Oltre ai negozi spariscono anche i bar. Il carburante costa sempre di più e la vita per le famiglie anche. La Firenze sui giornali di lunedì 5 ottobre

negozi negozio chiusi chiuso crisi economia serranda abbassata saracinesca

Condividi sui social

È sferzante l’ironia del preside dell’ITT Marco Polo, che a fronte dei 3.000€ in fondi per il miglioramento del condizionamento nelle aule, ha sarcasticamente annunciato, ripreso da La Nazione Firenze, che ci comprerà «ventagli per tutti». Ma ancor più sferzante è la crisi che attanaglia i toscani: i dati emersi da uno studio della FIEPET Confesercenti citato da La Repubblica Firenze, per i quali in tutta la Toscana 800 bar hanno chiuso «per lo smart working» (a Firenze si registra un -18.5%, da 1.376 a 1.122, per una perdita di ricchezza pari a 76 milioni di euro), fanno eco a quelli del CODACONS cui invece si rifà Il Tirreno per affermare che l’inflazione comportata dalla guerra in Medio Oriente ha determinato «1.415 euro di maggiori spese per una coppia con due figli» su tutti i fronti: consumi, casa, beni voluttuari, combustibili e generi alimentari di prima necessità, con la sola eccezione del burro e degli agrumi freschi; calano solo i trasporti aerei. I carburanti, però, ai nostri corregionali costerà ben 898 milioni in più, Firenze “ovviamente” in testa (+211 milioni) e settimi in Italia, calcola la stessa testata menzionando stavolta la CGIA di Mestre. Alla crisi economica, qua da noi, si sommano anche i lavori della tranvia: La Nazione Firenze ammette che «i negozi di vicinato sono stati quasi tutti decimati» nella zona di viale Talenti, stravolta dal percorso della T1. Con un ricordo nostalgico si apre l’articolo che ne dà notizia: il «lungo stradone» che da San Bartolo a Cintoia arrivava a via Faentina e il 16 che arrivava al Vingone; i pini che ornavano il controviale fino a piazza Paolo Uccello, abbattuti poi proprio dalla tranvia, e l’evento Viale Talenti in Festa del 2003, conclusosi con una cena pubblica a base di arrosticini sfornati da una rosticceria che non c’è più. Basterebbe tornare a questo per archiviare la stagione della devastazione della città e farla tornare bella e vivibile. Ma per chi non c’era, forse è già troppo. (JCM)