L’affondo di Sinistra Progetto Comune: «Non un errore, ma un meccanismo»
Il caso Montedomini non sarebbe l’effetto di un singolo errore amministrativo né il risultato delle responsabilità di una sola stagione politica. Per Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Sinistra Progetto Comune, rappresenta invece il punto di arrivo di un processo durato circa vent’anni, durante il quale il patrimonio destinato all’assistenza sociale avrebbe progressivamente perso la propria funzione originaria. «In questi giorni la discussione su Montedomini si è spostata su chi ha sbagliato e in quale stagione. È una discussione che capiamo, ma che non ci appassiona: ha il difetto di cercare un colpevole dentro una vicenda che non ha un colpevole, ha un meccanismo», afferma Palagi, spiegando di aver ricostruito atti e delibere per comprendere come si sia arrivati alla situazione attuale.
Tra gli aspetti ritenuti più significativi emerge il regolamento con cui ASP Firenze Montedomini assegna gli immobili. Secondo il consigliere, il testo vigente riconosce esclusivamente destinazioni abitative e non abitative, senza contemplare alcun utilizzo turistico. Per questo motivo sostiene che «Il regolamento con cui l’ASP Firenze Montedomini assegna i propri immobili in locazione non contempla, in nessun punto, la destinazione turistico-ricettiva» e aggiunge che «La clausola che nei contratti dell’Azienda autorizza “sin d’ora” l’uso ricettivo extra-alberghiero (…) non ha quindi alcuna base regolamentare. Non è l’applicazione di una regola discutibile: è una scelta contrattuale presa fuori dalle regole che l’ente si è dato».
Palagi richiama inoltre l’articolo 8 del regolamento, secondo il quale le assegnazioni dovrebbero essere pubblicate dopo la stipula dei contratti, evidenziando come dell’aggiudicazione dell’immobile di via Guelfa 81 non vi sarebbe traccia. L’analisi di Sinistra Progetto Comune si estende però ben oltre le clausole contrattuali. La ricostruzione individua un percorso iniziato con l’accorpamento dei patrimoni assistenziali tra il 2006 e il 2010, proseguito con regolamenti che privilegiano esclusivamente il criterio economico nella scelta degli assegnatari e aggravato dalla progressiva riduzione dei finanziamenti comunali all’ente, passati, secondo i dati citati, da oltre cinque milioni di euro nel 2016 a poco più di duecentomila nel 2022. Una dinamica che, secondo Palagi, avrebbe inevitabilmente spinto Montedomini a valorizzare economicamente il proprio patrimonio immobiliare.
Ancora più severa la critica nei confronti del Comune di Firenze, accusato di aver rinunciato al proprio ruolo di indirizzo politico. Il consigliere sostiene infatti di aver verificato che dal 2021 il Consiglio comunale non abbia approvato alcuna deliberazione relativa a Montedomini e che negli ultimi quindici anni non risultino atti di indirizzo nei confronti dell’azienda, nonostante tale possibilità sia prevista dalla normativa regionale. «L’autonomia dell’ente non è una circostanza esterna che capita a un’amministrazione: è un’autonomia costruita nominando e mantenuta non deliberando», afferma, chiamando in causa indistintamente le amministrazioni che si sono succedute.
Da questa analisi scaturiscono una serie di proposte operative: pubblicare tutte le versioni storiche del regolamento delle locazioni per ricostruire quando siano stati eliminati i criteri sociali; approvare in Consiglio comunale un atto di indirizzo che preveda canoni ancorati all’accordo territoriale, il ripristino delle agevolazioni per i progetti sociali, l’attribuzione di punteggi alla finalità sociale anziché al miglior offerente e l’esclusione di società a scopo di lucro e attività turistico-ricettive; rendere pubblico il censimento completo del patrimonio immobiliare, chiarendo anche il destino delle trentanove unità attualmente sfitte; estendere infine le stesse regole a tutti gli enti partecipati o a nomina comunale attraverso una clausola standard che vieti l’utilizzo turistico degli immobili.
Nel richiamare una lunga serie di iniziative politiche rimaste senza seguito dal 2008 a oggi, Palagi sostiene che le criticità denunciate non siano una scoperta recente ma un problema strutturale rimasto irrisolto per quasi due decenni. Il messaggio conclusivo è un richiamo alla funzione originaria del patrimonio lasciato in eredità alla città: «Quel patrimonio non è un asset da mettere a reddito: è una promessa sociale, fatta da chi quei beni li ha lasciati alla città perché servissero a chi non ce la fa. In quegli alloggi devono poter tornare a vivere le persone e le famiglie che a Firenze una casa non riescono più a trovarla. Cambiare le regole è possibile, e si può cominciare adesso».


