispetto” per altre culture e religioni. Il risultato non è il pluralismo, ma l’imposizione di diritti relativi, piegati a una specifica ideologia dominante.

Fondamentale è poi la creazione di un linguaggio funzionale al controllo, una terminologia che non ammette replica. Non esistono più idee da discutere, ma slogan da accettare. Parole vuote, private di significato (inclusione, resilienza, sostenibilità, pluralità, e chi più ne ha più ne metta) vengono trasformate in dogmi, mentre altre diventano strumenti per squalificare chi dissente. È così che si affermano il politically correct e la cosiddetta cultura woke, presentata come progresso ma utilizzata, di fatto, come una nuova forma di censura neopuritana.

In Italia questo meccanismo è evidente nell’uso strumentale di termini come “populista” e “sovranista”, adattati alle convenienze del momento. I componenti del Movimento 5 Stelle, per anni celebrati come paladini dell’anti-sistema, sono diventati improvvisamente “progressisti” nel momento in cui si sono alleati con il Partito Democratico. Criticare l’Unione Europea è considerato una colpa grave: l’europeismo si è trasformato in un sacramento, e chi osa metterlo in discussione viene trattato come un eretico, escluso dal consesso civile.

Chi insiste nel voler esercitare il diritto costituzionale di esprimere un’opinione contraria al regime del consenso viene etichettato come “negazionista”. Una condanna morale che precede ogni confronto e che, paradossalmente, risulta più infamante di reati ben più gravi, per i quali almeno è garantita una difesa. Anche qui vale la regola della memoria selettiva: parole o azioni le cui conseguenze si sono rivelate catastrofiche, vengono semplicemente rimosse.

Firenze in tutto questo rappresenta un esempio lampante di come facilmente si possa instaurare una forma di regime del consenso, mascherandolo da democrazia. Applicando alla lettera il principio attribuito a Goebbels — ripetere una menzogna fino a farla diventare verità — l’amministrazione cittadina è riuscita a far passare l’idea che chiunque critichi il potere sia automaticamente fascista. Ogni progetto viene annunciato come perfetto: sostenibile, inclusivo, solidale. Non si sa per chi, ma non importa.

La città, però, racconta un’altra storia: degrado, insicurezza, aumento del costo della vita, scomparsa dell’artigianato, giovani costretti ad andarsene. Le proteste dei cittadini vengono liquidate come “rumore”, “strumentalizzazione” o “propaganda”, mentre spuntano strutture e interventi urbanistici di cui nessuno sembra assumersi la responsabilità. Tutto accade, ma nessuno sa come.

Se fossi il Ministro dell’Istruzione imporrei la lettura obbligatoria del Gattopardo, perché in quelle pagine è già scritto ciò che sta accadendo e ciò che accadrà in Italia, nella riflessione del Principe di Salina:

“Tutto questo” pensava “non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli…; e dopo sarà diverso, ma peggiore. Noi fummo i Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra”.”