Studentati fuori controllo: la proroga smaschera il vuoto di un Comune che ha perso la bussola

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L’assessora all’Urbanistica Caterina Biti ammette in radio che il Comune non conosce numero, posizione e uso degli studentati: una lacuna strutturale nella gestione del territorio

 

L’assessora all’Urbanistica Caterina Biti è andata in radio per tranquillizzare tutti. Ha detto che non si tratta di una proroga, ma di un «alert». Ha spiegato che le nuove regole sui posti letto calmierati e sui periodi di uso turistico-ricettivo sono «in divenire». Ha pure rivendicato di averle scritte lei, quelle regole. Peccato che, mentre le difendeva in diretta, abbia candidamente ammesso quello che i fiorentini sospettavano da tempo: il Comune non sa ancora quanti studentati ci sono davvero in città, dove sono, quanti posti letto offrono e come li usano.

Non è una svista. È un buco nero di governo del territorio. Da due anni questa amministrazione promette di mettere ordine nel caos degli alloggi per studenti. Ha imposto quote sociali, comunicazioni obbligatorie, controlli incrociati con le tasse di soggiorno. Ha annunciato sanzioni e revoche. Poi, quando arriva il momento di verificare se i privati rispettano le regole, ecco la proroga al 30 aprile. Non una, ma l’ennesima. Perché «la lista è in divenire». Perché «stiamo verificando». Perché «incrociamo i dati». Tradotto in italiano semplice: non abbiamo ancora una mappa credibile delle strutture che dovremmo governare. Eppure l’assessora Biti sa perfettamente qual è il suo ruolo. L’Urbanistica non è solo autorizzare nuovi cubi o resort extralusso. È anche – soprattutto – monitorare ciò che già esiste, impedire che gli studentati diventino alberghi mascherati, impedire che i posti letto per fuorisede a mille euro al mese sottraggano case ai residenti.

Firenze è in emergenza abitativa cronica. I giovani pagano affitti da stipendio intero, le famiglie non trovano più nulla sotto i 1.200 euro, i quartieri storici si svuotano di abitanti e si riempiono di valigie a rotelle. In questo contesto, non sapere quanti siano gli studentati privati (quelli veri, quelli finti, quelli ibridi) non è un dettaglio tecnico. È una mancanza di rispetto verso la città. Oggi i giornali titolano «Studenti, la proroga ora è un alert». Giusto. Ma l’alert vero non è per i privati: è per i fiorentini. Perché l’amministrazione che due anni fa prometteva rigore oggi ammette in pubblico di navigare ancora a vista. Perché ogni volta che scade un termine si concede un’altra deroga, come se le regole fossero consigli e non obblighi. Perché mentre si parla di «quote calmierate» e di «housing sociale», le strutture notissime continuano a fare quello che vogliono, sapendo che tanto il Comune arriverà in ritardo e con i dati incompleti.

Chiamiamola con il suo nome: incapacità di controllo. Non è colpa degli studenti che spuntano come funghi, né dei privati che fanno business. È colpa di chi ha il compito di contare, verificare e sanzionare e invece arriva in radio a dire che la lista è ancora «in divenire». In una città che ha già visto cubi neri bucare lo skyline, via San Gallo trasformata in resort e studentati di lusso spuntare ovunque, questo non è più un ritardo amministrativo. È la dimostrazione che il timone del territorio è nelle mani di chi non sa nemmeno quante navi ci sono in porto. Agli studenti resta la speranza che qualcuno, prima o poi, tenga davvero il conto. Ai residenti resta la certezza che, nel frattempo, la città continua a cambiare senza che nessuno la governi davvero. E all’assessora Biti resta il compito di spiegare perché, dopo due anni, la sua Urbanistica debba ancora «incrociare i dati» per capire cosa succede sotto i suoi occhi. La proroga non è un alert. È la prova che il controllo non c’è. E che, fino a prova contraria, chi dovrebbe comandare sta ancora cercando la lista.

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