Le Termopili dei nostri rifiuti

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Ovvero del come i rifiuti degli uomini rendono gli uomini rifiuti.

 

di Raffaele Tarchiani

Le vicende degli ultimi due anni hanno acutizzato un timore crescente che ora diventa evidenza: sempre più persone manifestano un atteggiamento da aguzzini verso i loro simili senza il bisogno di passati quanto detestabili pretesti di razza, religione o interesse economico. Non attribuiscono alcun valore al loro simile che è solo percepito come una minaccia in quanto organismo. Gli organismi sono pericolosi, gli oggetti non lo sono: gli oggetti si comprano, si usano e poi si gettano.

Le cause della degenerazione del senso di umanità sono molteplici ma una di queste è la gestione dei rifiuti.

Il mondo che fu non buttava via niente. Niente era rifiuto. Il concetto di rifiuto non esisteva. Quindi nemmeno il rifiuto umano.

L’asfissia relazionale di oggi è insita nel sacchetto nero, mortuario, nel quale ci hanno insegnato a mettere i rifiuti: un’estetica della paura, morte= rifiuto che per estensione ha portato i più degenerati a mettere i cadaveri nel sacchetto nero, sia nei film che nella realtà.

Le montagne di sudiciume condannano chi ci vive in mezzo a sofferenza psicologica e mancanza di rispetto per sé, figuriamoci per gli altri. Può sembrare esagerato, ma la plastica ha distrutto il valore umano. “Ma no, perché?” dirà qualcuno – “È così pratica, economica, colorata”. Nel giro di tre generazioni anche le persone vengono richieste con le stesse caratteristiche e quando non vanno più bene, sacchetto nero.

Facciamoci caso:

  •  è vecchio = è da buttare
  • è rotto = è da buttare
  • è sporco = è da buttare
  • è nero = è da buttare
  • è malato= è da buttare
  • è invalido= è da buttare
  • è solo = è da buttare
  • non ho posto= è da buttare
  • non mi piace = è da buttare

E il meccanismo dell’usa e getta finisce col venire applicato anche alle persone. Il prodotto usa e getta offre il presupposto consumistico a un esercizio quotidiano; l’irresponsabilità di un acquisto crea irresponsabilità nelle relazioni. E allora ci si culla nella speranza che sia qualcun altro a prendersi la responsabilità di gestire il nostro rifiuto.

Il consumo del prodotto usa e getta induce il consumo della persona usa e getta, ovvero la svalorizzazione che dai beni si estende alle persone.

A questo punto la rivalutazione dei prodotti durevoli diventa un imperativo etico. Difenderemo la civiltà e le nostre Termopili saranno i tessili. Pensate a un corredo fatto di tovaglioli e tovaglie usa e getta: se non capite perché è un concetto sbagliato leggete la nostra rubrica; se lo capite, fate leggere la nostra rubrica.

L’ingegner Raffele Tarchiani si definisce un visionario, il suo motto è: “Iudicate egeno et pupillo, humilem et pauperem iustificate. Eripite pauperem et egenum de manu peccatoris liberate”. Tradotto: “Difendete il debole e l’orfano, al misero e al povero fate giustizia. Salvate il debole e l’indigente, liberatelo dalla mano degli empi”.

Fonte: Le Termopili dei nostri rifiuti