Un arresto ogni 24 giorni: i numeri di «Viaggiare sicuri» ridimensionano gli annunci?
Ringraziamo, e continueremo sempre a ringraziare, gli agenti della Polizia Municipale per il lavoro quotidiano, la presenza sul territorio e i controlli svolti in una città complessa come Firenze. Riconoscere il loro impegno, tuttavia, non significa rinunciare a esaminare criticamente i risultati che l’amministrazione comunale presenta come un successo. Ed è proprio guardando ai numeri diffusi da Palazzo Vecchio che sorge una domanda legittima: sono davvero così rilevanti, in rapporto alle dimensioni e alle esigenze di Firenze?
In occasione dei 172 anni della Polizia Municipale, la sindaca Sara Funaro ha indicato l’obiettivo di arrivare a mille agenti in città, annunciando altre 250 assunzioni. Dal suo insediamento, secondo quanto riportato, sono già stati assunti 250 agenti, con un’età media del corpo pari a 45 anni. Tra le attività rivendicate figurano i controlli su bus, tram e fermate nell’ambito del progetto «Viaggiare sicuri» e i servizi di polizia di prossimità. Ma i numeri complessivi, letti attraverso una prospettiva diversa, restituiscono una dimensione meno impressionante di quella suggerita dagli annunci.
Per il progetto «Viaggiare sicuri», attivo per circa undici mesi, vengono indicati 1.273 persone controllate, 125 denunce e 14 arresti. Rapportando questi dati ai giorni del periodo considerato, si arriva a una media di circa 3,8 persone controllate al giorno, 0,38 denunce giornaliere e 0,04 arresti al giorno: in termini più immediati, un arresto ogni 24 giorni circa. Sono numeri che non dimostrano, da soli, l’inutilità dell’operazione, ma che invitano a chiedersi quale sia stata la sua portata effettiva e quale contributo abbia dato alla sicurezza quotidiana sui mezzi pubblici.
Analogo interrogativo riguarda la polizia di prossimità. Dal 1° maggio al 30 settembre, secondo i dati indicati, sono stati svolti circa 5,13 servizi al giorno, con una media di 2,94 persone identificate quotidianamente: meno di tre al giorno. Anche in questo caso, il dato aggregato può essere utile per comunicare l’attività svolta, ma non basta a stabilirne l’efficacia. Per farlo servirebbero informazioni più dettagliate sul numero di agenti impiegati, sulla durata dei servizi, sulle zone interessate, sulle criticità affrontate e sugli esiti concreti degli interventi.
Nel bilancio delle attività viene ricordato anche il lavoro svolto nelle scuole, così come il dato relativo al 2025: 3.089 incidenti stradali e otto morti, secondo quanto riferito dal comandante Francesco Passaretti. Si tratta di elementi importanti, che riguardano però ambiti diversi e che non possono essere sommati indistintamente per costruire un’unica misura dei risultati ottenuti sul fronte della sicurezza.
Il punto non è mettere in discussione il valore del lavoro degli agenti né negare l’utilità dei controlli. È, piuttosto, chiedere che i numeri vengano letti per quello che sono, senza trasformarli automaticamente in una dimostrazione di efficacia. Annunciare nuove assunzioni e comunicare il numero dei servizi svolti non equivale, di per sé, a dimostrare quanto sia migliorata la sicurezza in città.
Se Firenze deve davvero puntare a mille vigili, i cittadini hanno diritto di conoscere non soltanto quanti agenti verranno assunti e quante operazioni saranno effettuate, ma anche quali risultati misurabili produrranno? Quanti problemi vengono risolti? Quali zone risultano più presidiate? Quanto diminuiscono le criticità nelle aree interessate dai controlli? E quali obiettivi vengono fissati per verificare, nel tempo, l’efficacia degli interventi?
Il lavoro della Polizia Municipale merita rispetto. Proprio per questo, i risultati della politica sulla sicurezza meritano una valutazione seria, basata su dati completi e confrontabili. Perché una città più sicura non si misura soltanto contando gli agenti, i servizi o le identificazioni: si misura anche attraverso gli effetti concreti che queste attività producono nella vita quotidiana dei cittadini.

