Cantiere dal 28 luglio 2025, chiusura totale che dura dal 3 novembre ad oggi, ottobre 2026. Percorso obbligato attraverso la Sambuca. Il paradosso: progetto approvato nel 2022, ma del metanodotto sotto il ponte se ne accorgono nel 2025. E, nonostante tutto ciò, nessuno sprint sui lavori.
C’è un cartello giallo sulla SR 2, al km 270+500. Dice tutto e non dice niente.
ATTENZIONE – SR 2 KM 270+500 – Via Cassia Ponte Pesa – CHIUSA PER LAVORI dal giorno 03/11/2025
Dietro: reti arancioni e transenne. Il ponte non c’è più, ogni tanto qualche mezzo viene smosso. E poi il logo AVR. Un altro cartello, quello ufficiale, che spiega che lì si sta facendo l’adeguamento sismico del ponte sul fiume Pesa, tra San Casciano Val di Pesa e Barberino Tavarnelle.
Sulla carta un’opera necessaria e sacrosanta. Nei fatti, l’ennesima dimostrazione di come si gestiscono lavori pubblici nel territorio.
Un po’ di numeri:
- Committente: Città Metropolitana di Firenze;
- Importo: 2.636.007,62 euro + 138.793,43 di oneri per la sicurezza;
- Finanziamento: Fondo Sviluppo e Coesione 2021-2027 del Ministero delle Infrastrutture;
- Impresa: AVR Spa di Roma;
- Durata prevista: 390 giorni;
- Data inizio lavori: 28 luglio 2025.
Peccato che il 28 luglio 2025 i lavori non siano mai iniziati davvero. Consegna parziale, si apprende. Perché? Interferenze con i sottoservizi. Tradotto: sotto il ponte c’era un tubo del gas di Toscana Energia e nessuno, in tre anni di progettazione, aveva pensato a come spostarlo.
Risultato: cantiere fermo. Ci sono voluti due interventi di Toscana Energia e la consegna definitiva è slittata al 10 novembre 2025.
Il 3 novembre, una settimana prima, avevano già chiuso la strada.
Da quel giorno la Cassia, l’asse storico che collega Firenze a Siena, subisce interruzioni. Chiusa in entrambe le direzioni per un anno intero. E per la fine lavori bisogna sicuramente attendere la fine del 2026. La riapertura forse nel 2027.
La soluzione-tampone? Deviazione attraverso la frazione della Sambuca. Una strada inadatta a sopportare il carico di tir, pendolari, mezzi agricoli, turisti. Un incubo quotidiano per residenti e imprese. Soprattutto per chi si trova sulla giusta sponda. Il tutto per un ponte di 50 metri.
Le domande
Il progetto definitivo era già stato approvato in Conferenza dei Servizi nel 2022 con atto dirigenziale 1916 del 1/8/2022. Aveva avuto due autorizzazioni paesaggistiche, il parere della Soprintendenza. Tutto perfetto.
Eppure, del metanodotto sotto la spalla destra del ponte, se ne sono accorti solo a cantiere aperto nel 2025?
Noi de La Firenze che Vorrei poniamo tre domande semplici alla Città Metropolitana e al consigliere delegato alla Viabilità David Baroncelli:
- Perché la mappatura dei sottoservizi non è stata fatta prima della gara e prima della consegna dei lavori?
- Quanto costa ai cittadini e alle attività del Chianti un anno di deviazione e di traffico aggiuntivo?
- Chi paga i 4 mesi di ritardo tra luglio e novembre? Ci sono penali o proroghe per AVR?
La sicurezza dei ponti è una priorità non negoziabile, soprattutto dopo il crollo del Morandi. Ma la sicurezza non giustifica la lentezza.
2,7 milioni di fondi pubblici per adeguare un ponte e un anno di isolamento per due Comuni. Con un tubo del gas dimenticato sotto.
«È evidente – scrive l’Ing. Raffaele Tarchiani, titolare di Laundry Supplies srl – che gestire male le opere pubbliche, come questa, ha il solo scopo di creare soggezione e sofferenza nei cittadini. Il ricatto è questo: il PD comanda, e il loro comando si esercita nel togliere delle cose, il ponte, o nel creare problemi, nel caso della tramvia. A Firenze hanno provato a dimostrare di non essere del tutto servi con la richiesta di danni per i cantieri. Faranno lo stesso i cittadini di Barberino Tavarnelle, Montespertoli, San Casciano?».
E chi scrive si domanda: indovinate chi si trova nella strada più sacrificata dalla deviazione? Risposta: pH srl e Tarchiani.

