Il consigliere punta il dito contro la collocazione dell’Officina Trasfusionale dell’Area Vasta Centro a Torre Galli e del Laboratorio immunoematologico di riferimento a Cisanello, a Pisa: distanze che possono allungare i tempi di consegna del sangue anche nei casi più delicati
«Fiorentini, ascoltate! Fiorentini, svegliatevi!». È un appello dai toni accesi quello lanciato dal consigliere di quartiere Q5 Alvaro Ringressi, che torna a sollevare interrogativi sull’organizzazione del sistema trasfusionale toscano e, in particolare, sulla collocazione delle strutture chiamate a garantire la disponibilità di sangue per il complesso ospedaliero di Careggi. Una questione che Ringressi considera tutt’altro che marginale e che porta direttamente sul terreno della sicurezza dei pazienti. Il punto di partenza è il CO-Careggi, il complesso che comprende le Aziende ospedaliero-universitarie di Careggi e Meyer e l’Istituto Fiorentino di Cura e Assistenza Ulivella-Glicini. Una realtà che, secondo il consigliere, concentra il più alto numero di posti letto, ricoveri e interventi chirurgici della Toscana, accoglie pazienti con patologie particolarmente complesse e rappresenta un riferimento sanitario non soltanto per l’Area Vasta Centro, ma per l’intera regione e, in alcuni ambiti, per il resto del Paese.
Proprio in questa struttura si concentrerebbero, sempre secondo la ricostruzione di Ringressi, numerose situazioni di incompatibilità trasfusionale complessa. Da qui la domanda che costituisce il cuore della sua denuncia: perché l’Officina Trasfusionale dell’Area Vasta Centro si trova all’ospedale di Torre Galli e il Laboratorio immunoematologico di riferimento è collocato a Cisanello, a Pisa, anziché essere organizzati in prossimità del polo ospedaliero fiorentino? Una scelta che, sostiene il consigliere, comporterebbe tempi di percorrenza aggiuntivi di circa un’ora per la prima struttura e di due ore per la seconda, considerando i viaggi di andata e ritorno. Tempi che diventano particolarmente delicati quando si tratta di pazienti con esigenze trasfusionali complesse. «Non si sa che nell’urgenza ogni minuto che passa può essere fatale?», incalza Ringressi, richiamando anche le difficoltà legate alle immunizzazioni complesse, nelle quali la ricerca di sangue compatibile può richiedere tempi ulteriori. È un’accusa che investe direttamente le priorità della programmazione sanitaria regionale e che il consigliere accompagna a una più ampia requisitoria sul governo della città e del territorio.
Nel suo intervento, infatti, la questione delle trasfusioni diventa il simbolo di un modello amministrativo che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente sacrificato le esigenze concrete dei cittadini. Ringressi richiama la mancata realizzazione della circonvallazione nord, le trasformazioni urbanistiche contestate, il cosiddetto Cubo Nero e le «isole di brutto», fino alla tramvia, accusata di non collegare adeguatamente il centro storico e di contribuire al suo progressivo svuotamento di residenti, favorendo invece un’economia sempre più orientata al turismo e ai grandi operatori. Nel quadro tracciato dal consigliere c’è anche una città che invecchia, nella quale diminuiscono le prospettive per i giovani e le famiglie, mentre aumentano le difficoltà abitative e il rischio di solitudine per gli anziani. Una Firenze che, nella sua definizione, sarebbe diventata «una città per ricchi, disboscata, usata, spremuta».
Ma è sulla gestione del sangue destinato alle trasfusioni che Ringressi concentra il passaggio più duro e anche più personale del comunicato. «La buona gestione del sangue per la trasfusione è la nostra linea del Piave», scrive, sottolineando il valore di una risorsa indispensabile, non riproducibile artificialmente e resa disponibile grazie alla donazione volontaria. Un gesto che definisce «infinitamente più prezioso dell’oro», ricordando il rischio e il sacrificio affrontati da chi dona. Il consigliere, che richiama esplicitamente anche la propria sensibilità cristiana, arriva a collegare il dono del sangue a quello di Gesù Cristo: un accostamento che restituisce la dimensione etica e religiosa con cui interpreta la tutela del sistema trasfusionale. L’eventuale cattiva gestione di questa risorsa, avverte, non sarebbe soltanto un problema organizzativo, ma una questione che investe la dignità stessa di una comunità.
Da qui l’allargamento del fronte delle contestazioni. Ringressi mette in fila una serie di domande sulle condizioni della sanità toscana: dal passivo del bilancio regionale alle differenze nella distribuzione dei primari, fino alle difficoltà di accesso alle cure per chi non può permettersi di pagare. E ancora: perché mancano le case popolari mentre proliferano gli studentati di lusso? Le scelte sanitarie rispondono davvero ai bisogni dei cittadini? E quanto sono affidabili le rappresentazioni della realtà offerte dalla classe politica che governa Firenze e la Toscana?
Il comunicato si chiude con un invito esplicito alla mobilitazione: «Bisogna reagire». Un appello che parte da una questione precisa, quella della sicurezza trasfusionale a Careggi, ma che finisce per trasformarsi in una contestazione generale delle scelte amministrative e politiche della città e della Regione. Resta, al centro della denuncia, una questione concreta che merita risposte puntuali: quali sono i tempi effettivi di approvvigionamento del sangue per Careggi nei diversi scenari di urgenza? Quali valutazioni cliniche e organizzative hanno guidato la distribuzione territoriale delle strutture trasfusionali? E quali garanzie vengono adottate per evitare che la distanza tra i centri di riferimento e gli ospedali possa incidere sulla tempestività delle cure? Domande che non possono essere liquidate come una semplice polemica politica, ma che richiedono dati, chiarimenti e una risposta da parte delle autorità sanitarie competenti.

