Dopo anni di interventi su giunti, asfalto, illuminazione e barriere, sul Ponte all’Indiano emergono criticità agli stralli già segnalate nel 2024: il nuovo progetto di manutenzione dovrà attendere ancora
A Firenze la manutenzione delle infrastrutture sembra ormai funzionare con un metodo semplice: intervenire, riaprire, tornare a intervenire e, quando il problema diventa impossibile da ignorare, installare un sistema di monitoraggio per capire che cosa non va.
Benvenuti al Ponte all’Indiano. Negli ultimi anni sul viadotto sono passati praticamente tutti i repertori della manutenzione: giunti, asfalto, illuminazione, rampe, barriere di sicurezza. Cantieri programmati, interventi urgenti, risanamenti. Eppure oggi il Comune deve fare un passo ulteriore: monitorare continuamente gli stralli, cioè i cavi d’acciaio che sostengono il ponte. Costo previsto: circa 1,5 milioni di euro.
Il dettaglio più imbarazzante, però, non è nemmeno questo. È che le anomalie agli stralli, secondo la relazione del responsabile unico del progetto riportata da la Repubblica Firenze, erano già state rilevate nell’ottobre 2024. Durante le attività di controllo erano emerse anomalie nelle guaine protettive, con sconnessioni e rotture in corrispondenza di alcune giunzioni. Eppure il grande capitolo della manutenzione del viadotto ha continuato a viaggiare parallelamente. Nel 2025 si interviene sulle barriere e sui giunti. Poi arrivano nuovi approfondimenti sugli stralli. E allora scatta la misura cautelativa: stop ai veicoli oltre 3,5 tonnellate.
A questo punto il capolavoro amministrativo è completo. Il limite ai mezzi pesanti rende infatti non realizzabile il progetto di manutenzione del lato Cascine, perché alcune lavorazioni richiedono proprio quei mezzi. Il progetto viene sospeso e i fondi destinati al monitoraggio. Tradotto dal burocratese: per fare la manutenzione servono i mezzi pesanti; i mezzi pesanti non possono passare; quindi la manutenzione viene fermata e si spendono 1,5 milioni per monitorare il ponte. Geniale.
E non basta. Il progetto di manutenzione prevedeva anche l’interruzione della linea ferroviaria Firenze-Empoli. Ma RFI, secondo quanto riportato nella relazione del RUP, avrebbe indicato tempi di programmazione delle interruzioni superiori a un anno. Risultato: il ponte aspetta il monitoraggio, il monitoraggio aspetta il progetto, il progetto aspetta la ferrovia e la ferrovia aspetta i suoi tempi.
Nel frattempo il cittadino può consolarsi pensando che almeno il Ponte all’Indiano è stato molto frequentato dalla manutenzione negli ultimi anni. Nel 2018 giunti e sicurezza del sottopasso. Nel 2021 illuminazione. Nel 2022 asfaltature e ancora giunti. Nel 2023 lavori urgenti sulla rampa. Nel 2024 progettazione delle nuove barriere. Nel 2025 oltre 800 mila euro per barriere e giunti, più altri lavori di asfaltatura. Una vera manutenzione a puntate. Peccato che adesso la puntata più importante riguardi gli elementi che tengono insieme il ponte.
Palazzo Vecchio precisa che il limite ai mezzi pesanti è stato adottato in via cautelativa e che non ci sono situazioni di pericolo. Bene. È un’informazione importante e va registrata. Ma proprio per questo resta una domanda tutt’altro che polemica: se le anomalie erano state individuate nell’ottobre 2024, perché oggi siamo ancora alla fase del monitoraggio propedeutico al nuovo progetto di manutenzione?
È questa la questione politica. Non basta elencare quanti cantieri sono stati aperti. Bisogna capire che cosa hanno risolto, che cosa non hanno risolto e soprattutto quando sono state individuate le criticità più importanti. Perché il problema della manutenzione non è fare continuamente lavori. Il problema è fare la manutenzione giusta, al momento giusto e con una programmazione capace di prevenire l’emergenza.
Sul Ponte all’Indiano, invece, la sensazione restituita dalla cronologia è quella di una lunga serie di interventi parziali che oggi si trova davanti a una domanda molto più grande. E quella domanda ha un prezzo: 1,5 milioni di euro per controllare continuamente gli stralli e almeno un altro anno di attesa prima di poter programmare le lavorazioni che dovrebbero portare al risanamento. A Palazzo Vecchio hanno inventato la manutenzione perpetua: il ponte non finisce mai di essere sistemato, ma i problemi sembrano non finire mai di presentarsi. E alla fine, quando il rattoppo non basta più, arriva il monitoraggio. A pagamento, naturalmente.

