“Povero Arno”: Locchi attacca le paratie di Giani e contesta la gestione di argini, dragaggio e casse di espansione

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La prova delle nuove paratie diventa per Locchi (FI) l’occasione per riaprire il tema della sicurezza idraulica dell’Arno: “Un fiume a carattere torrentizio come è il nostro Arno si tutela a monte delle grandi città”

 

Il collaudo delle paratie anti-piena avvenuto ieri mattina dovrebbe rappresentare un passo avanti nella sicurezza di Firenze, ma per Alberto Locchi diventa soprattutto l’occasione per riaprire una questione più ampia: come viene gestito l’Arno nel suo attraversamento cittadino. Il capogruppo di Forza Italia parla senza mezzi termini di un “fallimento della gestione del fiume Arno nel tratto cittadino verificatasi negli ultimi decenni” e mette in discussione una strategia che sembra concentrarsi sempre più sull’innalzamento delle difese invece che sulla gestione complessiva del corso d’acqua.

Nel mirino c’è innanzitutto la profondità dell’alveo. “Un tempo che fu l’Arno veniva regolarmente dragato per togliere le terre di riporto e per rendere l’alveo accogliente e con le giuste profondità”, osserva Locchi, segnalando come in alcune zone il livello dell’acqua rispetto al fondo del fiume sarebbe ormai particolarmente ridotto. L’esempio indicato è quello sotto il Ponte alla Carraia, dove, secondo il consigliere, il livello è “di poco più di un metro”. Da qui la provocazione che accompagna la sua critica alla progressiva crescita delle barriere: “Ad andare avanti così, alzando le spallette e mettendo paratie fra qualche anno arriveranno ai primi piani delle abitazioni!”

Ma il problema, sostiene Locchi, non riguarda soltanto le zone già protette dalle spallette. Particolare attenzione viene rivolta al tratto compreso fra Ponte Vecchio e Ponte Santa Trinita, sul lato Oltrarno, dove si trovano direttamente le abitazioni. Qui, ricorda il capogruppo di Forza Italia, “ci sono le abitazioni e non le spallette” e si sarebbe arrivati a parlare della possibilità di costringere i residenti a installare finestre ermetiche: una soluzione che Locchi definisce “un problema gigantesco”.

La sua critica si sposta quindi dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione a monte. Per il consigliere, infatti, l’Arno non può essere affrontato soltanto dentro Firenze: “Un fiume a carattere torrentizio come è il nostro Arno si tutela a monte delle grandi città semplificando la messa in opera delle casse di espansione.” È questa, nella sua impostazione, la direzione sulla quale concentrare maggiormente gli interventi, intervenendo prima che la piena raggiunga il tessuto urbano. Locchi solleva infine un’altra questione, quella della progressiva trasformazione delle sponde e degli argini, contestando l’idea che la loro semplificazione possa automaticamente tradursi in una maggiore sicurezza idraulica. “Credo sia tutto da dimostrare che ridurre gli argini a simil-marciapiedi togliendo alberi e vegetazione e spostando i grandi massi, contribuisca positivamente”, afferma, sostenendo che la rimozione di elementi capaci di rallentare il flusso potrebbe produrre l’effetto opposto rispetto a quello perseguito. La conclusione è netta: “Così facendo, l’acqua priva di rallentamenti aumenta di velocità e arriva in maniera più pericolosa a valle”. La prova delle nuove paratie, dunque, per Locchi non chiude la questione della sicurezza dell’Arno: al contrario, riporta al centro del dibattito il rapporto fra manutenzione dell’alveo, difese urbane, interventi a monte e trasformazione delle sponde del fiume.

Foto: Facebook