Le parole del sindaco Prestanti che definisce oggi «fallimentare» la gestione di Alia-Plures segnano, per il Comitato No Taric Carmignano, «un cambio di tono che non passa inosservato».
«Cambiare valutazione non è un problema – spiega il Comitato –. Se una scelta non funziona è giusto correggerla. Ma bisogna riconoscere le decisioni prese e dire cosa si vuole fare adesso».
Quando il Comitato è nato, ricordano, «sembravamo noi quelli che creavano problemi, anziché cittadini che segnalavano un problema reale». Poi la raccolta di bollette, disservizi e testimonianze. «Oggi quegli stessi argomenti sono al centro di convegni e della Commissione Controllo e Garanzia. È un risultato arrivato grazie alla tenacia dei cittadini».
Sul ruolo dei Comuni, il Comitato concorda con Prestanti quando dice che i sindaci, tramite ATO, devono controllare il gestore. Per questo chiede che «siano rese pubbliche tutte le posizioni assunte sui Piani Economici Finanziari, tra astensioni e assenze, le proposte presentate e le contestazioni formalizzate».
Un punto su cui chiedono chiarezza è quello europeo. «Dire che il passaggio alla Taric ce lo ha fatto fare l’Europa non è corretto – sottolineano –. L’Europa stabilisce il principio “chi più inquina più paga”, ma la legge italiana dice che i Comuni possono adottare la tariffa corrispettiva. A Carmignano è stata una scelta precisa, non un obbligo».
Capitolo impianti. Per il Comitato «i dati sui costi di trattamento da soli non bastano a dimostrare che la carenza di impianti non incida sulle tariffe. Da una quota percentuale non si può ricavare automaticamente quanto costerebbero scenari alternativi». E aggiungono: «Dire che chi lega la carenza di impianti al rischio di aumenti sta mentendo non è dimostrato. La stessa Regione Toscana ha rilevato che gli impianti in ATO Toscana Centro non sono sufficienti».
Nessuna pregiudiziale sulle tecnologie: «Non vogliamo sostituire una narrazione unica di Alia-Plures con una di segno opposto. Non siamo contrari per principio agli inceneritori. Tutte le soluzioni vanno confrontate su dati concreti: costi, trasporti evitati, energia recuperata, ceneri, tempi ed effetti in bolletta».
La richiesta finale è un «piano serio che dica quali impianti occorrono, dove realizzarli e quanto costeranno, recuperando i fondi delle utenze fantasma e bloccando sprechi a carico dei cittadini. Non ci interessano etichette, vogliamo capire perché le bollette sono aumentate».

