È appena scattata l’ultima settimana formalmente estiva e, come tutti gli anni, si prospetta sempre quell’«autunno caldo» che però, malauguratamente, non arriva mai nelle forme in cui la storia del nostro Paese lo conobbe nel 1969. Mentre, avvicinandosi il cambio di stagione, si va a scomodare Bassetti (Dio, o chi per lui, ce ne scampi e liberi) per cercare di rinfocolare paure sanitarie sullo sfondo del Dengue, del Covid (!) e dell’influenza, La Nazione Firenze ha pubblicato sulle sue pagine un focus sulle malattie infettive «mai sparite» e anzi in aumento dal 2022: dal «picco di scarlattina e tubercolosi», 2.699 e 507 casi rispettivamente tra il 2024 e il 2025, e il +50% di quelli di sifilide e gonorrea, ai padroni del discorso basta tuttavia non imbastirvi un trambusto mediatico a reti unificate e il problema non viene sentito né conosciuto. Chiusa la parentesi sanitaria, il mondo del lavoro versa in condizioni decisamente peggiori rispetto a 57 anni fa: FIOM e CISL, fonti dell’articolo in tema de La Repubblica Firenze, avvertono di un «autunno a rischio crisi per 10.000 lavoratori toscani» nei comparti dell’acciaio e del settore auto, laddove nella moda si è già registrata una contrazione del 10% tra le file degli occupati. Metà Toscana, fa eco il Corriere Fiorentino, è «in ritardo» con gli stipendi, poiché l’aumento dell’inflazione (+18%) dal 2020 ha fatto perdere potere d’acquisto a quasi la metà esatta della nostra regione. Nel turismo si cercherà di recuperare, tra questo e il prossimo mese, «quello che abbiamo perso»: sono parole del presidente di Federalberghi, la quale ha constatato la significativa flessione di visite a Firenze a causa delle ondate di calore, sottolineando eloquentemente che «se fa caldo, [i turisti] non vengono neanche gratis» (la sintesi è de La Nazione Firenze), “dimenticando” però di specificare come nella sempre maggiore percezione delle alte temperature influisca l’ininterrotto ecocidio perpetrato negli ultimi anni dalle giunte Nardella e Funaro. Ancora meno aiuta il proliferare incontrollato dei cantieri, fucine di cemento che oltre a incrementare l’umidità e l’afa penalizzano, insieme ai condomini, le opere di adeguamento dei dehors al nuovo regolamento comunale, fattore a proposito del quale Confcommercio, come si apprende da Corriere Fiorentino e La Nazione Firenze, chiede deroghe. Traccheggia, a quanto si desume dal titolo di quest’ultima, anche la conferenza dei servizi «sul progetto di partenariato pubblico-privato relativo ai lavori dello stadio Franchi»: «Il tempo è scaduto», sentenzia, e adesso si attende il verdetto per sapere se la proposta della società viola possa costituire un elemento di interesse pubblico. Di concreto, per ora, si sono viste soltanto le 23 pattuglie in più dei vigili assunti due mesi fa: piccolo dettaglio, su cui si è incentrata la notizia in materia del Corriere Fiorentino, sono…senza divisa. E le scarpe antinfortunistiche devono procurarsele da soli. L’incresciosa situazione è stata denunciata dal consigliere Masi (M5S), al quale dalla CISL FP rispondono che «le divise solitamente non arrivano prima di diversi mesi», e che non c’è da preoccuparsi perché i nuovi vigili «non vengono subito esposti a situazioni di rischio o di pronto intervento», nonostante i loro colleghi delle città costiere, invece, le divise le abbiano eccome e fin da subito. Le guardie giurate, infatti, se la passano ugualmente male: anche loro hanno le divise, ma esposti a situazioni di rischio e pronto intervento lo sono. Tra «supermercati, posteggi e ospedali», raccoglie La Nazione Firenze il loro sfogo, essi si trovano «pagati poco e spesso lasciati soli», essendo assai complicato anche il sostegno delle forze dell’ordine perché, si dice, «la coperta è troppo corta», soprattutto per zone ad alto rischio come le Cascine e la Fortezza da Basso. Come a dire, infine, che i problemi della città ci accompagnano fino al crepuscolo della vita, si è svolto ieri il presidio dei familiari degli ospiti della RSA Le Civette, a rischio chiusura. Né il Corriere Fiorentino né La Nazione Firenze hanno fornito cifre sulla partecipazione; dalla foto allegata dalla seconda la si può desumere nell’ordine di una decina di persone sotto le bandiere della CGIL e delle sue organizzazioni di categoria, le quali hanno contestualmente richiesto un incontro alla USL, al Comune e alla Società della Salute per chiarire il futuro della struttura e dei suoi utenti, che i manifestanti hanno lamentato essere «trattati come pacchi» da spostare a proprio piacimento da una zona all’altra. Tenta di intestarsi la battaglia anche il presidente del Q2, Michele Pierguidi (PD), ritenendo quella RSA «un servizio essenziale», ma inevitabile e spontanea sorge la domanda: dov’è stato finora? (JCM)
In copertina: Wikimedia Commons

