Nomina del garante infanzia: Forteto, accuse incrociate e vittime dimenticate

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Garante, oltre la nomina di Scaramelli. Il caso Trovato e lo scontro in aula fra Zoppini e Falchi. Ma alle vittime chi ci pensa?

 

L’elezione a garante per l’infanzia della Regione Toscana di Stefano Scaramelli, di professione bancario e non eletto alle scorse elezioni regionali, ha acceso i riflettori su un certo modo di fare politica, quello del “non dobbiamo vergognarci”.

Tuttavia, ha purtroppo distratto l’attenzione dei più dalla figura alternativa proposta, professionalmente sicuramente più centrata con il ruolo e autocandidatasi con il beneplacito e l’appoggio politico di Avs: quella del giudice Luciano Trovato.

Indubbiamente, l’ex presidente del Tribunale per i minorenni di Firenze (ruolo ricoperto dal 2018 al 2022), magistrato con decenni di esperienza, appare più adatto di un bancario al ruolo. Tuttavia, la sua candidatura ha diviso forze politiche e associazioni.

Presentata come “figura con decenni d’esperienza in prima linea nella tutela dei bambini”, la sua candidatura non è arrivata in aula per le audizioni.
Il suo passato al Tribunale per i minorenni coincide infatti con gli anni più contestati della vicenda Forteto e, in Commissione parlamentare d’inchiesta, quel periodo è riemerso per un episodio preciso riferito dagli autori del libro Setta di Stato: la partecipazione al diciottesimo compleanno, insieme a Rodolfo Fiesoli, di un ragazzo affidato al Forteto. In quella stessa Commissione parlamentare, afferma l’onorevole Giovanni Donzelli, Trovato chiese la secretazione della sua audizione, definendo “gravi” e “offensive” le parole del pm Ornella Galeotti, che aveva dichiarato che “in Toscana per 30 anni si è assistito alla sospensione di tutte le regole e le leggi in questa materia”, aggiungendo di aver subito pressioni.

Secondo lo stesso Donzelli, che fin dall’inizio del Governo Meloni ha promesso alle vittime del Forteto di voler arrivare in fondo al loro risarcimento, Trovato, da giudice, avrebbe deciso la permanenza di bambini nella struttura “contravvenendo alle decisioni definitive passate” e la sua frequentazione del Forteto sarebbe stata “più stretta di quanto immaginassimo”.

Torniamo però alla candidatura di garante per l’infanzia per segnalare un’anomalia: la Commissione affari istituzionali e bilancio ha scelto di non audire alcun candidato. Una prassi non obbligatoria, ma inusuale per una carica di garanzia, che avrebbe potuto permettere al giudice anche di spazzare via malignità e sospetti.

Così Scaramelli, anche grazie all’appoggio di una maggioranza quasi compatta, ha avuto gioco facile: il caso Forteto ha reso il nome di Trovato incompatibile con il ruolo di garante, a prescindere dal merito professionale.

In aula il dibattito politico è stato acceso e, durante il confronto, sono emerse posizioni fortemente contrapposte, con richiami al passato della comunità, da decenni al centro di una delle pagine più controverse della storia toscana recente.

A sollevare la questione è stato il consigliere di Fratelli d’Italia Matteo Zoppini, che ha ricordato quelle audizioni e le parole dell’onorevole Donzelli, provocando la reazione del capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Lorenzo Falchi, unico sostenitore della candidatura di Trovato, il quale ha ipotizzato una possibile azione legale nei confronti di Zoppini.

Falchi, ribadendo la sua posizione, afferma che “per la scelta della delicata figura del garante dell’infanzia come gruppo ci siamo basati esclusivamente sulle competenze e per questo fin dall’inizio ci siamo opposti alla candidatura di Scaramelli. Personalmente, controllando fra le candidature, ho riscontrato nella figura di Luciano Trovato quella che aveva la maggiore esperienza e professionalità per il ruolo, candidatura la sua peraltro sostenuta da numerose associazioni che operano sul territorio toscano. Quanto alla vicenda Forteto sarà Trovato a intervenire a difesa della sua onorabilità e della sua storia anche in riferimento alle accuse lanciate dal Zoppini in aula”.

Il consigliere di Fratelli d’Italia ha replicato che eventuali querele non rappresenterebbero un ostacolo alla volontà di continuare a fare luce sulle responsabilità e sulle relazioni legate alla vicenda del Forteto, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione politica e istituzionale su una storia che continua a suscitare indignazione nell’opinione pubblica e sottolineando il rispetto dovuto alle vittime degli abusi consumati nella comunità.

Appunto, le vittime. Pare che la politica si scanni quando si parla di Forteto, ma a loro chi ci pensa veramente?

“In relazione alla recente audizione in commissione parlamentare della dottoressa Galeotti – sottolinea l’associazione vittime del Fortetonulla di nuovo è emerso rispetto alla precedente audizione del 2020.
Le istituzioni sono state tutte gravemente responsabili del disastro Forteto, giudici minorili compresi come ha giustamente sottolineato la dottoressa Galeotti.
Si tratta di fatti accertati e cristallizzati in numerosi provvedimenti giudiziali com’è pacifico che nessuno dei responsabili sia stato punito dagli organi che sarebbero potuti intervenire. Ormai è passato e non è più possibile rimediare!
Rimanendo nel passato – proseguono – ci sarebbero altri fatti che sarebbe opportuno accertare e che, malgrado le nostre sollecitazioni, non ci risulta che siano stati approfonditi come ad esempio chi avesse fatto parte del comitato di revisione della sentenza di condanna di Fiesoli e Goffredi del 1985.

Come è emerso dalle testimonianze nel processo contro la setta del Forteto la suddetta richiesta di revisione, il cui fascicolo è sparito, era corredata dalle “raccomandazioni” di numerosi notabili.
Inoltre abbiamo richiesto più volte, vanamente, che venisse accertato chi si è appropriato dei 100 milioni di risarcimento che la Cedu ha riconosciuto alla signora Scozzari che sostiene di non averli mai ricevuti.
Ma oltre al passato esiste anche il presente delle vittime che ormai da più di un decennio sentono affermare dai rappresentanti delle istituzioni che devono avere giustizia ed essere risarciti; al momento pochi hanno ricevuto ristori, solo ed esclusivamente in conseguenza di provvedimenti giudiziali e mai spontaneamente. Senza contare che la setta del Forteto continua a essere attiva e, a nostro avviso, sarebbe opportuno occuparsi di questo aspetto invece di discutere in ordine a circostanze accertate.
Comunque – concludono – continuiamo ad avere la massima fiducia nelle istituzioni che si stanno occupando della triste vicenda ed evidenziamo che i nostri rilievi vogliono avere esclusivamente un fine costruttivo”.